
Relazione Ispettiva su insuccesso scolastico e irregolarità valutative
21 Gennaio 2026
Quando lo scroll divora il tempo
23 Gennaio 2026L’organizzazione della scuola italiana fu ripensata nel 1974, come risposta alla “esplosione delle conoscenze”.
Il sapere disciplinare cessò d’essere il fine primario, diventando strumento.
La cultura sistemica orientò il legislatore verso l’elaborazione di un modello fondato su coordinamento, collegialità e progettazione unitaria.
Al Consiglio di Circolo/Istituto fu affidata la funzione strategica: delibera il Piano Triennale dell’Offerta formativo che elenca i traguardi da perseguire sotto forma di competenze generali; al Collegio dei docenti la responsabilità di “Progettare l’azione educativa” per conseguire quanto “elaborato” dal Consiglio.
La riforma, tuttavia, non ha prodotto gli effetti attesi: le scuole hanno confuso i mezzi con i fini, difendendo la centralità del Collegio docenti.
Un comportamento simile a chi progetta un viaggio attento alla qualità del motore, dimenticando la destinazione.
La trasmissione dei saperi, tipica della didattica universitaria, è rimasta l’indiscusso modello operativo, a scapito della finalità educativa.
I tabelloni esposti alla fine dell’anno lo certificano: il livello delle conoscenze, espresso materia per materia, è l’unico oggetto della comunicazione ufficiale. Della finalità formativa non c’è traccia. Non è una svista, ma l’esito della parcellizzazione degli insegnamenti.
Neppure la legge 12/2020, che ha distinto la funzione universitaria da quella scolastica, è riuscita a invertire la rotta. La comunicazione tra gli operatori è simile al “telefono senza fili”, fin dal primo passaggio.
La scuola italiana non è alla deriva per mancanza di norme, ma per l’assenza di visione. Finché la progettazione collegiale, “sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche”, non sarà il modo di vivere e lavorare a scuola, si continuerà a navigare senza meta.




