
La seconda battaglia e la spedizione notturna di Odisseo e Diomede dal decimo libr…
28 Dicembre 2019
Diomede e Odisseo feriti in battaglia dal Libro XI dell’ Iliade vv. 368-488
28 Dicembre 2019Questo episodio del libro X dell’Iliade, noto come “Dolonia”, si colloca in un contesto particolare: è una delle rare scene di spionaggio nell’epica antica. Il brano si distingue per il suo tono oscuro e per l’intensità dell’azione, che si svolge interamente di notte.
Testo e Parafrasi
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Come ebbe detto ciò, si cinse dell’armi tremende. 255 porse al Tidíde, che aveva lasciata la sua nella nave, 260 e intorno al capo un elmo gli strinse, foggiato nel cuoio, 265 Preso l’aveva Autòlico un dí da Eleóne, che irruppe 270 e, finalmente, qui fu cinto alla testa d’Ulisse. 275 ché buia era la notte; ma chiaro n’udirono il grido. 280 Fa’ tu che noi possiamo tornar glorïosi alle navi, 285 a Tebe, allor che araldo v’andò per gli Achivi. Lasciati 290 Cosí vicina a me rimani, ed assistimi adesso; 295 E poi ch’ebber pregata la figlia di Giove possente, 300 quanti ve n’eran che in guerra guidavan le schiere troiane; 305 quelli che sian migliori sui rapidi legni d’Acaia, 310 van consigliando fra loro la fuga, né il cuore a lor basta 315 Era di misero aspetto costui, ma di piedi veloci, 320 ma tu lo scettro tuo solleva, per far giuramento 325 presso alla nave del re Agamènnone, dove i migliori 330 ma solo tu dovrai, lo affermo, rifulgervi sempre». 335 zagaglia e s’avviò, dal campo alle navi; né indietro |
Parafrasi Dopo aver pronunciato queste parole, Diomede si armò con il suo equipaggiamento da guerra. Trasimede, valoroso guerriero, gli porse una spada a doppio taglio, dato che Diomede aveva lasciato la sua sulla nave, e uno scudo. Gli diede anche un elmo di pelle di toro, privo di cimiero e cresta, chiamato “barbuta”, che offriva protezione ai guerrieri più forti. Merione, invece, fornì a Ulisse una spada, un arco e una faretra, e gli pose sul capo un elmo di cuoio ben saldo, rinforzato da molte cinghie all’interno. L’esterno era decorato con denti bianchi di cinghiale selvatico, disposti con ordine, mentre all’interno era rivestito di feltro. Questo elmo aveva una lunga storia: un tempo era stato rubato da Autolico a Eleone, durante una razzia nella casa fortificata di Amintore, figlio di Ormeno. Autolico lo aveva poi donato ad Anfidamante di Scandea come segno di ospitalità, il quale a sua volta lo aveva regalato a Molo, che infine lo diede a suo figlio Merione. E ora, per una strana sorte, veniva indossato da Ulisse. Dopo essersi armati con tutto l’equipaggiamento da guerra, Diomede e Ulisse si allontanarono dal resto dei comandanti. Atena, figlia di Zeus, mandò loro dalla destra un airone come segno favorevole. Sebbene i due eroi non potessero vederlo a causa dell’oscurità della notte, ne udirono chiaramente il verso. Ulisse si rallegrò di questo presagio e si rivolse in preghiera ad Atena: Anche Diomede, il grande guerriero dalla voce possente, si unì alla preghiera: Entrambi pregarono e Atena ascoltò le loro suppliche. Dopo aver invocato la dea, i due eroi si mossero come leoni nel buio della notte, avanzando tra i cadaveri, le armi e il sangue rappreso della battaglia. Nel frattempo, Ettore non permise ai Troiani di riposare, ma radunò i loro comandanti per una riunione strategica. Disse loro: Tutti i Troiani rimasero in silenzio, senza osare rispondere. Infine, si fece avanti Dolone, figlio di Eumede, un araldo molto ricco in oro e bronzo. Sebbene fosse di aspetto poco attraente, era incredibilmente veloce. Unico figlio maschio tra cinque sorelle, Dolone parlò ad Ettore e agli altri comandanti: Ettore, alzando lo scettro, giurò solennemente: Ma il giuramento era vano, poiché Dolone non sarebbe mai tornato vivo. Senza esitare, Dolone si armò con arco e faretra, si avvolse in una pelle di lupo e si coprì il capo con un elmo di faina. Afferrò la sua lancia affilata e si avviò verso le navi nemiche, ignaro del fatto che non sarebbe mai tornato per riferire ad Ettore ciò che aveva scoperto. |
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Come allorché due cani mordaci hanno visto una fiera, di qui vi pagherà mio padre infinito riscatto, Restar forse da lungi dinanzi alle navi, o tornare Ei le ha recate seco; né sembra che gente mortale |
Due guerrieri, Ulisse e Diomede, inseguono senza sosta un troiano, Dolone, che si era avventurato nella notte per spiare il campo acheo. Come due cani da caccia inseguono una preda senza darle tregua, così i due eroi greci stanno alle calcagna di Dolone. Quando Dolone è ormai vicino alle linee troiane, Atena dona a Diomede una forza tale da permettergli di raggiungerlo prima di chiunque altro. L’eroe acheo lancia la sua lancia, senza però colpirlo direttamente: il colpo sfiora la spalla di Dolone, il quale, terrorizzato, si blocca, tremante e incapace di proseguire. Catturato e immobilizzato, Dolone, piangendo, supplica per la sua vita e promette un grande riscatto in oro, bronzo e ferro se verrà risparmiato. Ulisse, con la sua tipica astuzia, lo rassicura e gli dice che non morirà, ma gli chiede di dire la verità sullo schieramento troiano: qual è il motivo della sua missione notturna? Sta cercando di spogliare i caduti? Oppure è stato mandato da Ettore per spiare il campo acheo? Dolone risponde tremando, spiegando che Ettore gli ha promesso i cavalli di Achille come ricompensa per la sua impresa. L’ordine ricevuto era di esplorare il campo acheo e scoprire se le navi fossero ancora ben sorvegliate o se i greci, stremati dalla battaglia, avessero abbassato la guardia. Ulisse, ironizzando sulla sua ingenuità, ride del compenso che Ettore gli ha promesso: i cavalli di Achille sono animali straordinari, che nessun mortale può guidare, se non Achille stesso. Poi lo incalza con altre domande: dove si trova Ettore? Dove sono posizionati i troiani? Come sono organizzate le sentinelle? Dolone, ormai rassegnato, rivela tutto: Ettore e i comandanti troiani stanno tenendo consiglio presso la tomba di Ilo, mentre la sorveglianza dell’accampamento è affidata solo ai soldati troiani, poiché gli alleati dormono profondamente. Infine, informa Ulisse e Diomede dell’arrivo recente dei Traci e del loro re Reso, che possiede cavalli straordinari e armi meravigliose, degne degli dèi. A quel punto, Dolone chiede di essere condotto alle navi achee come prigioniero o almeno di essere tenuto legato finché non si verifichino le sue parole. Ma Diomede, con tono duro, gli fa capire che la sua sorte è segnata: non può aspettarsi pietà, perché, se fosse lasciato libero, tornerebbe a spiare gli Achei o a combattere contro di loro. Per questo, senza esitazione, lo uccide. |
Analisi del Brano
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Temi principali:
- La guerra come caccia: L’inseguimento di Dolone è paragonato a una battuta di caccia, evidenziando la superiorità guerriera degli Achei e l’impotenza del troiano.
- L’astuzia e l’inganno: Ulisse è il maestro della strategia e della menzogna, e utilizza l’inganno per ottenere informazioni.
- Il destino crudele di Dolone: Il personaggio è dipinto come un opportunista, ingannato da una ricompensa irrealizzabile. La sua morte è inevitabile e sottolinea la spietatezza della guerra.
- Il valore della conoscenza militare: Le informazioni che Dolone fornisce risultano fondamentali per la successiva azione degli Achei, che attaccheranno i Traci nel sonno.
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Caratterizzazione dei personaggi:
- Diomede è il guerriero potente e inarrestabile, benedetto da Atena. Non esita a uccidere Dolone, mostrando la sua ferocia.
- Ulisse è l’eroe dell’astuzia, capace di far parlare Dolone con la sua abilità retorica e la sua finta misericordia.
- Dolone è una figura tragica e codarda: si illude di ottenere gloria, ma è destinato alla morte.
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Stile e tecnica narrativa:
- Il brano è ricco di similitudini, come quella della caccia, che enfatizzano la drammaticità della scena.
- Il dialogo tra Dolone e Ulisse crea suspense e permette di conoscere importanti dettagli strategici.
- L’ironia tragica è evidente nella promessa dei cavalli di Achille: un premio irraggiungibile che rende Dolone ancora più patetico.
Commento e Interpretazione
Il passo evidenzia la brutalità della guerra e la spietatezza degli eroi omerici. Dolone non è un grande guerriero, ma un uomo accecato dall’avidità e dall’ambizione. La sua ingenuità lo condanna: crede di poter ottenere un premio irrealistico e si lascia catturare senza combattere.
L’episodio mostra anche la netta superiorità di Ulisse e Diomede, che dominano la scena con la loro intelligenza e la loro forza. Tuttavia, la loro condotta, per quanto efficace, appare quasi crudele: ingannano Dolone, gli fanno credere di poter essere risparmiato e poi lo uccidono senza pietà.
Questo brano si inserisce in un’epopea dove la gloria e il valore militare sono tutto, ma lascia spazio a una riflessione sulla condizione dei più deboli e su come la guerra non offra scampo a chi si illude di poter sfuggire al proprio destino.




