La vita agra di Luciano Bianciardi

La vita agra di Luciano Bianciardi

L’autore

Luciano Bianciardi nasce a Grosseto nel 1922. Nel 1947 si laurea in filosofia all’Università di Pisa. Bibliotecario e quindi professore di liceo, esordisce come narratore scrivendo, in collaborazione con Carlo Cassola, “I minatori della Maremma” (Bari, 1955). Lascia l’insegnamento e si trasferisce a Milano dove lavora come redattore editoriale e giornalista. Pubblica due romanzi-pamphlet: “Il lavoro culturale” (Milano, 1957), rappresentazione della vita di provincia, e “L’integrazione” (Milano, 1960), rappresentazione del mondo culturale della Milano del “miracolo economico“, prima del suo romanzo più importante, “La vita agra” del 1962, da cui fu tratto un film nel 1964. Dopo questa felice stagione di testi sulla attualità, si rifugiò stancamente nella divulgazione storica, sempre più solo ed emarginato, fino alla sua morte a soli 49 anni non ancora compiuti, per una malattia legata all’alcol.

Introduzione al libro

“La vita agra” di Bianciardi è stato il primo romanzo italiano della contestazione, la prima rilevante testimonianza letteraria di uno stato di profondo malessere politico, sociale ed esistenziale. Questo libro amaro e divertentissimo, garbato e feroce, suscita interrogativi e squarcia veli su una realtà scomoda, che si nasconde sotto le luci abbaglianti del miracolo economico italiano.

Sintesi del romanzo

Milano 1962: il miracolo economico, la febbre dei consumi, la strategia aziendale, la disumanità dei rapporti, le delusioni politiche, il bisogno di denaro (i dané), il tram e la televisione, gli scocciatori telefonici e gli scaldabagni esplosivi, la nebbia e i lavori stradali e gli automobilisti viperini del lunedì e lo sciroppo alla codeina – droga casalinga contro la tosse della nevrosi – a poco a poco stringono in una morsa irresistibile e grottesca l’intellettuale anarchico venuto dalla provincia, col candido proposito di far saltare in aria la sede di una grande società chimico-mineraria. Il poveretto soccombe, prosciugato e strizzato ben bene di tutti i suoi umori, i suoi ideali, i suoi anticonformismi: si rifugia nel sonno, che gli consente, per sei ore, di non esistere.

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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