| Testo
Oh bella età de l’oro,
quand’era cibo il latte
del pargoletto mondo e culla il bosco;
e i cari parti loro
5 godean le greggi intatte,
né temea il mondo ancor ferro né tosco!
Pensier torbido e fosco
allor non facea velo
al sol di luce eterna.
10 Or la ragion, che verna
tra le nubi del senso, ha chiuso il cielo,
ond’è che il peregrino
va l’altrui terra, e ’l mar turbando il pino.
Quel suon fastoso e vano,
15 quell’inutil soggetto
di lusinghe, di titoli e d’inganno,
ch’“onor” dal volgo insano
indegnamente è detto,
non era ancor degli animi tiranno.
20 Ma sostener affanno
per le vere dolcezze;
tra i boschi e tra le gregge
la fede aver per legge,
fu di quell’alme, al ben oprar avvezze,
25 cura d’onor felice,
cui dettava Onestà: “Piaccia, se lice”.
Allor tra prati e linfe
gli scherzi, e le carole,
di legittimo amor furon le faci.
30 Avean pastori e ninfe
il cor ne le parole;
dava lor Imeneo le gioie e i baci
più dolci e più tenaci.
Un sol godeva ignude
35 d’Amor le vive rose;
furtivo amante ascose
le trovò sempre, ed aspre voglie e crude,
o in antro o in selva o in lago,
ed era un nome sol marito e vago.
40 Secol rio, che velasti
co’ tuoi sozzi diletti
il bel de l’alma, ed a nudrir la sete
dei desiri insegnasti
co’ sembianti ristretti,
45 sfrenando poi l’impurità segrete!
Così, qual tesa rete
tra fiori e fronde sparte,
celi pensier lascivi
con atti santi e schivi;
50 bontà stimi il parer, la vita un’arte;
né curi, e parti onore,
che furto sia, pur che s’asconda, amore.
Ma tu, deh! spirti egregi
forma ne’ petti nostri,
55 verace Onor, de le grand’alme donno.
O regnator de’ regi,
deh! torna in questi chiostri,
che senza te beati esser non ponno.
Dèstin dal mortal sonno
60 tuoi stimoli potenti
chi per indegna e bassa
voglia, seguir te lassa,
e lassa il pregio de l’antiche genti.
Speriam, ché ’l mal fa tregua
65 talor, se speme in noi non si dilegua.
Speriam, ché ’l sol cadente anco rinasce,
e ’l ciel, quando men luce,
l’aspettato seren spesso n’adduce. |
Parafrasi
Oh bella età dell’oro,
quando il giovane mondo si nutriva di latte
e i boschi facevano da culla;
e gli animali potevano godere dei loro cuccioli in pace, 5
senza temere né armi né veleno!
A quel tempo, nessun pensiero torbido e cupo
oscurava la luce eterna del sole.
Ora, però, la ragione,
che si appanna tra le nuvole dei sensi,
ha chiuso il cielo, per cui l’uomo,
come un pellegrino,
va a cercare fortuna in terre lontane,
solcando i mari con le navi, che agitano le onde.
Quel suono altisonante e vano,
quell’inganno fatto di lusinghe, titoli e menzogne,
che il popolo ignorante
chiama “onore” senza ragione,
non era ancora tiranno delle anime.
In quell’età felice, si sopportava la fatica
per raggiungere le vere gioie;
tra boschi e greggi, la fedeltà era legge,
un onore felice guidato dall’Onestà,
che diceva: “Piace solo ciò che è lecito”.
Allora, nei prati e lungo i ruscelli,
gli scherzi e le danze
erano alimentati dal legittimo amore.
Pastori e ninfe parlavano col cuore
e Imeneo (dio del matrimonio)
donava loro le gioie
e i baci più dolci e più tenaci.
Un solo amante poteva godere apertamente
delle rose vive dell’Amore;
chiunque tentasse di farlo di nascosto,
incontrava solo aspre e crudeli sofferenze,
sia che si nascondesse in una grotta,
in un bosco o in un lago.
Un solo nome, “marito”,
era sinonimo di amore e bellezza.
Ma poi arrivò il tempo malvagio,
che hai nascosto la bellezza dell’anima
con i tuoi piaceri volgari,
e hai insegnato a nutrire i desideri
con apparenze ristrette e ipocrite,
lasciando libere le impurità nascoste.
Così, come una rete tesa tra fiori e foglie,
nascondi pensieri lascivi
sotto gesti apparentemente santi e timidi;
credi che apparire virtuosi sia sufficiente,
e fai della vita un’arte di inganno.
Non ti importa che l’amore sia un furto,
purché sia nascosto.
Ma tu, vero Onore,
ispira nei nostri cuori il tuo spirito nobile,
signore delle anime grandi.
O sovrano dei sovrani,
torna in questi luoghi,
perché senza di te
non possiamo essere felici.
Svegli dal sonno mortale
con i tuoi stimoli potenti chi,
per desideri indegni e bassi,
ti ha abbandonato
e ha rinunciato alla grandezza degli antichi.
Speriamo, perché il male a volte si ferma
se la speranza non muore in noi.
Speriamo, perché anche il sole che tramonta rinasce,
e il cielo, quando sembra più buio,
ci porta spesso la serena luce che aspettavamo. |