Letture per il 25 aprile. “Ich bin Schwanger”, la storia della partigiana triestina Nerina Ursich

1945
ICH BIN SCHWANGER
(sono incinta)

Nerina e la sua gravidanza impossibile nell’orrore del lager di sterminio femminile di Ravensbrück, a settanta chilometri a nord di Berlino nel gelo dell’inverno del ’45, ma alla fame demoniaca e al terrore di non farcela prevale la volontà inverosimile di una Donna stremata ma irriducibile. Non c’è modo migliore per onorare il 25 aprile che conoscerlo e conoscere tutto ciò che lo ha preceduto. Solo cos’ è possibile screditare le tante idiozie che ci vengono propinate dagli scellerati di turno. Studiare la storia significa avere un mezzo ineguagliabile per comprendere l’oggi perché il passato è matrice indelebile di concatenazione ai tempi attuali.
Siamo vicini ormai alla Giornata della Liberazione e io vi consiglio di celebrarla leggendo il libro “1945 Ich bin Schwanger” (sono incinta) di Anna Di Gianantonio e Gianni Peteani edito dall’Irsrec (Istituto Regionale per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia).

Il libro parla della Resistenza della partigiana triestina Nerina Ursich, delle sue azioni, della cattura e della sua detenzione al carcere del Coroneo. Un’antifascista pragmatica è stata Nerina, che più che sposare la teoria dei partiti, era spinta dalla necessità di agire (nota la sua frase “co se devi, se fa” in dialetto triestino).
E’ proprio nel carcere del Coroneo che scopre di essere incinta e l’esperienza terribile del lager di sterminio per sole donne di Ravensbrück la vive fra terrore e doppia lacerante fame, aspettando il suo primo figlio: gravidanza prima segreta e all’ultima selezione, disperatamente autodenunciata nell’estremo tentativo di salvarsi. D’istinto in quell’attimo Nerina si gioca il tutto e per tutto e il temerario azzardo si trasforma in salvezza. La bambina nasce miracolosamente sana e forte da una donna scheletro dopo il ritorno a casa, dopo un viaggio estenuante in cui la frase “Ich bin Schwanger” serve anche per difendersi dalle “attenzioni” da parte di alcuni soggetti incrociati nel suo cammino.

Coevo di Sonia il cugino Roberto, testimone nella narrazione, nato e cresciuto a Trieste, in una famiglia di vedove, in cui padre e zii sono caduti per la libertà.
Il libro, inoltre, si sofferma sull’esperienza della segregazione finalizzata allo sterminio vissuta dalle Donne, resa ancora più misera dalla cancellazione di qualsiasi tratto della loro femminilità e anche sul sentimento ambivalente nei riguardi della maternità, portata avanti in condizioni estreme.
Il rapporto con la figlia Sonia sarà segnato per sempre dall’esperienza materna, dai silenzi, dai traumi e dalla paura che il lager ha lasciato nella mente della madre.
Gianni Peteani, figlio di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia, Deportata ad Auschwitz e a Ravensbrück ha lavorato per portare alla luce la vicenda umana e storica di Nerina senza tralasciare emozioni e peculiarità, unendo i poli di un circuito interrotto, mettendo in relazione il proprio ricordo di Nerina e il suo distacco da quel passato, la figlia Sonia e il pudore verso quella Memoria frammentariamente ricevuta e a sua volta debolmente trasmessa. Il primogenito di Sonia, nipote di Nerina, l’artista messicano Manolo Cocho è invece un fiume in piena nell’appassionata ricerca delle radici triestine e del tormentato passato della nonna.
Alla storica Anna Di Gianantonio, biografa di Ondina, la conferma della capacità di analisi e scrittura del fondamentale ruolo della Donna nell’antifascismo e nella Resistenza italiana e non solo, incluse le atroci pagine dei Campi di sterminio dove l’abominio venne perpetrato sistematicamente.
Una trama e un tessuto narrativo di delicata trattazione conducono a verità difficili ma necessarie per la comprensione del male assoluto che ha travolto il ‘900 che per un futuro di Pace non possiamo, mai, dimenticare.

Si comprende, cos’, come il dramma della Deportazione si trasmette alla generazione dei figli, nella consapevolezza che la guerra non finisce con la cessazione dei combattimenti e dei trattati di pace, ma dura subdolamente molto più a lungo, forse per sempre, andando a compromettere la vita anche delle generazioni successive.

Eleonora Sartori – Gianni Peteani