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18 Giugno 2025Traccia e svolgimento di un tema argomentativo sull’impronta dell’uomo sulla Terra, fin troppo riconoscibile sul pianeta che ci ospita, appesantito da più di una teratonnellata di materiale prodotto dagli uomini

TRACCIA
Sessione ordinaria 2025 Prima prova scritta – Ministero dell’Istruzione e del Merito ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE PROVA DI ITALIANO
TIPOLOGIA B – ANALISI E PRODUZIONE DI UN TESTO ARGOMENTATIVO
PROPOSTA B3
Testo tratto da: Telmo Pievani, Un quarto d’era (geologica) di celebrità , in Sotto il vulcano , Feltrinelli, Milano, 2022, pp. 30-31.
I nostri successori studieranno l’Antropocene e capiranno il vicolo cieco in cui ci siamo infilati. Le firme sedimentarie dell’attività umana negli ultimi decenni del Novecento sono tali e tante che anche il più tonto dei geologi del futuro non potrà non vederle.
Quanto pesano tutti gli oggetti del mondo? Sembra la domanda disarmante di un bambino e invece adesso è diventata, grazie ai big data, una curiosità scientifica piena di significati.
Immaginate tutto ciò che l’umanità ha prodotto e costruito: tutti gli edifici sulla Terra, tutte le strade, treni, aerei, navi, auto, camion, moto, biciclette e ogni altro mezzo di trasporto, le fabbriche, le macchine. Ora aggiungete le suppellettili e gli arredi, gli strumenti, i telefonini, i computer, le stoviglie, i vetri, gli infissi, la carta di questa rivista. Insomma, prendete la tecnosfera materiale nella sua globalità, costituita da ogni artefatto umano distribuito sulla superficie terrestre, e mettetela su una bilancia. Vi verrà fuori un numero, stratosferico.
L’unità di misura adatta all’impresa è la teratonnellata, cioè mille miliardi di tonnellate. Ed ecco il numero fatidico: tutte le cose umane, dai grattacieli agli apriscatole, ed esclusi i rifiuti, nel 2020 hanno raggiunto il ragguardevole peso di 1,1 teratonnellate, ovvero mille e cento miliardi di tonnellate. Questa è la dimensione dell’immane flusso materiale che sta alla base del metabolismo attraverso il quale l’umanità incessantemente trasforma in prodotti ed energia le materie prime presenti in natura.
Se scomponiamo l’insieme di tutti i manufatti umani e vediamo di cosa sono fatti, scopriamo che il calcestruzzo e gli aggregati di ghiaie e sabbie la fanno da padrone, seguiti dai mattoni, poi dall’asfalto, dai metalli e infine da plastiche, vetro e legno usato in industria. I ricercatori hanno anche calcolato gli andamenti della massa antropogenica dall’anno 1900 in poi. La curva si impenna dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, appunto, quando la “grande accelerazione” della ricostruzione gettò le basi del benessere dei paesi industrializzati, ma al prezzo di un enorme consumo di suolo e di risorse.
Con tecniche analoghe si può calcolare anche la massa complessiva degli esseri viventi sulla Terra, cioè la biomassa. Ebbene, il valore complessivo di quest’ultima è 1,1 teratonnellate, millecento miliardi di tonnellate: esattamente come la massa antropogenica! Ciò significa che proprio nel 2020 la somma degli oggetti umani ha eguagliato tutto il resto della vita messo insieme. E pensare che agli inizi del Novecento le cose umane valevano il 3 per cento rispetto al peso degli esseri viventi.
Quindi noi umani, che contribuiamo solo per lo 0,01 per cento alla biomassa globale, abbiamo riempito il mondo di 1,1 teratonnellate di cose. Questa è l’impronta schiacciante dell’Antropocene. Senza una rapida transizione del sistema economico mondiale verso modelli circolari, la massa antropogenica continuerà a raddoppiare ogni vent’anni, sfuggendo al controllo. Nel nostro geologico quarto d’ora di celebrità, ci siamo fatti notare.
Comprensione e analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che includa le risposte a tutte le domande proposte.
- Sintetizza il brano evidenziando il punto di vista dell’autore sull’Antropocene e sul ruolo umano in questo periodo geologico.
- Illustra il significato dell’espressione “vicolo cieco in cui ci siamo infilati”.
- Quali esempi l’autore fornisce per descrivere l’insieme della ‘tecnosfera materiale’?
- A cosa si riferisce l’autore quando usa l’espressione “geologico quarto d’ora di celebrità”?
Produzione
Elabora un testo in cui, a partire dal concetto di “tecnosfera”, rifletti sull’impatto ambientale ed economico della produzione e del consumo costante di oggetti, esprimendo la tua opinione al riguardo e proponendo possibili soluzioni per ridurre tale impatto. Sviluppa in modo organico e coerente le tue argomentazioni, facendo riferimento non solo alla tua esperienza, ma anche al tuo percorso di studi e alle tue letture.

SVOLGIMENTO
L’Impronta dell’Uomo sull’Antropocene: Tra Tecnosfera e Sostenibilità
Il testo di Telmo Pievani, tratto da Sotto il vulcano, ci proietta in una riflessione profonda e, a tratti, inquietante sul nostro impatto sul pianeta. L’autore ci introduce al concetto di Antropocene, l’era geologica in cui l’attività umana è diventata la forza dominante nel modellare la Terra, e ci mette di fronte a una realtà quantificabile: la massa degli oggetti da noi prodotti ha eguagliato quella di tutta la vita sul pianeta.
Comprensione e Analisi
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Sintesi del brano ed evidenziazione del punto di vista dell’autore sull’Antropocene e sul ruolo umano. Il brano di Telmo Pievani mette in luce come l’epoca attuale sia caratterizzata da un impatto umano sul pianeta talmente marcato da giustificare la denominazione di Antropocene. Il punto di vista dell’autore è chiaro: l’umanità si è “infilata” in un “vicolo cieco” a causa della sua attività produttiva e consumistica. Pievani quantifica questo impatto misurando il peso della tecnosfera materiale (tutti gli artefatti umani) in teratonnellate. I dati rivelano che nel 2020 la massa degli oggetti prodotti dall’uomo ha raggiunto 1,1 teratonnellate, un valore che ha eguagliato la biomassa complessiva di tutti gli esseri viventi sulla Terra. Questo dato è particolarmente significativo se si considera che l’essere umano rappresenta solo lo 0,01% della biomassa globale. L’autore sottolinea che questa “impronta schiacciante” è il risultato di una “grande accelerazione” post-Seconda Guerra Mondiale e avverte che, senza una rapida transizione verso modelli economici circolari, la massa antropogenica continuerà a crescere esponenzialmente, portandoci a una situazione insostenibile. Il ruolo umano, quindi, è quello di un agente trasformatore del pianeta, ma con un’azione che sta assumendo dimensioni preoccupanti e potenzialmente autodistruttive.
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Significato dell’espressione “vicolo cieco in cui ci siamo infilati”. L’espressione “vicolo cieco in cui ci siamo infilati” assume un significato fortemente critico e allarmante. Essa si riferisce alla situazione di insostenibilità ecologica e ambientale generata dall’inarrestabile crescita della produzione e del consumo umano. Un vicolo cieco è una strada senza uscita, che implica l’impossibilità di proseguire oltre e la necessità di tornare indietro o trovare una soluzione radicale per uscirne. Nel contesto del testo, Pievani suggerisce che il modello di sviluppo attuale, basato sull’enorme “flusso materiale” e sul consumo di risorse, non è sostenibile a lungo termine. Il “vicolo cieco” indica quindi che stiamo procedendo verso un punto di non ritorno o verso un collasso ecologico se non modifichiamo drasticamente il nostro approccio al consumo di risorse e alla produzione di manufatti. È un monito sulla gravità della nostra “impronta schiacciante” sull’ambiente.
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Esempi forniti per descrivere l’insieme della ‘tecnosfera materiale’. Per descrivere la “tecnosfera materiale” nella sua globalità, l’autore fornisce una serie di esempi eterogenei e molto concreti che spaziano dalle grandi infrastrutture agli oggetti di uso quotidiano, per rendere tangibile l’enormità della massa prodotta dall’uomo:
- Tutti gli edifici sulla Terra.
- Tutte le strade.
- Treni, aerei, navi, auto, camion, moto, biciclette e ogni altro mezzo di trasporto.
- Le fabbriche, le macchine.
- Le suppellettili e gli arredi.
- Gli strumenti.
- I telefonini, i computer.
- Le stoviglie, i vetri, gli infissi.
- La carta della rivista stessa. Questi esempi dimostrano come la tecnosfera non sia solo una questione di grandi opere, ma permei ogni aspetto della nostra esistenza, dalla casa ai mezzi di trasporto, fino agli oggetti più minuti che usiamo quotidianamente.
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Riferimento all’espressione “geologico quarto d’ora di celebrità”. L’espressione “geologico quarto d’ora di celebrità” è un’espressione ironica e al contempo inquietante, che si riferisce alla brevità e all’intensità dell’impatto dell’umanità sulla storia geologica della Terra. Il “quarto d’ora di celebrità” è una locuzione comune che indica un momento di grande, ma effimera, fama. Applicata a un contesto geologico, in cui i tempi si misurano in milioni di anni, l’espressione evidenzia la prospettiva minuscola, quasi insignificante, della nostra esistenza sulla scala temporale del pianeta. Tuttavia, nonostante questa insignificanza temporale, la nostra attività ha lasciato “firme sedimentarie” e un’impronta materiale di tale portata da essere riconoscibile per milioni di anni. L’ironia sta nel fatto che questa “celebrità” non è motivo di orgoglio, ma piuttosto una prova della nostra azione distruttiva e del “vicolo cieco” in cui ci siamo infilati. È un modo per sottolineare la sproporzione tra la breve presenza umana e l’enormità del suo impatto sul sistema planetario.
Produzione
Il concetto di “tecnosfera” introdotto da Pievani è una lente potentissima per analizzare l’impatto ambientale ed economico della nostra società dei consumi. Se pensiamo a tutti gli oggetti prodotti, dagli smartphone ai grattacieli, comprendiamo la vertiginosa scala di un “metabolismo” umano che incessantemente trasforma la natura in manufatti. Questo flusso materiale ha raggiunto dimensioni tali da eguagliare la biomassa terrestre, un dato che, dal mio percorso di studi e dalle mie letture in ambito scientifico-ambientale, emerge come uno dei segnali più allarmanti della crisi ecologica.
L’impatto ambientale di questa produzione e consumo costante è devastante. Ogni oggetto ha un suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime (spesso non rinnovabili e con processi estrattivi inquinanti), alla produzione (con emissioni di CO2 e consumo energetico), al trasporto, all’utilizzo e, infine, allo smaltimento. L’accumulo di rifiuti, in particolare quelli non biodegradabili come la plastica, è un problema globale che soffoca gli oceani e contamina i suoli. La “grande accelerazione” post-bellica, che ha garantito il benessere materiale, ha avuto un “prezzo di un enorme consumo di suolo e di risorse”, come giustamente sottolinea l’autore. La deforestazione per fare spazio a coltivazioni intensive o insediamenti, l’inquinamento delle acque, la perdita di biodiversità: sono tutte conseguenze dirette di questo modello di crescita lineare basato su “estrai-produci-usa-getta”.
Per approfondire i temi legati all’ambiente e alla sostenibilità, su atuttascuola.it si possono trovare risorse che offrono un quadro più ampio delle sfide ambientali:
- Educazione Ambientale e Sviluppo Sostenibile – atuttascuola.it: Questa sezione offre materiali e spunti sull’importanza di un approccio sostenibile e responsabile verso l’ambiente.
- I Problemi dell’Ambiente – atuttascuola.it: Qui si possono trovare informazioni sui principali problemi ecologici che affliggono il nostro pianeta, offrendo un contesto più ampio alla riflessione di Pievani.
A livello economico, il modello attuale è altrettanto problematico. La produzione di massa spinge a un consumo compulsivo, spesso alimentato da obsolescenza programmata e da strategie di marketing aggressive. Questo non solo genera sprechi, ma crea anche una dipendenza da beni materiali che non sempre si traduce in un aumento del benessere reale. Le economie dei paesi più sviluppati sono ancora fortemente dipendenti da questo flusso materiale, rendendo difficile una transizione verso modelli più sostenibili.
La mia opinione è che il “vicolo cieco” in cui ci siamo infilati richiede un cambiamento radicale di paradigma, come suggerisce Pievani con la necessità di “rapida transizione del sistema economico mondiale verso modelli circolari”. Le possibili soluzioni per ridurre l’impatto ambientale ed economico sono molteplici e richiedono uno sforzo congiunto a livello individuale, sociale e politico:
- Economia Circolare: Questo modello si contrappone all’attuale economia lineare. Implica la riduzione della produzione di rifiuti attraverso il riutilizzo, il riciclo, la riparazione e la rigenerazione dei prodotti e dei materiali. L’obiettivo è mantenere i prodotti e i materiali in uso il più a lungo possibile, minimizzando l’estrazione di nuove risorse.
- Riduzione del Consumo (Degrowth): Questo approccio propone una decrescita economica mirata, non come recessione, ma come ripensamento dei nostri bisogni e del nostro rapporto con i beni materiali. Significa privilegiare la qualità sulla quantità, la durabilità sull’usa-e-getta, il benessere non materiale sulla crescita illimitata del PIL.
- Innovazione e Tecnologie Sostenibili: Sviluppare e adottare tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico e meno impattanti dal punto di vista ambientale (es. energie rinnovabili, materiali biodegradabili, processi produttivi a basso impatto).
- Educazione e Consapevolezza: Informare e sensibilizzare i cittadini sull’impatto delle loro scelte di consumo. Promuovere un’educazione che favorisca il pensiero critico e la responsabilità ambientale fin dalla giovane età è fondamentale. Come insegnante, credo fermamente nel potere dell’educazione per formare cittadini consapevoli e proattivi.
- Politiche Pubbliche e Legislazione: I governi devono implementare politiche che incentivino la sostenibilità (tasse sui rifiuti, sussidi per l’innovazione verde, regolamentazioni sull’obsolescenza programmata, investimenti in trasporti pubblici e infrastrutture verdi) e disincentivino le pratiche dannose.
In sintesi, il nostro “geologico quarto d’ora di celebrità” ci impone una responsabilità enorme. La “tecnosfera” è la prova tangibile del nostro impatto, ma anche l’opportunità per ripensare il nostro futuro. La strada per uscire dal “vicolo cieco” è complessa, ma necessaria, e passa attraverso un cambio di mentalità che privilegi la sostenibilità e l’equilibrio con il nostro pianeta.





