Luci ed ombre del concorso ispettivo

Ancora sul concorso ispettivo: il fallito tentativo di escluderne gli insegnanti e il rilancio della funzione

ScuolaOggi – 26 ottobre 2009

di Gabriele Boselli

Sono contento e non lo sono. Lo sono perché comunque è iniziata una procedura concorsuale per la funzione ispettiva che vede concorrere con pari opportunità  sia dirigenti che docenti, senza che questi ultimi siano esclusi a priori come alcuni DS, ferrati in diritto cavillico ma troppo astuti, auspicavano. Scippo fallito. Bene!  Sono scontento, anzi arrabbiato perché i test somministrati nelle prove di concorso sono adatti a un concorso per una figura intermedia fra il brigadiere dei carabinieri, il segretario privato di un dirigente “vero” (cioè amministrativo) e laddetto all’ufficio relazioni con il pubblico, non certamente per una figura di alto profilo culturale e scientifico come quella di un dirigente tecnico. L’errore non è tanto della commissione quanto di coloro che hanno scritto il bando, mai sottoposto come sarebbe stato doveroso al parere (obbligatorio anche se non vincolante) del CNPI e ispirato a un modello di ruolo che non ha nulla a che vedere con la nostra tradizione, a quel che prevale nel resto d’Europa e alle necessità  della nazione.

I test somministrati (ma forse lo stesso strumento del test) non sono adatti a far emergere figure che, oltre che di pensiero convergente e applicativo, dovranno saper pensare in modo rigorosamente scientifico, critico, creativo. Meglio sarebbero state come selezione preliminare la valutazione delle pubblicazioni e poi le classiche tre prove scritte e l’illustrazione delle ricerche. Lispettore è infatti figura di connessione con scuole, università , centri di ricerca, riviste, ministeri italiani e stranieri; deve saper autorevolmente intervenire nelle questioni di maggior attualità  (o comunque valore) culturale. Un ispettore che fa solo indagini sul personale ma non studia, non scrive, non pubblica su riviste pedagogiche qualificate non avrà  mai il credito necessario a orientare culturalmente e didatticamente il lavoro delle scuole. Un ispettore che non ha autonomia di pensiero, fantasia, capacità  di analisi e di sintesi non può aiutare l’istituzione ad affrontare la complessità , a non smarrirsi nella contingenza, a non perdere di vista nell’educazione e nell’istruzione ciò che è davvero essenziale: la pura, indifferenziata, aprente capacità  di conoscere.
Mi sembra chiaro che difficilmente un test, anche ben fatto e mirato sulla funzione, possa far emergere tali qualità  e in particolare la capacità  di pensare in modo autenticamente critico, aperto, creativo, con tutto il potenziale dell’intelligenza dei nessi e delle tensostrutture generativo-trasformazionali che distendono o contraggono il divenire della società  e della scuola. Purtroppo, fra gli estensori del bando gli ispettori erano in minoranza e il tutto, Fioroni imperante, è stato finalizzato alla figura dell’ispettore “da servizio d’ordine”.
Unica speranza a questo punto è che le commissioni di fatto privilegino non quest’ultima figura di ispettore quanto quella illustrata da più di un secolo di funzione ispettiva, svolta su regio incarico fin dai primi anni del regno d’Italia da illustri uomini di penna e di scienza (Giosuè Carducci, Aristide Gabelli, Giovanni Pascoli etc.). Se personaggi di tal levatura fossero anche oggi disponibili, si sarebbe potuto anche evitare il concorso pubblico e designare per chiara fama. Ma francamente
E dunque meglio un concorso con prove male impostate o nessun concorso? Guardo quel che è successo per ogni ruolo negli ultimi quindici anni di no-a-concorsi-pubblici-aperti e al conseguente reclutamento di insegnanti e dirigenti scolastici pescati da antiche graduatorie o concorsi di nome o comunque di fatto riservati, con massicci arrivi da commissioni del Sud che non hanno rispettato i limiti di legge. Penso allora che comunque un concorso pubblico -magari con forti limiti ma aperto a tutti gli aventi diritto- sia non il massimo del desiderabile, ma, data l’alternativa, preferibile al continuare con la non-selezione concorsuale e aperta in ingresso. E certamente alla mala pratica, invalsa negli anni scorsi, di creare senza concorso “dirigenti tecnici”per meriti di clientela partitica.
Pare che il Ministero intenda rilanciare la funzione ispettiva non solo con il concorso, ma anche -già  da novembre- attraverso un convegno nazionale di studi dedicato (il primo dopo vent’anni!). Il riaccendersi di questo dibattito -se condotto a livello scientifico- non potrà  che far bene alla scuola.