Niente mascherina se in classe manca il saturimetro per l’alunno in difficoltà

Una delle più grandi sfide di fronte alle quali ci ha posto la pandemia da Sars-CoV2 è stata quella di riuscire a garantire il diritto all’istruzione senza mettere in discussione le norme di distanziamento imposte dal virus. Allo scopo di perseguire quest’obiettivo, il DPCM del 3/11/2020 ha stabilito l’obbligatorietà della mascherina per tutti gli studenti a partire dai sei anni all’interno dei locali scolastici, indipendentemente dalla distanza di sicurezza (che ricordiamo dover essere di almeno un metro).

La mascherina può essere abbassata solo nel caso in cui l’alunno debba mangiare, bere o suonare uno strumento a fiato. Infine i bambini che frequentano una scuola primaria a tempo pieno o una scuola secondaria di primo grado a tempo prolungato, devono sostituire la mascherina a metà giornata. Cosa succede però se il minore va incontro a un difetto di ossigenazione legato proprio all’uso della mascherina?

I nuovi provvedimenti a riguardo

Questo problema è stato in parte risolto dal decreto 304/2021, con il quale il Consiglio di Stato ha stabilito che, qualora lo studente si trovasse in una condizione di grave affaticamento respiratorio legato all’uso prolungato della mascherina, e la struttura scolastica non fosse fornita di un saturimetro che ne consenta di monitorare l’ossigenazione durante l’orario scolastico, l’obbligo di indossare il DPI decade.

Cos’è un saturimetro

Il DPCM del 3 novembre, pur avendo stabilito l’obbligatorietà dei DPI, non ha tenuto conto della necessità di fornire alle scuole uno strumento economico e facile da usare come il saturimetro: quest’ultimo consente di misurare il grado di ossigenazione del sangue. Basta riscaldare le dita della persona a cui vogliamo misurarla, e poi posizionare il saturimetro, in modo simile ad una molletta da bucato, al dito. Per la sua facilità di utilizzo, non è necessario assumere personale specializzato, ma semplicemente conoscere i valori di riferimento di ossigenazione ematica.

Il diritto all’istruzione garantito anche ai più deboli

La pandemia ci ha privato di tante cose, che un tempo apparivano normali e ora non lo sono più. Sicuramente gli studenti più piccoli sono tra i più penalizzati: se la mascherina è fastidiosa per un adulto, è ancora più difficile da tollerare per un bambino.

Ecco perché la decisione del Consiglio di Stato rappresenta un punto di svolta: con questo decreto infatti si garantisce il diritto all’istruzione anche ai bambini con patologie respiratorie, per i quali la mascherina non è solo un fastidio ma un vero e proprio impedimento; fornisce però anche uno spunto di riflessione sull’inadeguatezza delle strutture scolastiche, le quali non vengono fornite di strumenti economici, semplici, ma importanti per la salute degli studenti, quali il saturimetro.

Se tutte le scuole ne fossero provviste, si potrebbe monitorare l’ossigenazione degli alunni “a rischio”, consentendo loro di indossare la mascherina e di toglierla qualora venisse documentata una sofferenza respiratoria. Bisogna specificare che con il decreto 304/2021 decade s’ l’obbligo della mascherina, ma lo studente come il personale scolastico devono assicurarsi che siano rispettate le norme di sicurezza, quali distanziamento e pulizia delle mani, in modo da ridurre il pericolo di contagio.