No alla scuola funzionalista

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Il modello culturale prevalente in Italia oggi non è più caratterizzato dall’ideologia o dalla politica, ma dal  funzionalismo.

Il modello del funzionalismo rischia di essere l’unico al quale la scuola italiana guarda per il suo futuro.

Il funzionalismo consiste nel separare la ragione dal sentimento: si pone al centro della scuola la ragione, come se la mente di una persona potesse essere separata dall’interesse, dall’affetto con cui si avvicina alla realtà.

Gli strumenti principali attraverso i quali si realizza questo neo-razionalismo sono la scienza e la tecnica, ma se la scienza e la tecnica non approdano a nulla, se son fini a se stesse, risultano vuote, non affascinanti.

Un altro virus che serpeggia nella scuola è lo scetticismo: si respira ovunque la disillusione, la delusione, che rende pesante e invivibile la sfida quotidiana che ci attende a scuola.

Ma la nostra natura non è questa. Non possiamo essere condizionati dall’ansia, perché semplicemente non siamo fatti per l’ansia, per la sfiducia, per il relativismo.

Il dubbio porta la persona a dubitare della sua stessa vita.

Il problema da affrontare è di carattere filosofico-ontologico: noi “siamo”, oppure no?

Se non c’è l’essere, non c’è l’interesse.

Interesse deriva appunto da inter + esse, per cui se non c’è l’ “esse”, cioè l’essere, non può esserci l’inter + esse, che vuol dire essere dentro la realtà.

Vale la pena invece di recuperare il senso, il significato della conoscenza, perché solo in questo modo i docenti e, soprattutto, gli studenti possono riassaporare il gusto del loro essere a scuola.

Luigi Gaudio

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