Osip Mandelstam e la resurrezione del larice

Osip Mandelstam e la resurrezione del larice

Riportiamo qui sotto un brano tratto da un racconto di Salamov, relativo a un poeta russo. morto nel Gulag:

“Un rametto di larice viene spedito – ormai secco, come segno di ricordo – e inspiegabilmente quel rametto riprende vita…

Un uomo dell’Estremo Nord cerca una via di sfogo al proprio sentimento, non distrutto né del tutto avvelenato da decenni di vita alla Kolyma. L’uomo spedisce per via aerea un plico: non libri, fotografie o versi, ma un ramo di lance, un ramo morto della natura vivente.

A Mosca mettono questo strano regalo – il ramo di un albero artico, colore marrone chiaro, secco, raffreddato dai venti della traversata aerea, avvizzito, strapazzato nel vagone postale, severo e scarno – nell’acqua.

Lo mettono in un barattolo da conserva, riempito con la caustica acqua dorata e disinfettata dell’acquedotto di Mosca, un’acqua che, si direbbe, è ben contenta di far disseccare ogni cosa che vive: la morta acqua dei rubinetti di Mosca.

Obbedendo all’appassionata volontà umana, il ramo raccoglie tutte le sue forze, fisiche e spirituali, poiché il ramo non può risorgere con le sole forze fisiche – il caldo moscovita, l’acqua clorata, l’indifferente barattolo di vetro. Nel ramo si risvegliano altre forze, misteriose.

Passano tre giorni e tre notti e la padrona di casa viene svegliata da uno strano, vago odore di resina, debole, sottile, nuovo. Nella ruvida pelle legnosa si sono aperti e sono apparsi distintamente gli aghi – freschi, giovani e vitali, dal colore verde te – i nuovi germogli.

Il larice è vivo, il larice è immortale, questo miracolo della risurrezione non poteva non realizzarsi poiché il larice era stato messo nell’acqua nell’anniversario della morte, alla Kolyma, del marito della padrona di casa, il poeta Osip Mandelstam.”

dai Racconti della Kolyma di Varlam Salamov

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