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28 Dicembre 2019“La Ginestra, o il fiore del deserto” è una delle ultime poesie di Giacomo Leopardi, scritta nel 1836 e pubblicata postuma nel 1845.
È un’opera matura in cui il poeta esprime la sua visione disillusa della condizione umana, opponendosi sia all’ottimismo del progresso sia alle illusioni religiose. Il fiore della ginestra diventa il simbolo della resistenza e della consapevolezza della fragilità umana di fronte alla natura e al destino.
Testo dei primi sette versi
Qui su l’arida schiena
del formidabil monte
sterminatore, ove s’annida e cova
l’orrido sogno della fata Morgana,
e là, sul dorso dell’informe scheletro
del grand’uom, che, sparito,
ancor de’ neri avanzi abita il suolo,
Analisi e commento
Nei primi sette versi, Leopardi introduce l’ambientazione del poema: il Vesuvio, un monte “sterminatore” che, con le sue eruzioni, ha portato distruzione e morte (come nel caso dell’eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano). Il poeta crea un’atmosfera di desolazione, sottolineata da immagini di distruzione e scheletri, preparando il lettore alla riflessione sulla fragilità umana.
Analisi del lessico e delle immagini
- “arida schiena”: il monte Vesuvio è descritto come un luogo arido e spoglio, metafora di un mondo ostile alla vita.
- “formidabil monte sterminatore”: il Vesuvio è visto come un’entità minacciosa e distruttrice, in contrasto con l’uomo fragile e impotente.
- “l’orrido sogno della fata Morgana”: fa riferimento a un’illusione ottica (il miraggio della Fata Morgana), che simboleggia le illusioni umane, destinate a svanire di fronte alla realtà.
- “informe scheletro del grand’uom”: immagine potente che evoca un corpo in decomposizione, simbolo della caducità della grandezza umana.
- “sparito” e “neri avanzi”: richiami alla morte e alla rovina, coerenti con il pessimismo leopardiano.
Commento
Leopardi esordisce con un paesaggio desolato, un monte vulcanico che rappresenta la potenza distruttiva della natura. L’essere umano, con la sua grandezza effimera, è destinato a scomparire, lasciando dietro di sé solo “neri avanzi”. Fin da questi primi versi, il poeta ribadisce il suo pessimismo cosmico, opponendosi all’idea che l’uomo possa dominare la natura o trovare conforto in illusioni consolatorie.




