
Tutta la terra canti a Dio
28 Luglio 2019
Pane del cielo
28 Luglio 2019Santo, Santo, Santo: il canto della lode nella liturgia e nella vita

Il “Santo” è uno dei momenti più intensi e universali della liturgia cristiana. Presente in tutte le tradizioni liturgiche, dalle più antiche alle più moderne, dalle più solemni alle più popolari, questo canto attraversa i secoli portando con sé parole che affondano le radici nella tradizione biblica più antica. Non è solo un momento rituale, ma un’esperienza che tocca qualcosa di profondo nell’animo umano: il bisogno di riconoscere qualcosa di più grande di noi, di aprirsi allo stupore, di unire la propria voce a quella di una comunità che canta insieme.
Le radici bibliche del canto
Le parole del Santo provengono da due fonti bibliche fondamentali. La prima parte, “Santo, Santo, Santo, il Signore Dio dell’universo, i cieli e la terra sono pieni della tua gloria”, riprende la visione del profeta Isaia nel capitolo sesto del suo libro. Il profeta racconta di aver visto il Signore seduto su un trono altissimo, circondato da serafini che si gridavano l’uno all’altro queste parole.
È un’immagine di straordinaria potenza evocativa: creature celesti che non cessano di proclamare la santità di Dio, riconoscendo che tutta la creazione è pervasa dalla sua presenza. Non è un Dio lontano, confinato in qualche dimensione inaccessibile, ma un Dio la cui gloria riempie il cielo e la terra, che permea tutta la realtà creata.
La seconda parte, “Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Osanna nell’alto dei cieli”, riprende invece l’acclamazione con cui la folla accolse Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme, come narrato nei Vangeli. È un grido di gioia, di riconoscimento, di attesa che si realizza.
L’unione di questi due testi nella liturgia cristiana crea una sintesi potente: il Dio trascendente e santo che riempie l’universo è lo stesso che si è fatto vicino, che è venuto tra noi, che possiamo accogliere e benedire.
Il momento liturgico del Santo
Nella celebrazione eucaristica, il Santo segna un passaggio cruciale. Viene cantato dopo il prefazio, quella preghiera in cui si rendono grazie a Dio per le sue meraviglie, e introduce la parte più solenne della preghiera eucaristica, quella in cui si fa memoria dell’ultima cena di Gesù e si invoca lo Spirito Santo perché trasformi il pane e il vino.
È come se la comunità, prima di entrare nel cuore del mistero, avesse bisogno di fermarsi un momento, di alzare lo sguardo, di ricordare davanti a chi si trova. Non si tratta di un gesto magico che si compie meccanicamente, ma di un incontro con il Dio vivente, e questo richiede consapevolezza, rispetto, stupore.
Cantare il Santo significa unirsi al canto degli angeli, come dice la liturgia stessa poco prima: “e noi, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l’inno della tua lode”. È un momento in cui la dimensione terrena e quella celeste si toccano, in cui la comunità che celebra sulla terra si sente parte di quella comunità più vasta che attraversa il tempo e lo spazio, che unisce vivi e morti, terrestri e celesti.
La ripetizione come intensificazione
Un elemento caratteristico del testo è la triplice ripetizione: “Santo, Santo, Santo”. Nella tradizione biblica e liturgica, la ripetizione non è mai casuale. Serve a intensificare, a sottolineare, a far entrare più profondamente nel significato di quello che si dice.
Dire tre volte “Santo” non è una ridondanza inutile. È un modo per esprimere la santità assoluta, totale, infinita di Dio. Uno sarebbe già tanto, due di più, ma tre indica la pienezza, la completezza. È come se le parole umane faticassero a contenere e a esprimere questa realtà che le supera, e allora si ripetono, si accumulano, cercando di avvicinarsi sempre più a quello che vorrebbero dire ma non riescono mai a dire pienamente.
Anche l'”Osanna” viene ripetuto, creando un effetto di acclamazione gioiosa e insistente. Non è un ossequio formale, una cortesia rituale, ma un grido che viene dal cuore, che esprime insieme riconoscimento, gratitudine, desiderio di lode.
Le diverse tradizioni musicali
Il testo del Santo è fisso, ma le melodie con cui viene cantato sono innumerevoli. Ogni epoca, ogni cultura, ogni tradizione liturgica ha creato le sue versioni musicali, dal canto gregoriano più antico alle composizioni polifoniche rinascimentali, dalle grandi messe sinfoniche classiche e romantiche ai canti popolari moderni.
Le due versioni del Santo gen rosso di Zappalò, quello originale in La maggiore, e quella abbassata in Sol maggiore, appartengono evidentemente a quella tradizione di canto liturgico popolare che si è sviluppata dopo il Concilio Vaticano II, quando si è voluto favorire la partecipazione attiva dell’assemblea alla liturgia attraverso canti accessibili, melodicamente semplici ma efficaci, che tutti potessero imparare e cantare.
La scelta di tonalità diverse permette di adattare il canto alle diverse situazioni: voci più acute o più gravi, accompagnamento di chitarra o di organo, esigenze acustiche diverse degli spazi liturgici.
Questa flessibilità è preziosa perché permette al canto di adattarsi alle comunità concrete che lo eseguono, rispettandone le caratteristiche e le possibilità.
1 versione in LA
La Fa#m Do#m Santo, Santo, Santo Re Mi il Signore Dio dell'universo. Re Do#m Re Fa#m I cieli e la terra Re Si7 Mi sono pieni della tua gloria. La Mi La Mi Osanna, Osanna, Re Mi La Osanna nell'alto dei cieli. La Mi La Mi Osanna, Osanna, Re Mi La Osanna nell'alto dei cieli. La Fa#m Re Mi Benedetto colui che viene La nel nome del Signore. La Mi La Mi Osanna, Osanna, Re Mi La Osanna nell'alto dei cieli. La Mi La Mi Osanna, Osanna, Re Mi La Osanna nell'alto dei cieli.
2 versione in SOL
Sol Mi- Si- Do Re
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo
Do Si- Do Mi- Do La Re
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria
Sol Re Sol Re Do Re Sol
Osanna, Osanna, Osanna nell’alto dei cieli
Sol Mi- Do Re Sol
Benedetto colui che viene nel nome del Signore
Sol Re Sol Re Do Re Sol
Osanna, Osanna, Osanna nell’alto dei cieli




