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13 Novembre 2025L’autonomia scolastica è come l’araba fenice: tutti ne parlano, pochi sanno davvero cos’è. 
Il DPR che la pone a fondamento della vita della scuola giace in un cassetto da ventisei anni, inutilizzato e inequivocabile: l’autonomia “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione d’interventi di educazione, formazione e istruzione”.
La progettazione è un processo unitario.
Procede dall’alto verso il basso, per successive approssimazioni.
Si parte dagli obiettivi generali.
S’individuano i responsabili.
Si specificano le attese.
Se un’assegnazione è complessa, gli obiettivi si scompongono in sotto-obiettivi. Nuove responsabilità, nuovi soggetti. Così si garantiscono l’unitarietà e l’efficacia del processo.
La costruzione di una casa sarebbe impossibile se ogni soggetto lavorasse autonomamente: l’idraulico installerebbe tubi senza conoscere i tracciati elettrici, il capomastro sceglierebbe i materiali ignorando le esigenze strutturali …
Basta applicare questa considerazione alla scuola per far emergere i sistematici fraintendimenti normativi. I voti assegnati alle singole materie dimostrano la parcellizzazione della gestione e la conseguente assenza di un progetto unitario. I giudizi non sono strumenti di selezione ma momenti pedagogici.
Ecco perché la finalità istituzionale, che orienta il servizio verso “la piena formazione della personalità dello studente”, è pura utopia: l’appello di 600 docenti universitari che segnalava le gravi carenze linguistiche degli studenti, è rimasto lettera morta.
L’autonomia cesserà di essere parola e diventerà comportamento solo quando la scuola saprà progettare collegialmente.




