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29 Settembre 2025
L’importanza di crescere digitalmente protetti
4 Ottobre 2025Il ministro Valditara fonda la sua strategia formativa sulla “Scuola dell’obbligo”, come dimostrano i recenti interventi repressivi. Ma c’è un equivoco: l’obbligo non riguarda la vita di classe; è solo un vincolo di frequenza stabilito dalla legge.
Il vero cuore della scuola è la motivazione all’apprendimento. Nella primaria, questa evolve con precisione: a 6–7 anni i bambini imparano con entusiasmo, vivendo lettura, scrittura e calcolo come gioco, partecipazione e crescita personale.
Con l’ingresso delle discipline, attorno agli 8 anni, la didattica diventa più analitica e astratta. La motivazione diventa estrinseca, spinta dal voto e dall’approvazione dell’insegnante: il baricentro si sposta dall’io al voi. Dai 9 anni in poi emerge la disaffezione, soprattutto tra chi non ha un forte sostegno familiare.
La pedagogia parla di “crisi della terza classe”, quando il desiderio di apprendere si incrina sotto il peso della logica disciplinare e dell’ubbidienza. Rispondere con la repressione significa ignorarne le radici educative.
Oggi le famiglie hanno superato il rapporto autoritario: i figli non si rivolgono più ai genitori con il “voi” formale, ma la relazione si fonda su condivisione, affetto e rispetto reciproco. Le regole non spariscono, ma diventano cornice per la realizzazione personale.
Analogamente, la scuola dovrebbe essere vista come una risorsa: un luogo dove mettere a frutto le proprie potenzialità, costruire il proprio sé e sviluppare relazioni collaborative.
Una vera casa dei sogni, dove si cresce e si apprende con entusiasmo.





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