
La sala macchine della scuola italiana
6 Marzo 2026Il Ministro del MIM ha annunciato un percorso con l’intelligenza artificiale per “personalizzare la didattica”, sovrapponendo lo strumento alla missione, trascurando che il problema della scuola italiana non è tecnologico: è culturale.
La rivoluzione organizzativa risale al 1969, quando la riforma dell’esame di maturità sostituì l’accertamento della preparazione con la “Valutazione globale della personalità del candidato”. Le conoscenze non sono più il fine, ma lo strumento, lo ribadisce la Legge 12/2020, che punta a sviluppare "capacità e competenze generali" in linea con le attitudini personali.
Le capacità e le competenze non s’insegnano ex cathedra: si forgiano praticandole. Le aule italiane, con i banchi orientati verso la cattedra, oggi senza predella, documentano l’intangibilità del modello trasmissivo. La scuola continua a parlare dall’alto, ignorando che, da mezzo secolo, la legge pone la partecipazione attiva degli studenti a fondamento dei processi formativi.
Senza un cambio di paradigma, l’IA resterà a servizio di un’organizzazione obsoleta: potrà diventare un reattore di talenti solo se sarà usata per “allenarli”, non per “somministrare” saperi.
Finché la scuola eviterà di dar attuazione al mandato ricevuto, nessuna tecnologia potrà salvarla da un inevitabile declino.



