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14 Novembre 2025Nel 2020 il Ministero della Pubblica Istruzione è stato sdoppiato, dando vita a due dicasteri distinti. Una decisione che, letta attraverso le categorie di Marshall McLuhan, appare non solo logica ma necessaria: funzioni diverse esigono organizzazioni diverse.
McLuhan distingue, infatti, tra “mezzi caldi” e “mezzi freddi”.
I mezzi caldi, ad alta definizione, trasmettono contenuti già formati: sono il modello adottato dall’università, dove il sapere è consegnato in forma compiuta e lo studente è chiamato a recepire.
I mezzi freddi sono l’opposto: a bassa definizione, non offrono risposte ma aprono problemi, costringono chi apprende a intervenire, a completare, a interrogarsi. Sono mezzi che attivano, non saturano.
È esattamente ciò che la legge prescrive: non un sistema che trasmette nozioni, ma un ambiente in cui si promuovono “capacità e competenze, generali e specifiche, attraverso conoscenze e abilità”.
Eppure la scuola italiana non ha abbandonato la didattica universitaria, nonostante la sua inefficacia rispetto ai nuovi traguardi. Un errore che denuncia una professionalità fragile, incapace di correlare gli strumenti con gli scopi educativi. Una carenza che si manifesta, anche ai massimi livelli.
In rete: “170. Laboratorio di matematica: Pitagora” propone un’occasione d’apprendimento esemplificativa, sperimentata con successo in una scuola primaria.




