Se occupi la scuola


cinque in condotta

Cinque in condotta a chi occupa. In tanti sono d’accordo
Tuttoscuola – 23 novembre 2009
Non ha la scientificità delle rilevazioni ufficiali, ma l’indagine Sky TG24 che nei giorni scorsi ha raccolto i pareri degli italiani sul cinque in condotta per gli studenti che occupano le scuole, riveste un indubbio interesse che va oltre il dato in sé.
Sette telespettatori su dieci (esattamente il 68% di chi ha risposto) si sono detti d’accordo sulla possibile attribuzione del cinque in condotta agli studenti che occupano i loro istituti.
Dieci o quindici anni fa, probabilmente, la risposta degli italiani sarebbe stata meno netta, più tollerante nei confronti degli studenti che occupavano.
L’occupazione come valore politico e sociale aveva perso smalto e credibilità con il ministro Berlinguer che nel 1998 aveva inventato quello statuto degli studenti che, riconoscendo i diritti alla partecipazione studentesca, aveva imbrigliato la protesta, canalizzandola verso forme condivise di manifestazione delle divergenze politiche e culturali, all’interno di un sistema di regole.
Dieci anni dopo, un altro ministro del centro sinistra, Giuseppe Fioroni, aveva arricchito quello statuto, accogliendo anche suggerimenti e proposte delle associazioni degli studenti.
La ragione dell’occupazione ha perso così in gran parte negli ultimi anni anche la giustificazione minima (quando l’ha avuta), soprattutto se accompagnata, come capitava quasi sempre (e capita ancora), da danneggiamenti e atti vandalici su strutture scolastiche e arredi.
“L’occupazione è reato – hanno dichiarato i dirigenti scolastici romani che nei giorni scorsi hanno preso posizione contro le solite occupazioni d’autunno – e costituisce anche interruzione di pubblico servizio”. I telespettatori di Sky sono d’accordo.

Il fronte antioccupazioni I prof alleati delle famiglie
Cancelli sbarrati e manifesti online. «Basta con i bivacchi»
Corriere della sera – 23 novembre 2009
ROMA – Presidi, insegnanti, genitori e anche studenti. Il fronte antioccupazioni quest’anno è più compatto. Parte da Roma e sallarga. Tutti schierati contro «l’inutile, stanco e sterile cliché», come ha scritto nella sua lettera ai genitori il professor Cosimo Guarino, preside del liceo classico «Mamiani», «okkupato » giusto ieri dai ragazzi. «Gentili genitori, ci siamo – ha scritto il professore -. Vorrei che ne parlaste con i vostri figli cercando di approfondire la ricerca di altre forme più aperte e consapevoli di dissenso e protesta… L’occupazione di un liceo è diversa da quella nelle fabbriche… ». Quattro giorni di «autogestione» li ha concessi da oggi Maria Luisa Michesi, la preside del «Morgagni», l’istituto romano dove l’occupazione lunedì è saltata perché un docente in extremis aveva intercettato i piani degli studenti su Facebook. Quando i ragazzi sono arrivati, così, hanno trovato i cancelli chiusi e i prof asserragliati dentro. Sorpresa.
Un altro preside, Mario Rusconi, dirigente dello scientifico «Newton» e vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi (che raccoglie 430 scuole in tuttItalia) ha messo ieri online addirittura un «manifesto contro le occupazioni ». Un documento per dire basta con il vecchio mo­dello del passato: studenti contro professori, i ragazzi chiusi dentro e la polizia fuori, pronta a sgomberare. Basta pure coi bivacchi nottur­ni. Piuttosto meglio una setti­mana all’anno di «autogestio­ne concordata» con i docenti, una settimana di «didattica flessibile» come la chiama lui. Tutti i giorni dalle 8.30 al­le 17.30. Orario d’ufficio. Poi la scuola chiude, i ragazzi tor­nano a casa e si rivedono lin­domani (senza il rischio di fa­re danni, com’è successo nei giorni scorsi al «Cavour» di Roma, dove sono stati rubati dei computer e pure i soldi della cassa del bar).
Questanno, insomma, tol­leranza zero. Cresce anche il partito del 5 in condotta, do­po l’annuncio fatto dalla vice­preside dell«Anco Marzio» di Ostia, Margherita Rauccio, di voler portare l’ipotesi dell’insufficienza in pagella nel prossimo consiglio d’istituto, per sanzionare i ragazzi che nei giorni scorsi hanno tenta­to l’occupazione. La preside dell’istituto Loretta Zona ieri ha incontrato i genitori dei 5 ragazzi identificati e loro stes­si hanno approvato l’idea di un possibile 5 in condotta co­me punizione per i figli. Il pre­side Rusconi è perentorio: «Occupare è un reato, la scuo­la è un servizio pubblico che non può essere interrotto. Linsufficienza nel comporta­mento, secondo la nuova ri­forma, è una misura che può essere adottata solo in presen­za di gravi atteggiamenti. Non vedo cosa ci sia di più grave che infrangere una leg­ge ».

«Diciamo la verità, mam­me e papà ormai si sono rotti di dover pagare i danni fatti a scuola dai propri figli duran­te le occupazioni» sbotta Do­natella Poselli, presidente del­l’Unione italiana genitori. Fac­ciamo un esempio: nellulti­ma «okkupazione» di otto­bre, a Firenze, si sono contati 10 mila euro di danni solo al liceo classico Michelangelo, bandiera della città. E il presi­de, Massimo Primerano, alla fine non ha avuto esitazioni: ha chiesto alle famiglie di ri­sarcire. Il preside, in verità, ha fatto anche di più: ha chie­sto agli studenti il certificato medico per poter rientrare in classe dopo più di 5 giorni dassenza e seguire regolar­mente le lezioni. «Ho solo ap­plicato la legge – ha spiega­to il professor Primerano -. L’occupazione era una sempli­ce coincidenza».
Anche tra gli studenti, pe­rò, serpeggia il malcontento. I «Giovani padani», nei licei del Veneto, non ci pensano proprio a occupare. Edoardo Celeste, studente del «Tasso» di Roma, il liceo che fu di Mo­ravia, Andreotti, Manl’io Can­cogni e Federico Zeri, ha in­viato una lettera amarissima ai giornali: «Frequento lulti­mo anno, dunque alle occupa­zioni ormai sono avvezzo, avendone alle spalle ben 4, ma se alle prime assistevo inerte ora invece sono stufo di quest’atto di sopraffazio­ne. Così ho sostenuto una rac­colta di firme contro loccupa­zione, ho persino scritto un articolo sul giornalino della scuola, Il tassometro . Ma niente da fare».
E se a Roma soffia già il vento, a Milano la quiete è so­lo apparente. Innocente Pessi­na, dirigente del liceo classi­co «Berchet», commenta: «Da noi al momento non c’è nulla. Per ora ho ricevuto una richiesta di cogestione, che io definisco attività didattica al­ternativa. C’è da dire che noi abbiamo il trimestre: i ragaz­zi sanno che per loro è perio­do di valutazione…». Cautela. E attesa. In gioco c’è limmagi­ne dell’istituto, soprattutto in tempi di iscrizioni. La prossi­ma settimana, tra l’altro, si terranno gli open day , le gior­nate di scuola aperta per pre­sentare l’offerta formativa ai ragazzini di terza media e alle loro famiglie. Meglio evitare di far coincidere un appunta­mento così importante con una possibile agitazione stu­dentesca. Ma la protesta mila­nese, dopo i due arresti di martedì, potrebbe materializ­zarsi già oggi con un presidio al «Virgilio» e unoccupazio­ne annunciata allo scientifico «Volta». I Collettivi sono in mobilitazione. Da lunedì 23 si fa sul serio.
Fabrizio Caccia Annachiara Sacchi