1. Il concetto di noia (Pascal, Kierkgaard, Schopenhauer, Sartre, Leopardi)

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In questa serie in vista dell’esame di stato svilupperemo, in maniera molto rapida, dei temi in modo trasversale abbracciando più autori. Il primo tema che tratteremo sarà quello della noia vista da Pascal, da Soren Kierkegaard, da Arthur Schopenhauer . La noia in Pascal, come emerge ad esempio nel suo capolavoro (ovvero la raccolta dei suoi pensieri), la noia per Pascal ha una valenza positiva perché l’uomo, secondo l’autore, di fronte alle grandi domande della vita che l’esprit de géométrie non riesce ad affrontare, di fronte alle domande sul senso della vita l’esprit de géométrie non può che naufragare mostrando tutta la sua inadeguatezza, il razionalismo cartesiano non risponde alle domande sul senso della vita.
L’uomo, di fronte alle grandi domande sul senso della vita naufraga rischiando di precipitare in un dolore e in un’angoscia che vuole evitare e per tanto sceglie la via della fuga nel divértissmént (cioè nello stordimento di se). Esso può essere sociale, culturale, può essere visto come fuga dalla realtà intesa con un significato profondo e che possiede un senso profondo da scoprire o verso cui provare a muoversi.
Il divertisment è lo stordimento di sé ovvero il non pensare, fuggire la vita, fuggire la morte, il fuggire ricercando il senso dell’essere (anticipando i temi cari ad Heidegger) e dunque questo stordimento di sé cerca di annebbiare, offuscare e celare la verità, celare la nostra anima fragile.
Ma il divértissmént produce (con la ripetitività, con la sua opacità, con il suo vuoto e con la sua pochezza) la noia, la noia del vivere e della ripetitività.
Vi è una noia dunque esistenziale in Blaise Pascal che emerge proprio dalla ripetitività, dalla vuotezza e dalla pochezza del divértissément la noia ci porta ad andare al di là dello stesso divértissément, la noia provocata dal divértissément è lo scacco matto nei confronti dello stesso divértissément e quindi la valenza della noia è positiva in quanto ci porta ad una riflessione interiore, ci può portare a guardare le stelle cercando il senso della vita ed il senso dell’essere nostro nel mondo (dirà Martin Heidegger). La noia mette a nudo il divértissément e ci porta ad indagare sulla vera natura del nostro essere, ci porta ad indagare sull’uomo (che è una mediana ci dirà Pascal) tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, noi come uomini siamo tesi, siamo delle mediane, siamo in tensione tra l’infinitamente piccolo (come un’acaro) e l’infinitamente grande (come l’universo) e nel nostro essere corde tese vi è la bellezza e la fragilità della vita. La noia ci porta a ricercare un senso alla nostra vita mettendo a nudo la pochezza della vita dello stordimento di sé.
Il tema della noia ritornerà poi in un pensatore protoesistenzialista quale il filosofo danese Kierkegaard, il filosofo dell’Aut-Aut, il filosofo della scelta (o meglio dell’impossibilità della scelta), il filosofo della malattia mortale e della scheggia nelle canne, il filosofo della paralisi esistenziale (dell’impossibilità di scegliere tra alternative esistenziali perché ogni scelta implica il venir meno di un’altra vita) la scelta è quindi anche morte, morte delle altre possibilità esistenziali, ed è il filosofo dei tre stadi esistenziali: della vita estetica del Don Giovanni, della vita etica del marito, della vita religiosa di Abramo e dell’uomo che si sa anche sacrificare in nome di Dio.
La noia ricopre un ruolo centrale all’interno della vita estetica, della vita del Don Giovanni, della vita del Casanova (un domani potremmo anche dire della vita di Andrea Sperelli di D’annunzio o di un Dorian Grey di Oscar Wilde, in modo particolare il secondo).
La vita estetica incarnata dal Casanova (la vita estetica fisica) o dal Don Giovanni (la vita estetica intellettuale) subisce anche in questo caso lo scacco matto della noia, la noia appunto della ripetitività di sedurre una donna, per poi sedurne un’altra(tutte le seduzioni uguali).
Gli attimi dell’esteta (perché l’esteta vive nell’attimo, non vive nella prospettiva di una vita intera) cerca di coglierne l’essenza, la profondità e questa vita che si deve trasformare in capolavoro estetico alla fine è noiosa, ripetitiva, senza una progettualità.
Nulla è scelto autenticamente, non si sceglie di scegliere ma si sceglie di non scegliere e quindi si fugge ancora una volta e la noia mette a nudo la fuga (simile a Pascal), mette a nudo la pochezza e la ripetitività del non scegliere, la vacuità di una seduzione sempre uguale e dunque, anche per Kiergaard la noia ha una valenza positiva portandoci a dire che la vita dell’esteta, che la vita dell’uomo che deve diventare un capolavoro artistico, dell’uomo che vuole fare della sua vita un’opera d’arte è appunto una vita noiosa, una vita da superarsi per andare alla ricerca di qualcos’altro con maggiore profondità e maggior progettualità si vuole vivere nobilitando con la scelta quello che si sceglie, cosa che nella sua vita il filosofo danese è riuscito a prendere pochissime volte ed anzi quasi mai in quanto la scelta è molto ardua, perché ha con se questa dimensione paralizzante, le alternative esistenziali che si diramano di fronte a noi.
Il non scegliere, però, a lungo andare subisce lo scacco matto della noia, saremo portati a scegliere. La noia, dunque, stimola la scelta e la presa di responsabilità della vita che si conduce. Per Kierkegaard la noia ha una valenza estremamente positiva essendo quasi catartica e liberatoria. Alla fine verrà scelta la “vita del marito” che simboleggia una progettualità ed una costruzione di una prospettiva di medio o lungo periodo.
Poi c’è la noia per Arthur Schopenhauer né “Il mondo come volontà e rappresentazione” e per lui la noia è uno degli estremi del pendolo della nostra esistenza, la vita come dolore in quanto la vita è estremamente paragonata a un pendolo, estremamente prigioniera tra due estremi di un pendolo che sono il desiderare e la noia passando in modo fugace per il piacere.
L’uomo desidera, ottiene poco di quello che desidera e quel poco che ottiene immediatamente non è sufficiente ed è banalizzato ripetitivo e vuole essere superato e sopraggiunge pertanto la noia. Desidero, ottengo fugacemente un piacere-desiderio realizzato e poi mi annoio e voglio dei nuovi desideri. Piacevolmente un desiderio appagato in maniera breve e poi nuovamente la noia. Questo pendolo tra desiderio e noia passando per il piacere è una prigione, lo scacco matto della nostra esistenza.
In questo caso la noia è l’altra faccia del desiderare e dunque chi desidera è destinato alla noia, chi desidera è destinato ad essere poi prigioniero della palude della noia e i desideri sono il grande male dell’uomo (la radice buddista di Schopenhauer è qui molto evidente) io desidero e dei desideri che produco ne riesco a realizzare pochissimi e quelli che realizzo gli voglio immediatamente superare in quanto voglio tornare a desiderare precipitando nella noia ciò che desidero mi porta alla noia e pertanto desidero nuovamente.
La noia è quindi quasi una caratteristica genetica, è connesso strettamente all’uomo inteso come volontà di vivere, come piccola volontà di vivere rappresentazione della grande volontà di vivere. Una volontà di vivere cieca, assoluta, unica, incausata ed è una volontà che è conatus ossia volere per volere noi siamo tante piccole volontà che vogliono per volere. La noia è dunque uno stratagemma della volontà di vivere in quanto annoiandoci nuovamente desideriamo e la valenza assunta dalla noia in questo caso è assolutamente negativa perché ci porta a desiderare maggiormente. Se per Pascal era positiva in quanto andiamo verso il superamento del divertissémént cercando il vero senso della vita e se per Kierkgaard ha pure una valenza positiva perché ci porta a superare la vita estetica per scegliere la vita del progetto e del scegliere di scegliere, al contrario per Schopenhauer la valenza della noia è negativa in quanto ci porta in un circolo vizioso dolore-noia, desidero-piacere-dolore-noia e l’uomo è manifestazione della volontà di vivere, l’unica soluzione è annullare il desiderio in modo tale da annullare sia la noia che il dolore il desiderio è ciò che rende gli uomini infelici.
Altri collegamenti possono essere fatti con Giacomo Leopardi, la noia che sopraggiunge dopo il sabato del villaggio (la domenica della noia) oppure in Sartre in cui la noia diventa una vera e propria nausea ossia quella condizione che accompagna l’esistenza dell’uomo senza significato, un’esistenza in cui tutto è uguale al niente ed il niente al tutto e quindi la nausea del vivere che è un estensione dei concetti di noia sia di Pascal che Kierkgaard ed un rafforzativo del dramma esistenziale nichilista (il nichilismo di Schopenhauer). Nella prossima pillola metteremo a confronto il Superuomo di D’Annunzio con il superuomo e l’ Ubermensch Nietzschiano.

Audio Lezioni su Giacomo Leopardi del prof. Gaudio

Ascolta “Giacomo Leopardi” su Spreaker.

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