
Garota de Ipanema di Vinicius De Moraes
28 Dicembre 2019
Frankenstein il mostro di Mary Shelley
28 Dicembre 2019Testo, parafrasi e analisi dei versi 118-142 del Canto II dell’Inferno di Dante Alighieri.
Testo e parafrasi dei versi 1 18- 142 del secondo canto dell’Inferno di Dante
| E venni a te così com’ella volse: d’inanzi a quella fiera ti levai che del bel monte il corto andar ti tolse. 120 |
Dunque: che è perché, perché restai,
perché tanta viltà nel core allette,
perché ardire e franchezza non hai, 123
poscia che tai tre donne benedette
curan di te ne la corte del cielo,
e ’l mio parlar tanto ben ti promette?”. 126
Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo, 129
tal mi fec’io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i’ cominciai come persona franca: 132
“Oh pietosa colei che mi soccorse!
e te cortese ch’ubidisti tosto
a le vere parole che ti porse! 135
Tu m’ hai con disiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch’i’ son tornato nel primo proposto. 138
Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro”.
Così li dissi; e poi che mosso fue, 14 1
intrai per lo cammino alto e silvestro.
Parafrasi:
[Beatrice conclude il suo discorso a Virgilio, come riportato da Virgilio a Dante:] E io venni da te, Virgilio, così come Lucia (una delle tre donne benedette) volle: ti ho allontanato da quella bestia feroce (la Lupa) che ti impediva di salire rapidamente sul bel monte. Dunque: perché mai, perché mai esiti (o rimani bloccato)? Perché alberghi nel tuo cuore tanta paura e viltà? Perché non hai coraggio e risolutezza, dal momento che tre donne così sante e benedette si prendono cura di te nella corte del cielo, e le mie parole ti promettono un aiuto così grande (cioè il successo del viaggio)?
[È la reazione di Dante dopo aver ascoltato le parole di Virgilio che riportano il discorso di Beatrice:] Come i fiorellini piegati e chiusi a causa del gelo notturno, poi, quando il sole li rischiara (o li scalda), si drizzano tutti aperti sul loro stelo, così io mi sentii rinascere (o divenni così) nella mia volontà (o energia interiore) che era stanca, e un così grande e positivo coraggio mi affluì nel cuore, che iniziai a parlare come una persona libera [da paura] e decisa:
“Oh, quanto è misericordiosa colei (Beatrice) che è venuta in mio aiuto! E quanto sei nobile tu (Virgilio) che hai obbedito prontamente alle sue parole sincere e vere che lei ti ha rivolto! Tu, con le tue parole, hai disposto il mio cuore con tale desiderio a intraprendere questo viaggio, che sono tornato alla mia intenzione iniziale [di seguirti]. Ora andiamo, poiché la volontà è una sola per entrambi: tu sei la mia guida, tu il mio signore e tu il mio maestro.”
Così io gli dissi; e dopo che lui (Virgilio) si fu mosso per primo, io entrai per il cammino profondo e impervio (la selva, all’inizio del cammino infernale).
Analisi:
Questi versi segnano il momento cruciale nel Canto II in cui Dante supera i suoi dubbi e le sue paure (la sua “viltà”) riguardo all’impresa di attraversare l’Inferno. La forza che lo spinge ad andare avanti deriva dalla rivelazione dell’intervento divino.
-
L’Intervento della Grazia: Le parole di Beatrice (riportate da Virgilio) chiudono la parentesi esplicativa sulla chiamata di Virgilio. Beatrice ribadisce di essere intervenuta per salvare Dante dalla Lupa che gli impediva la salita verso la salvezza (il “bel monte”). Questo sottolinea che il viaggio di Dante non è una sua iniziativa personale, ma un percorso di redenzione voluto e avviato dalla Grazia divina, rappresentata dalle tre donne benedette: la Vergine Maria (simbolo della misericordia), Santa Lucia (tradizionalmente legata alla vista e alla protezione contro le malattie degli occhi, ma anche qui simbolo di Grazia illuminante) e Beatrice (simbolo della Teologia Rivelata e dell’Amore Divino che scende in soccorso dell’uomo). Il fatto che “tai tre donne benedette / curan di te ne la corte del cielo” è la garanzia più potente per Dante.
-
Il Riprovero di Beatrice e l’Efficacia di Virgilio: Le domande retoriche di Beatrice a Virgilio (“che è perché, perché restai… perché ardire e franchezza non hai?”) esprimono una sorta di stupore e rimprovero per l’esitazione di Dante. Questo rafforza l’idea che, dato l’altissimo intervento celeste in suo favore, la paura di Dante è del tutto ingiustificata. Virgilio, riportando queste parole con fedeltà, agisce come messaggero efficace della volontà divina e dell’amore che le figure celesti nutrono per Dante.
-
La Trasformazione di Dante: La Similitudine del Fiore: La similitudine dei “fioretti dal notturno gelo” è uno dei momenti lirici più famosi della Divina Commedia. Descrive in modo viscerale e immediato l’effetto delle parole di Virgilio (e quindi della Grazia divina) sull’animo di Dante. Come i fiori si riaprono al sole dopo il gelo, così l’animo di Dante, prima “chinato e chiuso” dalla paura e dalla stanchezza spirituale (“mia virtude stanca”), si rianima e ritrova la sua vitalità e il suo coraggio (“tanto buono ardire al cor mi corse”). Questa immagine potentissima segna il superamento della crisi interiore e il recupero della volontà necessaria per intraprendere il viaggio.
-
La Rinnovata Risoluzione e la Fiducia in Virgilio: Rianimato, Dante esprime la sua gratitudine alle figure che lo hanno soccorso (Beatrice, e tramite lei, Lucia e la Vergine) e soprattutto a Virgilio, la cui narrazione è stata lo “sblocco” psicologico e spirituale. L’apostrofe a Virgilio come “duca, segnore e maestro” sancisce definitivamente il suo ruolo guida e l’accettazione piena da parte di Dante della sua autorità intellettuale e morale (limitata al mondo terreno e alla ragione umana, ma indispensabile per questo tratto del percorso). L’affermazione “un sol volere è d’ambedue” indica l’unità d’intenti ritrovata e la piena adesione di Dante alla missione.
-
L’Inizio del Viaggio: L’ultimo verso, “intrai per lo cammino alto e silvestro”, segna l’effettivo e consapevole ingresso nel regno infernale. “Alto” qui ha il significato di profondo, che scende verso il basso (in contrasto con l'”andar corto” sul monte), mentre “silvestro” richiama la selva del primo canto, simbolo dello smarrimento iniziale, ma qui diventa la via da percorrere con determinazione. È l’inizio del percorso di conoscenza e purificazione attraverso la visione del peccato punito.
In sintesi, questi versi non sono solo un punto di svolta narrativo, ma contengono un denso significato teologico e psicologico: mostrano come la Grazia divina (attivata dall’Amore e dalla Misericordia celesti) e la ragione umana (incarnata da Virgilio) collaborino per salvare l’uomo dallo smarrimento, risvegliando la sua volontà e permettendogli di intraprendere il difficile cammino verso la salvezza. La bellezza della similitudine del fiore rende indimenticabile questo passaggio dal dubbio alla risoluzione.




