
Semplicemente a guardare queste nuvole di Marina Corradi
28 Dicembre 2019
Latino 21345 metodo per tradurre una frase
28 Dicembre 2019Il brano “La spia” è tratto da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, un romanzo ambientato durante la Resistenza italiana.
Il protagonista, Johnny, un giovane partigiano, si trova in una situazione drammatica e carica di tensione: deve affrontare un uomo sospettato di essere una spia.
Johnny, mentre si avvicina al luogo dell’incontro, riflette sul significato delle sue azioni passate e presenti, sentendosi diviso tra il senso del dovere e l’incertezza morale. Quando incontra l’uomo, che si presenta come un ambulante di pelli, lo interroga e cerca di valutare se sia davvero una minaccia. Nonostante i dubbi, decide di agire, uccidendo l’uomo con una raffica di mitra. Dopo l’uccisione, Johnny si sente stranamente tranquillo, consapevole di aver compiuto un atto necessario ma moralmente pesante. Con l’aiuto di Anselmo, un contadino locale, nasconde il corpo e riflette sul significato della sua azione, percependo che la guerra, come l’inverno, potrebbe volgere al termine.
Commento
1. Temi principali
- La guerra e la violenza
Il brano esplora uno dei temi centrali del romanzo: la brutalità della guerra e le conseguenze psicologiche delle scelte morali forzate. Johnny è costretto a uccidere un uomo, un atto che lo segna profondamente. La violenza non è mai glorificata, ma rappresentata come una necessità crudele e inevitabile nel contesto della Resistenza. - Il dubbio e la responsabilità morale
Prima di sparare, Johnny è tormentato dal dubbio: è giusto uccidere qualcuno basandosi su semplici sospetti? Questo conflitto interiore evidenzia la complessità delle scelte etiche in tempo di guerra. Alla fine, però, Johnny decide di agire, accettando la responsabilità delle sue azioni. - L’alienazione e la solitudine
Johnny si sente solo di fronte alla decisione di uccidere. Anche se Anselmo è vicino, la scelta finale spetta solo a lui. Questa solitudine riflette la condizione del partigiano, costretto a operare in un contesto di incertezza e pericolo. - La natura e il simbolismo dell’inverno
L’inverno è un elemento ricorrente nel romanzo, simbolo della durezza della guerra e della vita partigiana. Tuttavia, alla fine del brano, Johnny avverte che “l’inverno (e forse anche la sua guerra) fosse passato e finito”. Questa frase suggerisce una speranza di cambiamento, pur nella consapevolezza delle ferite lasciate dal conflitto.
2. Personaggi principali
- Johnny
Protagonista del romanzo, Johnny è un giovane partigiano diviso tra il senso del dovere e il peso morale delle sue azioni. Uccidere un uomo a sangue freddo lo segna profondamente, ma allo stesso tempo lo rende più determinato e consapevole del ruolo che deve svolgere nella Resistenza. - L’uomo sospettato di essere una spia
Questo personaggio rappresenta l’ambiguità della situazione. Pur dichiarandosi un semplice ambulante, i suoi comportamenti e l’equipaggiamento trovato nel portapacchi suggeriscono che potrebbe essere una spia. La sua morte è il risultato di questa ambiguità. - Anselmo
Anselmo è un contadino locale che aiuta Johnny. La sua presenza offre un contrasto con il protagonista: mentre Johnny è tormentato dai dubbi, Anselmo sembra accettare più facilmente la necessità della violenza. La richiesta della bicicletta per i suoi figli aggiunge un tocco di umanità e speranza nel futuro.
3. Simbolismo
- La bicicletta
La bicicletta dell’uomo ucciso diventa un simbolo di speranza e rinascita. Anselmo la vuole conservare per i suoi figli, come un segno di un futuro migliore dopo la guerra. Allo stesso tempo, rappresenta il pericolo costante: se scoperta, potrebbe condannare Anselmo e la sua famiglia. - La neve
La neve copre il paesaggio e nasconde le tracce del crimine, simboleggiando l’oblio e la cancellazione delle azioni compiute. Tuttavia, essa è anche un elemento freddo e implacabile, che riflette la brutalità della guerra. - La pistola e lo sten
Le armi sono strumenti di violenza, ma anche simboli del potere e della responsabilità. Johnny usa lo sten per uccidere, ma la sua mano trema e il gesto è carico di significato morale.
4. Stile e tono
Fenoglio adotta uno stile realistico e asciutto, evitando qualsiasi enfasi retorica. La narrazione è intensa e coinvolgente, con descrizioni dettagliate che immergono il lettore nell’atmosfera gelida e tesa della scena. Il tono è malinconico e riflessivo, con momenti di suspense e di drammaticità.
Il linguaggio è semplice ma efficace, con frasi brevi e dirette che catturano l’attenzione del lettore. I dialoghi sono essenziali e carichi di significato, contribuendo a delineare i caratteri dei personaggi.
5. Messaggio finale
Il brano riflette sulla complessità morale della guerra e sulle scelte difficili che i partigiani erano costretti a fare. Uccidere un uomo non è mai un atto facile, ma in contesti di conflitto diventa una necessità crudele. Johnny, attraverso questa esperienza, matura e prende coscienza del proprio ruolo nella Resistenza, pur pagando un prezzo emotivo elevato.
Il racconto ci ricorda che la guerra non è mai nobile o romantica, ma un insieme di atti brutali e dolorosi che lasciano segni indelebili su chi li compie.
Conclusione
Riassumendo: “La spia” da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio è un brano che esplora temi universali come la guerra, la violenza, il dubbio morale e la responsabilità individuale. Attraverso la figura di Johnny, Fenoglio ci mostra la complessità delle scelte etiche in tempo di guerra e il peso delle azioni compiute. La prosa asciutta e realistica rende la scena ancora più intensa e coinvolgente, lasciando al lettore una riflessione profonda sul significato della guerra e sulle conseguenze delle scelte umane.
📘“La spia”, brano tratto da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio
“La spia” da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio
Parti verso la cresta. Le nove batterono crepuscolarmente a un campanile ed egli controllò il suo orologio. Il suo polso stava affinandosi a vista d’occhio: era ora ad un punto di femminea sottigliezza, ma duro come ferro, il cinghietto di cuoio stava cadendo in pezzi. Lo strappò e fece scivolare l’orologio nel taschino sul petto, fra le pieghe del suo fazzoletto azzurro. Quell’orologio aveva marcato tutte le sue ore coscienti: l’aveva sbirciato mentre Chiodi parlava degli stoici, mentre Cocito saltava Oriani per fare il fuori programma Baudelaire, l’aveva al polso quando il capitano Vargiu aveva annunciato il 25 luglio, Johnny l’aveva consultato aspettando il ragazzo romano col vestito borghese qualche giorno dopo l’armistizio.
Scosse la testa: passato e presente erano totalmente, parimenti incredibili. E un richiamo gli folgorò la testa: “Johnny? qual è l’aoristo di ‘lambano’?” Andando cercò e cercò, senza più trovarlo. Allora se ne dimenticò, ora si sentiva grato alla lupa per avergli dato uno scopo e una meta, in quel gelato, caotico mattino. Trovandola, non l’avrebbe certamente strapazzata, l’avrebbe lisciata e le avrebbe fatto quanto più simpatico possibile il ritorno.
Guardò fortuitamente abbasso e vide il mezzadro della Serra dei Pini che si strascinava per il sentiero sottano, come se avesse appena smesso di correre per la vita o portasse nel petto una pallottola. Lo considerò un altro po’, poi sbatté le mani verso di lui. Guardò su, immediatamente nella giusta direzione, e le sue braccia scattarono avanti come in invocazione o in tentativo di attirarlo giù più presto.
Johnny si lanciò di corsa nella neve e finì vicino all’uomo. Ansimava e balbettava: “L’ambulante, la spia, quello delle pelli!” Allora il batticuore prese anche Johnny. “È passato minuti fa da noi e si è diretto al Rustichello. Volevo mandarti il mio ragazzo più vecchio, ma poi ho pensato di tener fuori i ragazzi da questa cosa”.
Johnny gli disse di prestargli la mantella. Non capiva, e Johnny gliela strappò dalle spalle. “Non chiedermi niente. Va’ a casa, non diritto, ma facendo un certo giro!” Si buttò la mantella su una spalla e si mise di corsa per il sentiero, con l’uomo che gli sussurrava dietro parole perdute.
Dieci minuti dopo spiava dall’alto sull’aja del Rustichello ed il sentiero che ci portava: tutto deserto e tranquillo, certamente era passato oltre senza bussare. Stava chiedendosi per dove prendere, quando avvistò il suo uomo, usciva appena da una svolta, spingendo a mano la bicicletta verso il sentiero che sfociava sulla strada di cresta. Era tranquillo e fiducioso, saliva ad occhi bassi, senza sforzo.
Il batticuore di Johnny lasciò il posto ad una normale accelerazione, soltanto la lingua gli si era fulmineamente e tutta essiccata. Si ritirò dietro una duna di neve, le spalle al bosco e aspettò. L’uomo sarebbe passato tra cinque minuti. Roteò la testa per inspirare il massimo d’aria e prese coscienza del perfetto silenzio e dell’assoluta desertità tutt’intorno.
Estrasse lo sten da sotto la mantella e lo armò con millimetrica lentezza. Ma quando fu armato, il dubbio lo possedé. Non poteva sparare su pura presunzione, dopo tante macchie non poteva scordarsi del fair play: così si nasce. Se non fosse una spia, fosse realmente, per quanto scarsamente plausibile, un negoziante di pelli? La donna di Anselmo poteva avere alterato, gonfiato la realtà: tutto poteva attendersi, in fantasia, da queste donne di collina che passano la vita in feconda seclusione, nell’unica ed esaltante compagnia dell’ingannevole vento.
Senti che la sua anima e il destino erano in gioco, in quei pochi minuti così lenti e precipiti. Poteva arrestarlo, legarlo, magari cambiarlo con Ettore? Ma no, questo non poteva e non doveva esser cambiato, se era quello che era. Poi credette di cogliere l’accentuato respiro dell’uomo al colmo della salita e perfino il fruscio dei tubolari sul fango raggelato.
Poi l’uomo apparve sulla cresta e sostò in riposo, con un gomito appoggiato alla sella. Il portapacchi metallico, nuovo di zecca, sul manubrio, balenava al massimo della smilza luce solare.
Un groppo di catarro saliva procellosamente per la gola di Johnny e sputando forte balzò sulla strada. L’uomo sussultò, poi lentamente si alzò, lo salutò chiamandolo partigiano, e la sorpresa dava alla sua voce un tono sarcastico. Johnny gli mostrò la sinistra che impugnava lassamente la pistola e gli ordinò di tirarsi sulla nuca il mefisto.
“Perché?” domandò in italiano, con una voce raschiante.
Johnny lo mirò al petto. “Tiratelo indietro.”
La striscia bianca brillò nel letto di ricca, splendida chioma corvina. “Adesso sorridi.”
“Che cosa vuoi che faccia?” “Sorridere. Sorridi.”
L’uomo sorrise ma insieme parlò, un flusso di parole di cui Johnny non ne colse nemmeno una.
“Sta’ zitto. Sorridi soltanto.”
L’uomo disse che non gli veniva fatto. “Non mi viene fatto? Hai una faccia… Sorridi!”
Allora sorrise, un largo sorriso che gli denudava tutti i denti, ghiacciato e ghiacciante. Allora Johnny sorrise a lui, e l’uomo respirò più liberamente e con tono amichevole gli domandò perché gli facesse tanti esperimenti, “Come vedi, sono un negoziante. Commercio in pelli di coniglio ed anche di scoiattolo, quando ne trovo. Ora ti faccio vedere,” e tese una mano verso il portapacchi, ma Johnny gli gettò un tale sguardo che l’altro subito ritrasse la mano.
“Dimmi piuttosto, per che ora hai lasciato detto che torni in caserma?”
Sorrise blankly. “La caserma. Che caserma? A cosa vuoi alludere, partigiano?” “Alla tua caserma.”
“Ma che caserma! Grazie a Dio, io sono fuori e lontano dalle caserme! Che caserma dici?”
Johnny ebbe una lievitante sensazione che Anselmo fosse nascosto abbastanza vicino ed un incredibile pudore s’impadronì di lui, gli fece abbassare la voce, “Sappi che non tornerai in caserma.”
E con la sinistra rimise fuori la pistola, ma con una tenuta lassa e goffa. E l’uomo sbirciava la bocca oscillante dell’arma e studiava la distanza, quindici passi e la probabilità. “Calcola, calcola e decidi”, lo implorava in cuor suo, poi disse forte: “Tu sei una spia. Prega se ti pare”.
La mano dell’uomo si tuffò voracemente nel portapacchi, blowing le pelli, Johnny toccò lo sten sotto la mantella e udì il suo crosciare lunghissimo, fedele. L’uomo si piegò sulla bicicletta, il caricatore si era già esaurito, poi piombò a terra aggrovigliato alla bici, scalciando i suoi ultimi calci nelle ruote.
L’eco della raffica galoppava ancora nelle profondità di Valle Belbo.
Johnny corse a quel mucchio, districò l’uomo dalla macchina e lo rotolò al ciglione e poi giù per la scarpata verso il bosco, freneticamente. Il corpo rotolava liscio sulla neve dura, sobbalzò ad un risalto, poi sparì in una depressione.
Johnny tornò alla bicicletta e affondò le mani nel portapacchi esumandone una P 38 e tre caricatori pieni e bene oleati. Si sistemò tutto al cinturone e sospirò di liberazione e sollievo. Poi guardò e origliò intorno, ma nulla era coglibile. Sentiva però Anselmo vicinissimo ma non la necessità di chiamarlo.
Allora attraversò la strada per raggiungere il cadavere oltre il pendio, giù nella conchetta. Scendeva, stampando orme esattamente sulle gocce di sangue, confondendole, mischiandole in una indecifrabile sporcizia grigiobruna. Poi stette sull’ultimo risalto, guardò il corpo approdato e si sedette.
Non aveva mai ucciso un uomo a quel modo e ora doveva seppellirlo, altra cosa che mai aveva fatto. La neve crocchiò dietro di lui, ma nemmeno si volse, tanto certo della presenza di Anselmo. Il contadino si inginocchiò sul risalto guardando al cadavere con occhi disorbitati.
Con voce calma e grata Johnny disse: “Era proprio quel che voi dicevate.”
“E che? E tu dubitavi che fosse una spia. E tu eri l’uomo giusto per eliminarlo ed io di questo non avevo mai dubitato. Hai fatto un lavoro pulito. Debbo dirti che stavo male per te, Johnny, ma quando ho sentito la raffica ho capito che tu vincevi e lui moriva. Come stai adesso?”
“Bene, bene sto”. Stava tranquillo e sudato. “Sai, è il primo uomo che uccido guardandolo in faccia.”
“Lo credo, Johnny,” disse il contadino. “Ma la bicicletta è rimasta in mezzo alla strada.”
“Sali a prenderla e ribaltala nel più folto del bosco.”
“Johnny,” balbettò Anselmo, “non vuoi darla a me? o la vorrei per darla al mio figlio maggiore, quando sarà cresciuto.”
“Davvero la vuoi? Quella bicicletta?”
“Sì, per i miei figli fatti grandi, e da adoperare soltanto quanto tutto sarà finito.”
“Prendila allora, ma ti avviso. Se te la scoprono in casa è tale e quale una condanna a morte.”
“Sta’ tranquillo, la nasconderò che non la scopriranno nemmeno gli angeli.”
Si alzò, si avvolse nella mantella e salì a prender possesso della bicicletta. Da lassù avvertì Johnny che sarebbe tornato fra venti minuti con pala e badile.
“Bene,” disse Johnny, “dovremo scavare non poco. Un metro di neve ed altrettanto di terra.”
Anselmo si caricò la bicicletta sulle spalle poi partì di corsa per il pendio.
E Johnny si rivolse a vegliare quel suo proprio cadavere. Faceva molto freddo, ma gli pareva che l’inverno (e forse anche la sua guerra) fosse passato e finito.




