
Aggettivi e Pronomi Possessivi
28 Dicembre 2019
Un destino da pollo di Tommaso Landolfi
28 Dicembre 2019L’autore vuole mettere in evidenza la condizione di estrema solitudine di ogni uomo durante la sua breve vita. Inoltre, la fragilità e la corruttibilità della condizione umana, messe in luce dal fatto che Cosimo vive su sostegni fragili come i rami degli alberi, che sembrano forti all’apparenza ma che si rivelano poi vulnerabili ad ogni genere di pericolo.
Lo sguardo dagli alberi è anche metafora del lume della ragione che, a partire appunto dal settecento, permette all’uomo di giudicare ciò che accade con oggettività e razionalità
Il romanzo è narrato da un narratore interno.
Il libro infatti è scritto principalmente in terza persona, e la vicenda è narrata da Biagio, fratello minore del protagonista
Lettura in classe del brano” Cosimo vive il mondo dall’alto”, (da Il barone rampante), Italo Calvino
Cosimo era sull’elce. I rami si sbracciavano, alti ponti sopra la terra.
Tirava un lieve vento; c’era sole. Il sole era tra le foglie, e noi per vedere Cosimo dovevamo farci schermo con la mano. Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa, vista di lassù, era diversa, e questo era già un divertimento. Il viale aveva tutt’un’altra prospettiva, e le aiole, le ortensie, le camelie, il tavolino di ferro per prendere il caffè in giardino. Più in là le chiome degli alberi si sfittivano e l’ortaglia digradava in piccoli campi a scala, sostenuti da muri di pietre; il dosso era scuro di oliveti, e, dietro, l’abitato d’Ombrosa sporgeva i suoi tetti di mattone sbiadito e ardesia, e ne spuntavano pennoni di bastimenti, là dove sotto c’era il porto.
In fondo si stendeva il mare, alto d’orizzonte, ed un lento veliero vi passava.
Ecco che il Barone e la Generalessa, dopo il caffè, uscivano in giardino. Guardavano un rosaio, ostentavano di non badare a Cosimo.
Si davano il braccio, ma poi subito si staccavano per discutere e far gesti. Io venni sotto l’elce, invece, come giocando per conto mio, ma in realtà cercando d’attirare l’attenzione di Cosimo; lui però mi serbava rancore e restava lassù a guardar lontano. Smisi, e m’accoccolai dietro una panca per poter continuare a osservarlo senz’essere veduto.
Mio fratello stava come di vedetta. Guardava tutto, e tutto era come niente. Tra i limoneti passava una donna con un cesto. Saliva un mulattiere per la china, reggendosi alla coda della mula. Non si videro tra loro; la donna, al rumore degli zoccoli ferrati, si voltò e si sporse verso strada, ma non fece in tempo. Si mise a cantare allora, ma il mulattiere passava già la svolta, tese l’orecchio, schioccò la frusta e alla mula disse: – Aah! – E tutto finì lì. Cosimo vedeva questo e quello.
Calvino, Il barone rampante (capitolo II), Torino Einaudi, 1959
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