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18 Giugno 2025Traccia e svolgimento di una analisi del testo della poesia “Mi ritrovo in questa stanza” di Pier Paolo Pasolini

TRACCIA
Sessione ordinaria 2025 Prima prova scritta – Ministero dell’Istruzione e del Merito ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE PROVA DI ITALIANO
TIPOLOGIA A – ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO ITALIANO
PROPOSTA A1
Pier Paolo Pasolini , Appendice I a «Dal diario» (1943-1944) , in Tutte le poesie , tomo I, a cura di Walter Siti, Mondadori, Milano, 2009.
Mi ritrovo in questa stanza
col volto di ragazzo, e adolescente,
e ora uomo. Ma intorno a me non muta
il silenzio e il biancore sopra i muri
e l’acque; annotta da millenni
un medesimo mondo. Ma è mutato
il cuore; e dopo poche notti è stinta
tutta quella luce che dal cielo
riarde la campagna, e mille lune
non son bastate a illudermi di un tempo
che veramente fosse mio. Un breve arco
segna in cielo la luna. Volgo il capo
e la vedo discesa, e ferma, come
inesistente nella stanca luce.
E così la rispecchia la campagna
scura e serena. Credo tutto esausto
di quel perfetto inganno: ed ecco pare
farsi nuova la luna, e — all’improvviso —
cantare quieti i grilli il canto antico.
La poesia proposta, priva di titolo, come spesso accade nella vasta produzione poetica di Pier Paolo Pasolini (1922–1975), è testimonianza del complesso e ricco itinerario letterario che l’autore ha percorso fin dagli anni della giovinezza. Questo componimento, redatto nei primi anni Quaranta, esprime una riflessione profondamente intima e si distingue nettamente dai celebri testi civili e socialmente impegnati che hanno caratterizzato gran parte della sua opera.
Comprensione e analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che includa le risposte a tutte le domande proposte.
- Presenta sinteticamente il contenuto della poesia e individua le figure di stile ricorrenti.
- Individua, mediante riferimenti precisi al testo proposto, la relazione tra la vita della natura e la vita del poeta.
- Quale funzione assume la luna nella riflessione poetica di Pasolini?
- Quale significato può essere attribuito al canto dei grilli che si ode nella quiete notturna?
Interpretazione
In questa poesia l’autore osserva la natura mettendola in relazione con la propria esistenza. Facendo riferimento alla produzione poetica di Pasolini o di altri autori, o ad altre forme d’arte a te note, elabora una tua personale riflessione sulle modalità con cui la letteratura e/o altre arti trattano il tema del trascorrere del tempo e della relazione con la natura.

SVOLGIMENTO
Analisi e Interpretazione di un Testo di Pier Paolo Pasolini
La poesia proposta, estratta da “Appendice I a «Dal diario» (1943-1944)”, ci introduce a un Pasolini giovane, profondamente introspettivo e ancora lontano dalle provocazioni e dall’impegno civile che caratterizzeranno la sua produzione successiva. Questo componimento, privo di titolo ma denso di significato, offre uno spaccato della sua sensibilità giovanile, focalizzata su temi esistenziali e sulla relazione tra l’individuo e il tempo che scorre.
Comprensione e Analisi
-
Contenuto della poesia e figure di stile ricorrenti. La poesia si apre con una riflessione del poeta sul suo essere in una stanza, dove il suo volto è cambiato dall’infanzia all’età adulta, mentre l’ambiente circostante – il silenzio, il biancore dei muri, le acque – rimane immutato. Questa immutabilità del paesaggio contrasta con la trasformazione interiore del poeta: il suo cuore è mutato e la luce della campagna, la luna, non bastano più a illuderlo di un tempo che fosse veramente suo. La luna, inizialmente alta nel cielo, scende e appare “inesistente nella stanca luce”, rispecchiata da una campagna “scura e serena”. La poesia si conclude con un’inattesa riaccensione della speranza: la luna sembra rinnovarsi e i grilli riprendono il loro “canto antico”.
Le figure di stile ricorrenti includono:
- Antitesi/Contrasto: È la figura dominante, evidente nel contrasto tra l’immutabilità della stanza e della natura (“non muta / il silenzio e il biancore”, “un medesimo mondo”) e la mutevolezza del poeta (“Ma è mutato / il cuore”). Altrettanto significativo è il contrasto tra la luce iniziale (“tutta quella luce che dal cielo / riarde la campagna”) e la stanca luce finale che rende la luna “inesistente”.
- Metafore: La “luce che dal cielo / riarde la campagna” è una metafora della vitalità e della speranza che il poeta sentiva in passato. Le “mille lune” che non sono bastate a illuderlo sono una metafora del fallimento del tempo nel restituirgli un senso di appartenenza.
- Similitudini: La luna “come / inesistente” è una chiara similitudine che ne evidenzia la mancanza di vitalità.
- Anafora: Sebbene non marcata, la ripetizione di “e” (“e ora uomo”, “e l’acque”, “e mille lune”) contribuisce a un’atmosfera di continuità e accumulo.
- Enjambement: Molto presente (“non muta / il silenzio”, “è stinta / tutta quella luce”, “Credo tutto esausto / di quel perfetto inganno”), conferisce fluidità al verso e lega i concetti tra loro, riflettendo il flusso del pensiero.
-
Relazione tra la vita della natura e la vita del poeta. Inizialmente, la natura e il suo ciclo sembrano fungere da specchio e da metro di misura per la vita del poeta, ma un metro che, paradossalmente, ne evidenzia la disarmonia. La campagna, la luce e la luna sono testimoni di un tempo che per il poeta non è più “suo”. Il “silenzio e il biancore” dei muri e “l’acque” sono immutabili, mentre il cuore del poeta si è trasformato e ha perso quella “luce” e quella capacità di illudersi di un tempo proprio. La natura, pur nella sua apparente staticità temporale (“annotta da millenni / un medesimo mondo”), riflette l’evoluzione e lo sfinimento interiore del poeta.
Tuttavia, nel finale, questa relazione assume una nuova sfumatura. La natura, con il “farsi nuova la luna” e il “cantare quieti i grilli il canto antico”, sembra offrire una possibilità di rinnovamento o, quantomeno, un ritorno a una forma di autenticità e continuità che il poeta aveva creduto perduta. La natura non è più solo uno sfondo indifferente o un mero specchio, ma diventa un veicolo per un’epifania, un’improvvisa riaccensione di qualcosa di primordiale e rassicurante.
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Funzione della luna nella riflessione poetica di Pasolini. La luna assume una funzione centrale e ambivalente. Inizialmente, essa è simbolo di un tempo perduto, di una giovinezza che non può essere recuperata: “mille lune / non son bastate a illudermi di un tempo / che veramente fosse mio”. La sua luce non è sufficiente a rievocare un passato autentico. La luna è anche rappresentazione della percezione del tempo che passa: “Un breve arco / segna in cielo la luna”, un’immagine che evoca il ciclo, ma anche la caducità e la rapidità con cui il tempo si esaurisce.
Successivamente, la luna si presenta “discesa, e ferma, come / inesistente nella stanca luce”, riflettendo lo stato d’animo di esaurimento e disillusione del poeta. Essa diventa quasi un’immagine speculare della sua stanchezza interiore. Tuttavia, nel verso finale, la luna si “fa nuova”, acquisendo una funzione di speranza e di rinascita, un segno di un possibile risveglio o di un’armonia ritrovata con il ciclo della natura, un’illuminazione improvvisa che rompe il velo della stanchezza.
-
Significato del canto dei grilli che si ode nella quiete notturna. Il canto dei grilli, che si ode “all’improvviso” e come “il canto antico”, assume un significato profondo e catartico. Dopo la stanchezza e la disillusione espresse dal poeta, questo suono ancestrale e immutabile introduce un elemento di inattesa vitalità e continuità. I grilli, con il loro canto che si ripete da sempre, rappresentano la persistenza della vita, la ciclicità eterna della natura che va oltre le esperienze individuali del tempo.
Questo “canto antico” può essere interpretato come un richiamo alle origini, a una dimensione primordiale e autentica dell’esistenza, in contrasto con la stanchezza e la perdita di illusione del poeta. È un’epifania che restituisce speranza, un piccolo miracolo sonoro che riannoda il filo con un’esistenza più essenziale e duratura, suggerendo che, nonostante il trascorrere del tempo e le delusioni personali, c’è una forza vitale inesauribile nella natura che può sempre “farsi nuova”.
Interpretazione
Il tema del trascorrere del tempo e della relazione con la natura è un topos letterario e artistico di vastissima portata, che in questa poesia di Pasolini trova una declinazione intima e malinconica, ma anche aperta alla speranza. L’autore, nel suo primo approccio poetico, esplora la dicotomia tra la fugacità dell’esistenza umana e l’eternità, o perlomeno la ciclicità, della natura.
Nella mia esperienza di docente, ho sempre sottolineato come Pasolini, pur nella sua evoluzione stilistica e tematica, abbia mantenuto un legame profondo con il mondo contadino e con una dimensione “sacra” del paesaggio, che ritroviamo anche nelle opere più tarde e impegnate. Questo rapporto con la natura non è mai puramente descrittivo, ma sempre intriso di significato esistenziale e, spesso, politico. Per approfondire il suo pensiero e la sua evoluzione, rimando alle mie pagine su atuttascuola.it:
- Pier Paolo Pasolini: Vita, opere e pensiero: Qui si può avere una visione d’insieme dell’autore, per contestualizzare anche le sue prime prove poetiche.
- Pasolini, La religione del mio tempo: Anche se un’opera più matura, in questo testo si percepisce già quel legame profondo con una spiritualità quasi laica, legata alla terra e al tempo ancestrale, che in nuce è già presente nel componimento analizzato.
Il confronto tra la transitorietà umana e la permanenza della natura è un filo rosso che attraversa la storia della letteratura. Pensiamo, per esempio, a Giacomo Leopardi e alla sua concezione della natura ora “matrigna”, ora capace di suscitare profonde riflessioni sull’infinito. Ne “L’Infinito”, il poeta si immerge nella siepe e nel vento, trovando nella contemplazione del paesaggio un punto di partenza per l’immaginazione e la riflessione sull’eternità, un’eternità che però si confronta sempre con la finitezza dell’io lirico. Anche Leopardi, come Pasolini, usa la natura non come semplice sfondo, ma come catalizzatore di un’interrogazione profonda sul senso dell’esistenza e del tempo.
Un altro esempio significativo è Giovanni Pascoli, che attraverso la natura e i suoi elementi (il nido, il gelsomino notturno, il focolare) evoca un senso di mistero, di precarietà e di un tempo ciclico che si ripete, ma anche di memoria e di ritorno all’infanzia. Il “fanciullino” pascoliano è in grado di cogliere nelle piccole cose della natura il segreto della vita, un po’ come i grilli di Pasolini che, con il loro “canto antico”, riportano a una dimensione primordiale e rassicurante.
Al di fuori della letteratura, anche altre arti hanno esplorato questo tema. Nelle arti visive, paesaggisti romantici come Caspar David Friedrich hanno rappresentato l’uomo immerso in una natura imponente e sublime, spesso di fronte a scenari che evocano l’infinito e la finitezza umana. I suoi dipinti, con figure solitarie che contemplano vastissimi orizzonti, comunicano un senso di smarrimento ma anche di profonda connessione con il trascendente, simile alla riflessione pasoliniana sulla luna e sul tempo.
Anche nella musica, il tema del tempo che scorre e della relazione con la natura è onnipresente. Basti pensare alle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, che non solo descrivono il susseguirsi delle stagioni, ma evocano anche il ciclico scorrere della vita, con i suoi momenti di fioritura e di declino. La musica, con la sua temporalità intrinseca, è forse l’arte che più direttamente ci fa percepire lo scorrere del tempo, e la sua capacità di evocare immagini naturali ne amplifica il significato esistenziale.
In sintesi, la poesia di Pasolini, pur nella sua giovanile introspezione, si inserisce in un dialogo millenario tra l’essere umano e il suo ambiente. Il tempo non è solo una dimensione lineare, ma anche un ciclo, un’eco di un “canto antico” che, come quello dei grilli, promette un ritorno, un rinnovamento. È un messaggio che, nella mia pratica didattica, cerco sempre di trasmettere: la letteratura e l’arte non sono solo specchi del reale, ma finestre attraverso cui possiamo cogliere la complessità del nostro rapporto con il tempo che ci plasma e con la natura che ci circonda.





