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19 Giugno 2025Traccia e svolgimento di un tema di attualità sul incentrata sul messaggio di Paolo Borsellino sulla speranza dei giovani e sul valore della lotta alla mafia

TRACCIA
Sessione ordinaria 2025 Prima prova scritta – Ministero dell’Istruzione e del Merito ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE PROVA DI ITALIANO
TIPOLOGIA C – RIFLESSIONE CRITICA DI CARATTERE ESPOSITIVO-ARGOMENTATIVO SU TEMATICHE DI ATTUALITÀ
PROPOSTA C1
Testo tratto da: Paolo Borsellino, I giovani, la mia speranza , in Epoca , 14 ottobre 1992, pp. 125-126.
Sono nato a Palermo e qui ho svolto la mia attività di magistrato. Palermo è una città che a poco a poco, negli anni, ha finito per perdere pressoché totalmente la propria identità, nel senso che gli abitanti di questa città, o la maggior parte di essi, hanno finito per non riconoscersi più come appartenenti a una comunità che ha esigenze e valori uguali per tutti.
Sono stato più volte portato a considerare quali sono gli interessi e i ragionamenti dei miei tre figli, oggi tutti sui vent’anni, rispetto a quello che era il mio modo di pensare e di guardarmi intorno quando avevo quindici-sedici anni. A quell’età io vivevo nell’assoluta indifferenza del fenomeno mafioso, che allora era grave quanto oggi.
Invece i ragazzi di oggi (per questo citavo i miei figli) sono perfettamente coscienti del gravissimo problema col quale noi conviviamo. E questa è la ragione per la quale, allorché mi si domanda qual è il mio atteggiamento, se cioè ci sono motivi di speranza nei confronti del futuro, io mi dichiaro sempre ottimista. E mi dichiaro ottimista nonostante gli esiti giudiziari tutto sommato non soddisfacenti del grosso lavoro che si è fatto. E mi dichiaro ottimista anche se so che oggi la mafia è estremamente potente, perché sono convinto che uno dei maggiori punti di forza dell’organizzazione mafiosa è il consenso. E il consenso che circonda queste organizzazioni che le contraddistingue da qualsiasi altra organizzazione criminale.
Se i giovani oggi cominciano a crescere e a diventare adulti, non trovando naturale dare alla mafia questo consenso e ritenere che con essa si possa vivere, certo non vinceremo tra due-tre anni. Ma credo che, se questo atteggiamento dei giovani viene alimentato e incoraggiato, non sarà possibile per le organizzazioni mafiose, quando saranno questi giovani a regolare la società, trovare quel consenso che purtroppo la mia generazione diede e dà in misura notevolissima. E questo mi fa essere ottimista.
Traccia della produzione scritta
Rifletti, alla luce delle tue esperienze come studente e come cittadino, sul significato profondo di questo messaggio del giudice Paolo Borsellino (1940–1992) e sul valore che esso può avere per i giovani, in particolare per quelli della tua generazione.
Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

SVOLGIMENTO
La Speranza di Borsellino: I Giovani e la Lotta per una Società Giusta
Il messaggio del giudice Paolo Borsellino, tratto dal suo scritto “I giovani, la mia speranza”, è un testamento spirituale e civico di straordinaria importanza. Pronunciato poco prima del suo assassinio, questo testo rivela una lucidità amara sulla condizione di Palermo e della Sicilia, ma al contempo una fede incrollabile nelle nuove generazioni come motore del cambiamento. La sua riflessione sull’indifferenza del passato e sulla crescente consapevolezza giovanile circa il fenomeno mafioso è un faro per chiunque creda nella possibilità di una società più giusta e libera.
Comprensione e Analisi
Il cuore del messaggio di Borsellino risiede nella sua profonda fiducia nei giovani. Partendo da un’amara constatazione sulla perdita di identità di Palermo, dove molti abitanti hanno smesso di riconoscersi in una comunità con valori comuni, il giudice opera un confronto generazionale. Ricorda la sua giovinezza, caratterizzata da una “assoluta indifferenza del fenomeno mafioso”, nonostante la sua gravità già allora. Questa indifferenza era, secondo lui, un punto di forza per la mafia stessa.
Il contrasto arriva con la generazione dei suoi figli (e, per estensione, i giovani d’oggi), che invece sono “perfettamente coscienti del gravissimo problema” mafioso. Questa consapevolezza è la fonte del suo ottimismo, un ottimismo che resiste nonostante gli esiti giudiziari non sempre soddisfacenti e la percezione della grande potenza attuale della mafia. La chiave di volta del suo ragionamento è il consenso: Borsellino è convinto che il potere della mafia derivi principalmente dal “consenso che circonda queste organizzazioni”, distinguendole da altre forme di criminalità.
La speranza, dunque, si proietta nel futuro: se i giovani impareranno a “non trovare naturale dare alla mafia questo consenso” e non accetteranno di “poter vivere con essa”, allora, anche se non si vincerà in pochi anni, la mafia perderà il suo punto di forza fondamentale quando saranno le nuove generazioni a “regolare la società”. È questa l’eredità più preziosa che Borsellino ci ha lasciato: la convinzione che la lotta alla mafia passi innanzitutto per un cambiamento culturale, per una presa di coscienza e un rifiuto morale collettivo, e che i giovani siano i protagonisti di questa rivoluzione silenziosa.
Riflessione sulla Produzione Scritta
Il Peso di una Consapevolezza Nascosta
Come studente e cittadino, leggere le parole di Paolo Borsellino suona come un richiamo diretto, un’eco potente dal passato che illumina il presente. La sua amara constatazione sulla “perdita di identità” di Palermo, e più in generale di alcune comunità, risuona anche oggi. Quante volte, anche nella mia esperienza, si percepisce un senso di disconnessione, una fatica a riconoscersi in valori condivisi? La critica all’indifferenza della sua generazione riguardo alla mafia è un punto cruciale. Spesso il conformismo, la paura o semplicemente la mancanza di conoscenza portano all’acquiescenza, che è la linfa vitale per ogni forma di illegalità. Invece, la consapevolezza di cui Borsellino parla è il primo passo verso il cambiamento.
La Nostra Generazione: Eredi di una Speranza
Il messaggio del giudice acquista un valore profondo per la mia generazione. Siamo cresciuti in un’era in cui la mafia, pur non sempre visibile come in passato, è ancora una realtà complessa e ramificata, che si adatta e muta. Tuttavia, grazie anche al sacrificio di figure come Borsellino e Falcone, e al lavoro di chi ha continuato la loro battaglia, la consapevolezza è indubbiamente cresciuta. Oggi, temi come la legalità, la giustizia sociale e il contrasto alla criminalità organizzata sono parte del dibattito pubblico e, fortunatamente, dei programmi scolastici.
La scuola, in particolare, ha un ruolo cruciale in questo. Percorsi di Educazione Civica ci portano a confrontarci con i principi costituzionali, con la storia della lotta alla mafia e con il valore del senso civico. Su atuttascuola.it si trovano molte risorse utili in questo senso, ad esempio nella sezione dedicata all’Educazione Civica e Cittadinanza, che fornisce strumenti per comprendere l’importanza di una partecipazione attiva e responsabile alla vita della comunità.
Il Consenso: La Vera Battaglia
Il concetto di consenso espresso da Borsellino è, a mio avviso, la chiave di volta del suo messaggio e la sfida più grande per la mia generazione. La mafia non si combatte solo con le indagini e gli arresti, ma soprattutto minando il suo radicamento sociale e culturale. Questo “consenso” può manifestarsi in mille modi: dalla complicità silenziosa alla ricerca di scorciatoie, dalla sfiducia nelle istituzioni alla convinzione che “tanto non cambia niente”.
Se la nostra generazione riuscirà a rifiutare questo consenso, a non ritenere “naturale” vivere con la mafia, si aprirà una breccia significativa. Non è una battaglia che si vince “tra due-tre anni”, come Borsellino stesso ammette. È un processo lento, fatto di piccole scelte quotidiane: denunciare, non voltarsi dall’altra parte, premiare l’onestà e il merito, credere nelle regole e nelle istituzioni democratiche.
Oltre l’Ottimismo di Speranza
L’ottimismo di Borsellino non era ingenuità, ma una consapevolezza profonda del potenziale trasformativo dei giovani. Il suo messaggio ci invita a non cadere nella rassegnazione, nel cinismo o nell’indifferenza che hanno alimentato il potere mafioso in passato. La nostra generazione ha gli strumenti, la conoscenza e la possibilità di fare scelte diverse. Abbiamo accesso a informazioni che le generazioni precedenti non avevano, e siamo più consapevoli delle interconnessioni globali del fenomeno mafioso.
Il valore del suo messaggio sta proprio qui: è un invito all’azione. Non un’azione eroica per pochi, ma una responsabilità condivisa da molti. È l’idea che ogni scelta quotidiana, ogni rifiuto del compromesso, ogni manifestazione di legalità e di solidarietà, contribuisca a costruire una società dove la mafia non trovi più terreno fertile per prosperare. In questo senso, le parole di Borsellino sono un incoraggiamento a essere cittadini attivi e consapevoli, capaci di “regolare la società” non solo con la competenza, ma soprattutto con l’integrità morale. Questa è la vera speranza che egli ci ha consegnato, un’eredità che dobbiamo far fruttare con il nostro impegno.




