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La riforma della scuola è tornata al centro dell’agenda ministeriale. Programmi definiti, obiettivi dichiarati, strategie formalizzate. L’elaborazione, però, ha trascurato un elemento essenziale, il destinatario della comunicazione educativa: lo studente. Le sue strutture cognitive, i codici linguistici e i tempi di elaborazione sono nell’ombra. Il disegno didattico più accurato è destinato a rivelarsi inefficace, in assenza di questa attenzione.
Il punto critico è nel quadro di riferimento. L’ambiente formativo implicito dei nuovi programmi non coincide più con quello in cui vivono gli studenti che stato trasformato in profondità prima dalla televisione, poi, in misura ancora più incisiva, dai social media. Marshall McLuhan aveva teorizzato la natura di questo mutamento: gli effetti dei media non dipendono dal loro uso, ma dalla loro presenza.
La televisione ha imposto il primato dell’immediatezza visiva, ha ridotto i tempi della riflessione e ha rafforzato la dimensione emotiva rispetto a quella argomentativa. I social media hanno ampliato e radicalizzato questi processi: hanno frammentato la comunicazione, accelerato i ritmi, moltiplicato i contenuti, reso la partecipazione un elemento strutturale. Il “villaggio globale” è ormai una condizione operativa: connessione continua, simultaneità, produzione diffusa.
Il formato breve e interattivo non si limita a trasmettere informazioni: incide sui processi cognitivi. Aumenta il coinvolgimento, ma rende più difficile la sintesi e la costruzione di una visione d’insieme. La televisione tende a semplificare; i social attivano, ma spesso privilegiano la reazione immediata rispetto alla comprensione.
In questo scenario, il precedente ministro era intervenuto per contrastare “l’ossessione del programma”. L’attuale indirizzo si muove invece in senso opposto: la programmazione torna a essere centrata sui contenuti e sulle sequenze, mentre resta sullo sfondo il problema decisivo riguardante il destinatario della formazione. Anche il quadro normativo risulta trascurato: i vincoli sono disattesi (art. 2 comma 1 della legge 12 del 5/3/2020: strumentalità del sapere) e, soprattutto, non vengono rispettati i cardini della formazione degli studenti. Ne deriva uno scollamento tra progettazione didattica e processi cognitivi, tale da rendere la strategia formativa strutturalmente fragile.




