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Cause di un incendio a scuola: capire i rischi per prevenirli davvero
C’è una differenza sostanziale tra sapere che una scuola potrebbe prendere fuoco e capire perché una scuola prende fuoco. La prima è una consapevolezza generica, quasi astratta, che porta al massimo a compilare correttamente un registro o a fare le prove di evacuazione nei tempi previsti dalla normativa. La seconda è qualcosa di più profondo: è la capacità di leggere l’ambiente scolastico con occhi diversi, di riconoscere le condizioni che rendono possibile un incendio prima che si verifichi, di intervenire su cause concrete invece di limitarsi a gestire procedure. Per un dirigente scolastico, questa differenza non è solo intellettuale: è la distanza che separa la prevenzione reale dalla prevenzione formale.
Il D.Lgs. 81/2008 e il D.M. 3 settembre 2021 — che ha profondamente rinnovato la disciplina della prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, sostituendo il vecchio D.M. 10 marzo 1998 — impongono al datore di lavoro, e quindi al dirigente scolastico, di effettuare una valutazione del rischio incendio che sia concreta, contestualizzata, capace di identificare le cause specifiche di quel particolare edificio, di quella particolare scuola, con la sua storia costruttiva, i suoi impianti, le sue abitudini d’uso. Non un documento generico, ma un’analisi che conosce l’edificio dall’interno. E per fare questa analisi, bisogna partire da una domanda semplice quanto fondamentale: da dove nasce un incendio in una scuola?
L’impianto elettrico: la causa più frequente e più sottovalutata
Se dovessimo indicare una sola causa responsabile della maggior parte degli incendi nelle scuole italiane, sarebbe questa: l’impianto elettrico. Non perché nelle scuole ci siano situazioni di pericolo eccezionale, ma perché la grande maggioranza degli edifici scolastici italiani è stata costruita in epoche in cui i carichi elettrici previsti erano incomparabilmente più bassi di quelli attuali. Un edificio scolastico degli anni Sessanta o Settanta era progettato per alimentare qualche lampada, qualche presa e poco altro. Oggi quello stesso edificio deve reggere proiettori interattivi, computer fissi e portatili, videocamere, stampanti, condizionatori, casse acustiche, carica-batterie, server di rete, sistemi di allarme, videocitofoni. Il divario tra ciò per cui l’impianto è stato progettato e ciò che oggi gli viene chiesto di fare è, in molti casi, abissale.
Il risultato sono cavi che lavorano in condizioni di sovraccarico cronico, connessioni che si surriscaldano, quadri elettrici obsoleti privi delle protezioni differenziali richieste dalle norme attuali, prolunghe e multi-prese che diventano il punto di convergenza di carichi che l’impianto non regge. Un cavo che lavora costantemente sopra la sua portata nominale non salta subito: si degrada lentamente, l’isolante si deteriora, le connessioni si ossidano, finché un corto circuito — che può generare un arco elettrico a migliaia di gradi in millisecondi — trova abbastanza materiale combustibile nelle vicinanze per avviare un incendio.
Il dirigente scolastico che vuole fare prevenzione seria su questo fronte deve pretendere — e mettere a verbale — che la verifica periodica degli impianti elettrici prevista dalla normativa (D.P.R. 462/2001 per gli impianti nei luoghi con pericolo di esplosione, ma più in generale le verifiche INAIL e degli organismi abilitati) venga effettuata nei tempi previsti e con esito documentato. Non è sufficiente che l’impianto esista: deve essere verificato, certificato, e le eventuali non conformità devono tradursi in interventi concreti, non in dichiarazioni di presa d’atto.
Le attrezzature di laboratorio e le aule speciali
Le scuole non sono tutte uguali dal punto di vista del rischio incendio, e una delle variabili più significative è la presenza di laboratori. Un istituto tecnico o professionale con laboratori di chimica, di fisica, di meccanica, di elettronica presenta un profilo di rischio sostanzialmente diverso da una scuola primaria. I laboratori di chimica, in particolare, sono ambienti nei quali coesistono tre dei quattro elementi del tetraedro del fuoco in quantità che possono essere significative: combustibili liquidi e gassosi, ossidanti, e fonti di innesco rappresentate dai becchi Bunsen, dalle piastre riscaldanti, dall’elettricità statica.
La causa di incendio nei laboratori è quasi sempre riconducibile a una delle seguenti situazioni: stoccaggio improprio dei reagenti chimici, in particolare di quelli incompatibili tra loro o dei liquidi infiammabili in contenitori non idonei; uso scorretto delle attrezzature di riscaldamento; manutenzione carente delle cappe di aspirazione, che devono garantire che i vapori di solventi infiammabili vengano allontanati dall’ambiente prima di raggiungere concentrazioni pericolose. Ma c’è anche qualcosa di meno ovvio: il problema degli armadi dei laboratori, che negli anni si riempiono di reagenti accumulati, spesso mal etichettati, talvolta scaduti, dei quali nessuno conosce più con precisione la composizione e le proprietà. Fare un inventario rigoroso e periodico dei prodotti chimici presenti nei laboratori scolastici è un’attività che non ha nulla di burocratico: è prevenzione concreta.
Anche le aule di tecnologia, le officine, le aule di scienze motorie con i loro depositi di attrezzature, le cucine degli istituti alberghieri — ciascuno di questi ambienti porta con sé una sua specifica configurazione di rischio che il documento di valutazione deve esplicitamente affrontare.
Il riscaldamento: caldaie, termosifoni e stufe
Il sistema di riscaldamento è un’altra fonte di rischio che nelle scuole tende a essere sottovalutata, soprattutto quando si parla di edifici datati con impianti termici non recenti. Le caldaie a gas, se non regolarmente manutenute, possono presentare perdite di combustibile, bruciatori mal regolati che producono combustione incompleta, camini intasati che impediscono il corretto tiraggio e favoriscono il surriscaldamento dei condotti. Non si tratta di evenienze rare o eccezionali: sono situazioni che i tecnici manutentori trovano con una certa regolarità negli edifici scolastici, soprattutto a inizio stagione quando gli impianti vengono riattivati dopo mesi di inattività.
Un pericolo particolare è rappresentato dalla vicinanza tra le sorgenti di calore — termosifoni, condotti del riscaldamento, bocchette dell’aria calda — e materiali combustibili. Nelle scuole, i materiali combustibili abbondano: carta, cartone, libri, tende, tessuti di vario genere, pannelli di sughero usati per appendere i lavori degli studenti, arredi in legno o in materiali plastici. La norma è chiara nel prescrivere distanze minime di sicurezza, ma nella realtà quotidiana di una scuola questi spazi vengono spesso occupati nel tempo da materiali che nessuno ha valutato come pericolosi, proprio perché il rischio non è immediato e visibile.
Il comportamento umano: la causa che le normative faticano a prevenire
Nessuna analisi delle cause di incendio nelle scuole può essere onesta se non affronta il tema del comportamento umano. Non perché si voglia colpevolizzare qualcuno, ma perché ignorare questa dimensione significa costruire sistemi di prevenzione con un buco enorme al centro.
Il fumo di sigaretta è ancora oggi una delle cause di incendio negli ambienti scolastici, nonostante i divieti siano assoluti e sanciti da norme di legge. Il problema non riguarda tanto le aule o i corridoi — dove il controllo sociale è sufficiente — quanto i bagni, i sottoscala, i locali tecnici, le aree esterne parzialmente riparate. Mozziconi non completamente spenti, gettati vicino a carta o materiali secchi, sono stati e continuano a essere causa di principi di incendio che in molti casi vengono soffocati prima di degenerare, ma che in altri — specie nelle ore di chiusura dell’edificio — possono evolvere in modo drammatico.
C’è poi la questione degli atti vandalici e degli incendi dolosi, che nelle scuole hanno una frequenza statisticamente non trascurabile. I dati storici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco mostrano che una quota significativa degli incendi in ambito scolastico — particolarmente nelle ore notturne e nei fine settimana — ha origine dolosa. Depositi di materiale infiammabile, locali tecnici accessibili, aree esterne con accumuli di rifiuti o di materiali dismessi: sono tutti punti vulnerabili che un sistema di videosorveglianza, un’illuminazione esterna adeguata e una gestione rigorosa degli accessi possono contribuire a proteggere.
Non bisogna dimenticare nemmeno gli incidenti nei momenti di attività: una candela accesa durante una recita scolastica, un esperimento in laboratorio condotto senza i dispositivi di protezione individuale adeguati, un lavoro di manutenzione improvvisato da personale non formato — sono situazioni che non rientrano nei piani, ma che accadono, e che la formazione del personale e la corretta supervisione delle attività possono contribuire a prevenire.
L’accumulo di materiale combustibile: il rischio che cresce in silenzio
C’è una causa di incendio che non fa rumore, non è drammatica, non richiede cortocircuiti né comportamenti irresponsabili: è semplicemente il progressivo accumulo di materiale combustibile negli spazi scolastici. Le scuole tendono a accumulare — è nella loro natura di istituzioni che conservano, archiviano, raccolgono. Archivi di documenti cartacei che occupano interi locali. Ripostigli che nel corso degli anni si riempiono di arredi dismessi, di attrezzature sportive fuori uso, di apparecchiature elettroniche obsolete, di scatole di materiale didattico che nessuno usa più. Sottoscale trasformati in depositi improvvisati. Corridoi con pannellature in materiali che nessuno ha mai verificato se siano ignifughi o meno.
Ogni grammo di materiale combustibile che si accumula in uno spazio è un potenziale alimento per un incendio. Non è questione di esagerazione: è chimica applicata al contesto scolastico. Un locale pieno di carta può bruciare per ore, producendo temperature sufficienti a propagare l’incendio alle strutture adiacenti e rendendo impossibile qualsiasi intervento manuale. La pulizia periodica degli spazi — intesa non come igiene, ma come rimozione sistematica del materiale combustibile inutile — è una delle misure di prevenzione più efficaci e meno costose che un dirigente scolastico possa adottare. Richiede organizzazione e volontà, non investimenti economici.
Conclusione: la prevenzione che conosce il proprio edificio
Ciò che accomuna tutte le cause di incendio nelle scuole è una caratteristica che vale la pena sottolineare: nessuna di esse è inevitabile. Non lo sono i guasti dell’impianto elettrico, se l’impianto viene verificato e aggiornato. Non lo sono gli incidenti nei laboratori, se i reagenti sono inventariati e il personale è formato. Non lo sono gli accumuli di materiale combustibile, se vengono gestiti con metodo. Non lo è nemmeno il comportamento umano, se la cultura della sicurezza permea davvero la vita scolastica e non si riduce a qualche ora di formazione obbligatoria all’anno.
Il dirigente scolastico che conosce il triangolo del fuoco — e sa quindi che un incendio richiede la simultanea presenza di combustibile, comburente e calore — impara a guardare il proprio edificio chiedendosi dove si trovano questi elementi e se esistono condizioni che potrebbero farli convergere. È uno sguardo che non richiede competenze ingegneristiche: richiede attenzione, metodo e la consapevolezza che la sicurezza non è uno stato che si raggiunge una volta per tutte, ma un processo che si mantiene ogni giorno.
Videocorso DSGA, Dirigenti scolastici e tecnici, Docenti, Antincendio e Sicurezza
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