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Ondina Peteani: La Staffetta che Sfidò il Reich
La storia della Resistenza italiana è fatta di date simboliche e grandi battaglie, ma è soprattutto intessuta dalle vite di chi, spesso giovanissimo, scelse il rischio della libertà al posto della sicurezza dell’oppressione. Tra queste figure, spicca la determinazione di Ondina Peteani, un nome che incarna il coraggio delle donne nella lotta di Liberazione e che lega indissolubilmente il suo destino alla nascita della Brigata “Proletaria”.
La Nascita della Brigata e la Battaglia di Gorizia
Tutto ebbe inizio il 10 settembre 1943. Sulle alture di Selz, presso Ronchi dei Legionari, si formò il primo nucleo della Brigata “Proletaria”. Un esercito di operai — circa 900 uomini provenienti dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, da Trieste e da Muggia — che decisero di non deporre le armi dopo l’armistizio, ma di imbracciarle contro l’occupante tedesco.
Fu nel contesto della Battaglia di Gorizia che questa formazione visse il suo battesimo del fuoco. Tra il 13 e il 16 settembre, i partigiani occuparono punti nevralgici della città, dalla stazione ferroviaria alla strada per l’aeroporto di Merna. Nonostante l’eroismo, lo scontro si concluse con una sconfitta e un tributo pesantissimo: un centinaio tra morti e dispersi.
Ondina: Oltre il Ruolo di Fiancheggiatrice
In un mondo di dirigenti uomini come Ferdinando Marega o Vinicio Fontanot, la presenza femminile non era solo di supporto logistico, ma di pura avanguardia. Ondina Peteani, insieme alle compagne Aviana Tambarin e Olga Camolese, fu tra le prime a comprendere che la battaglia si vinceva anche con l’informazione e il collegamento.
Ondina è passata alla storia come la prima staffetta d’Italia. Ma cosa significava esserlo in quei giorni frenetici a ridosso di Gorizia?
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Coraggio Invisibile: Attraversare le linee nemiche con messaggi nascosti, eludendo i posti di blocco nazisti.

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Resistenza Civile: Rappresentare il legame tra la popolazione operaia di Monfalcone e i combattenti sulle alture.
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Consapevolezza Politica: Ondina non si limitò a “eseguire ordini”, ma partecipò attivamente alla costruzione di una coscienza antifascista che le sarebbe costata, più tardi, la deportazione ad Auschwitz e Ravensbrück.
Un’Eredità da Non Dimenticare
La Brigata “Proletaria” fu un esperimento unico di unità operaia e militare. La figura di Ondina Peteani ci ricorda che la Resistenza non fu solo un affare da uomini in trincea, ma una rete capillare dove le donne furono il vero sistema nervoso del movimento partigiano.
Ricordare oggi Ondina Peteani significa celebrare quella ragazza che, a soli 18 anni, decise che il silenzio non era un’opzione. La sua storia, nata tra i cantieri di Monfalcone e le trincee di Gorizia, resta un faro di dignità e impegno civile.
Per approfondire: La storia della Resistenza nel Friuli Venezia Giulia offre spunti incredibili sulla complessità del confine orientale, dove la lotta di classe e quella patriottica si fusero in un unico ideale di giustizia.
Gianni Peteani
figlio di Ondina Peteani
Presidente del Comitato permanente Ondina Peteani





