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3 Giugno 2026Quasi ogni genitore di un bambino con ADHD lo ha pensato almeno una volta. Dopo una festa di compleanno, un pomeriggio fuori controllo, una sera in cui niente funzionava: forse è lo zucchero.
È una credenza talmente diffusa che vale la pena guardarla in faccia. La ricerca non la supporta, almeno non nel modo in cui viene intesa di solito. Una revisione sistematica dei dati disponibili non trova prove solide che lo zucchero in sé peggiori i sintomi dell’ADHD. Il problema non è il cucchiaio di zucchero nel latte.
Il problema è il quadro alimentare complessivo, ed è molto più interessante.
Cosa dice davvero la ricerca sull’alimentazione e l’ADHD
Nel 2021, uno studio controllato randomizzato (Khoshbakht et al., European Journal of Nutrition) ha messo alla prova la dieta DASH su 80 bambini con diagnosi di ADHD. La dieta DASH è un regime alimentare bilanciato, ricco di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e proteine magre, povero di sodio e alimenti ultra-processati. Non è una dieta che “elimina lo zucchero”: è una dieta che costruisce un profilo nutrizionale solido.
I risultati hanno sorpreso anche i ricercatori. Il gruppo che ha seguito la dieta DASH ha mostrato una riduzione statisticamente significativa dei punteggi sulla scala Conners (che misura iperattività e attenzione) rispetto al gruppo di controllo. Il miglioramento era misurabile, replicabile, non attribuibile al caso.
Non era la privazione di zucchero a fare la differenza. Era la presenza di nutrienti specifici.
Il cervello che manca di pezzi
Il cervello di un bambino con ADHD gestisce la dopamina in modo diverso. La dopamina regola attenzione, motivazione e controllo degli impulsi, ed è prodotta a partire da precursori che devono arrivare dall’alimentazione: ferro, zinco, magnesio, omega-3.
Uno studio pubblicato sull’European Child & Adolescent Psychiatry ha documentato un’altra scoperta poco nota: i bambini con ADHD presentano alterazioni specifiche nel microbiota intestinale. In particolare, mostrano livelli più bassi di Bifidobacterium e Actinobacteria, batteri direttamente coinvolti nella comunicazione tra intestino e cervello attraverso l’asse intestino-cervello. Cambiare l’alimentazione significa anche nutrire questo sistema.
Quando questi nutrienti mancano (e nei bambini con selettività alimentare, frequente nell’ADHD, mancano spesso) i sintomi possono aggravarsi indipendentemente dallo zucchero. Quando aumentano, qualcosa migliora.
Il vero punto su cui lavorare
Se c’è una cosa che la ricerca suggerisce ai genitori, non è “tolgi i dolci”. È: costruisci un profilo nutrizionale solido. Alcune indicazioni che emergono dai dati:
Le proteine a colazione contano più di quello che si pensa. Iniziare la mattina con uova, yogurt greco o legumi (invece dei classici cereali zuccherati) stabilizza la glicemia e l’attenzione nelle ore cruciali prima e durante la scuola. Il picco glicemico non è un problema perché contiene zucchero: è un problema perché crea instabilità nei livelli di energia e concentrazione nell’arco delle ore successive.
I coloranti artificiali hanno una base di evidenza più solida dello zucchero. Tartrazina (E102) e rosso allura (E129), presenti in molte caramelle, bibite colorate e snack confezionati, sono associati in diversi studi a comportamenti iperattivi aumentati nei bambini geneticamente predisposti. Leggere le etichette richiede cinque secondi.
La carenza di ferro va controllata, non assunta. Molti bambini con ADHD e selettività alimentare presentano bassi livelli di ferritina (non sempre evidenti all’emoglobina standard). Chiedere al pediatra di verificarla è un passo concreto, non invasivo e spesso trascurato.
Il pesce non è opzionale. Due-tre porzioni di pesce azzurro a settimana (sardine, sgombro, salmone selvatico) garantiscono un apporto di omega-3 che la ricerca associa a livelli ematici più bassi nei bambini con ADHD rispetto ai coetanei. Non è un’integrazione: è cibo.
Per approfondire questi meccanismi con le fonti originali, l’articolo di Serenis sull’ADHD nei bambini e la dieta DASHraccoglie le evidenze scientifiche aggiornate e spiega i meccanismi in modo accessibile.
Un cambiamento non è una rivoluzione
Cambiare le abitudini alimentari di un bambino con ADHD non è semplice. La selettività alimentare è comune, la tolleranza alla frustrazione è bassa, ogni novità al piatto può diventare una negoziazione. L’approccio più sostenibile è per gradi: un alimento nuovo ogni 7-10 giorni, coinvolgendo il bambino nella scelta, senza trasformare il pasto in un momento di giudizio o conflitto.
Se serve un supporto strutturato da parte di un professionista esperto, il servizio di nutrizione online di Serenis offre percorsi pensati anche per famiglie con bambini con bisogni nutrizionali specifici, da casa, senza spostamenti.
L’alimentazione non sostituisce la psicoterapia, non sostituisce il supporto scolastico, non sostituisce il medico. Ma è una variabile reale, modificabile, e molto meno vaga di quanto si pensi.
Dir. san: Dott. M. Szathvary (PD 11336)



