
La condizione umana in Leopardi e Schopenhauer
10 Marzo 2019
Arthur Schopenhauer, the Philosopher of Pessimism
10 Marzo 2019https://youtu.be/Ku-kQdgxFGk?autoplay=1&mute=1″ width=”560″ height=”315″ frameborder=”0″ allowfullscreen=”allowfullscreen” data-mce-fragment=”1″>
Arthur Schopenhauer, uno dei principali esponenti del pessimismo filosofico, descrive la condizione umana come un’esistenza oscillante tra due stati inevitabili: sofferenza e noia. Questa visione emerge dalla sua concezione centrale della volontà di vivere (Wille zum Leben), un principio metafisico che spinge incessantemente gli individui a desiderare e agire, condannandoli a un perpetuo stato di insoddisfazione.
Sofferenza: il desiderio inappagabile
Schopenhauer sostiene che la vita è caratterizzata dal desiderio incessante, che è il motore della volontà di vivere. Tuttavia, il desiderio è intrinsecamente doloroso perché implica una mancanza, uno stato di bisogno che genera sofferenza. Anche quando un desiderio viene soddisfatto, la soddisfazione è temporanea, poiché nuovi desideri sorgono immediatamente, perpetuando il ciclo del dolore. In questa dinamica, l’essere umano è condannato a un’esistenza in cui il piacere è solo un breve sollievo dal continuo tormento.
Un esempio di questo principio si trova ne Il mondo come volontà e rappresentazione, dove Schopenhauer paragona la vita a un pendolo che oscilla tra dolore (desiderio insoddisfatto) e noia (assenza di desiderio). La sofferenza è quindi inevitabile nella condizione umana, poiché la volontà, essendo cieca e irrazionale, ci spinge costantemente a volere ciò che non possiamo avere o che, una volta ottenuto, perde il suo valore.
Noia: l’assenza di stimoli
Quando i desideri sono soddisfatti o quando la volontà temporaneamente si placa, si crea un vuoto che porta alla noia. La noia rappresenta l’altra faccia della sofferenza: se il desiderio causa dolore, la sua assenza genera un senso di vuoto esistenziale, che è altrettanto insopportabile.
Schopenhauer osserva che gli esseri umani cercano costantemente distrazioni per sfuggire alla noia, ricorrendo all’intrattenimento, al lavoro o ad altre attività. Tuttavia, queste distrazioni non eliminano il problema fondamentale, ma semplicemente lo mascherano. Per Schopenhauer, la noia è una conseguenza diretta del fatto che la vita, in sé, non ha un significato intrinseco e che ogni soddisfazione è destinata a lasciare l’individuo insoddisfatto.
Un circolo vizioso: la condizione umana
L’oscillazione tra sofferenza e noia, per Schopenhauer, è la condizione inevitabile di ogni essere umano. La volontà di vivere ci condanna a questo ciclo senza possibilità di redenzione definitiva. Egli sottolinea che la vita stessa è strutturata in modo tale da impedire una felicità duratura:
- Quando desideriamo, soffriamo.
- Quando otteniamo ciò che desideriamo, ci annoiamo.
Questo circolo vizioso rappresenta, secondo il filosofo, la tragedia fondamentale dell’esistenza.
Vie di fuga: dall’arte all’ascesi
Nonostante questa visione estremamente pessimistica, Schopenhauer non è del tutto privo di soluzioni. Egli suggerisce alcune modalità per sfuggire, almeno temporaneamente, al ciclo di sofferenza e noia:
- L’arte: Attraverso la contemplazione estetica, è possibile distaccarsi dalla volontà e percepire il mondo in modo disinteressato, trovando un momento di sollievo. La musica, in particolare, ha un ruolo privilegiato, poiché rappresenta direttamente la volontà senza mediazioni.
- La compassione: La comprensione della sofferenza universale può portare a un atteggiamento di empatia e solidarietà verso gli altri, mitigando il dolore personale.
- L’ascesi: Rinunciando ai desideri e negando la volontà, l’individuo può sperimentare una liberazione più duratura. Questo ideale ascetico, influenzato dalle filosofie orientali, è visto come il mezzo per sfuggire definitivamente al ciclo della volontà.
Conclusione
In Schopenhauer, sofferenza e noia non sono semplicemente stati d’animo, ma elementi strutturali della condizione umana, derivanti dalla natura stessa della volontà. La sua filosofia offre una visione cruda e inesorabile dell’esistenza, ma al contempo invita a riflettere su come possiamo affrontare e, in qualche misura, trascendere queste inevitabili dinamiche della vita.
torna all’introduzione e indice della tesina La condizione umana in Leopardi di Alberto Bairati
Indice della Tesina – Esame di Stato II ciclo 2002
Alberto Bairati
- Giacomo Leopardi: la santificazione di un’esistenza
- Arthur Schopenhauer: tra dolore e noia
- Schopenhauer e Leopardi: confronto diretto
- Considerazioni su altri intellettuali: Giovanni Pascoli
- Man and the natural world in English Literature : Wordsworth & Coleridge




