A scuola anche il sabato

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Lascia sconcertati il titolo a tre colonne in prima pagina sul Corriere della sera del 24 giugno: “A scuola anche il sabato”. Il fatto che il più diffuso e autorevole quotidiano nazionale presenti questa come una notizia, e come la notizia più importante del giorno, è davvero sconfortante e dà la misura dello scollamento tra mondo reale della scuola e sproloqui mediatici intorno ad essa. Nessuno in redazione ha pensato di verificare quanti sono in Italia gli studenti che frequentano la cosiddetta “settimana corta”? L’eventualità, perché tra l’altro di questo si tratta, che anche quella minoranza di studenti italiani debba il prossimo anno, e forse solo per un periodo, frequentare lezioni il sabato mattina, è il tema più rilevante da proporre ai lettori e all’opinione pubblica? A onor del vero il giorno prima il sito online del quotidiano aveva fortunatamente e meritoriamente, ancorché con ritardo e non certo con la stessa rilevanza, segnalato la scandalosa contraddizione tra i proclami ministeriali sul contrasto alle “classi pollaio” e i tagli agli organici con relativi accorpamenti di classi che gli uffici scolastici stanno imponendo in queste settimane ai vari istituti: questa è l’emergenza, questo è lo scandalo. Se davvero si vuole dare rilievo al problema dell’istruzione nel nostro sventurato paese, è questa la notizia a cui dare risalto, questa la battaglia che gli organi di informazione dovrebbero sposare e sostenere. Chi tiene alla formazione di bambini e ragazzi italiani, al futuro del paese, sa bene che in classi di 27-30 studenti, al di là dei rischi di contagio e dell’emergenza sanitaria, non è più possibile oggi lavorare in modo proficuo, garantendo l’attenzione e la qualità che ogni allievo merita. Il resto sono chiacchiere, titoli sensazionalistici, tanto clamorosi quanto effimeri e fuorvianti.

Paolo Marsich

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