Accerchiati da ignoranti

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Da Il Messaggero del 05.12.’07 “Abbiamo diplomato 9 milioni di impreparati, ora si cambia”

Finalmente !

C’è voluto del tempo ma qualcuno, finalmente, ha avuto il coraggio di rompere il ghiaccio.

Finalmente si comincia ad ammettere che la scuola dei POF, dei progetti, degli spezzatini culturali o dei miscugli di conoscenze che non portano a nulla ha esaurito il suo tempo.

L’autonomia presupponeva creatività, ma “la creatività si identifica, in gran parte, con il coraggio di ragionare” come asseriva Einstein.

Purtroppo questi due termini “coraggio” e “ragionamento” non si addicono ad una classe docente ideologizzata che per troppi decenni è stata succube di poteri centralizzati e non doveva né ragionare né avere coraggio.

Per un cambiamento così radicale, che trasformava l’insegnante da spettatore ad attore, non era sufficiente un cambio di nome ma una riforma di sostanza con la messa a disposizione di ingenti risorse economiche.

Ma tutti i governi hanno sempre tagliato i fondi per un “lavoro improduttivo”, quale appare quello della scuola e degli insegnanti.

Ecco che, dopo il furore iniziale, il POF si è trasformato in “progettificio” e moltissimi insegnanti si sono accontentati delle briciole spesso, tra l’altro, aspramente contese, livellando verso il basso i valori dei contenuti e sconnettendo il quadro d’assieme.

Intanto, mentre la scuola, a fatica, arrancava, la società avanzava a grandi falcate.

Se è vero che la ricchezza di pensiero appartiene alla diversità, qualsiasi livellamento, uniformando, impoverisce. Tanto è avvenuto nella nostra scuola. I miei piani di lavoro attuali si sono dimezzati rispetto a quelli di dieci anni fa; conseguentemente gli alunni di oggi acquisiscono metà delle conoscenze degli stessi di dieci anni fa; in compenso però, la società di oggi richiede maggiori prestazioni e capacità di pensiero. Ecco, quindi, che la forbice tra “scuola” e “società” si allarga sempre di più con grave danno per tutti noi che ci troviamo sempre di più di fronte a diplomati sempre meno preparati in una società che, evolvendo, richiede, invece, molteplici capacità e differenziate competenze.

I risultati dell’indagine PISA di questi giorni ne costituiscono la cartina di tornasole.

Siccome è mia convinzione che fin quanto non si avrà il coraggio di ammettere il fallimento non si avrà, neanche, la forza di reagire per ricominciare; mi auguro che questa volta sia la volta buona per avviare una inversione seria e responsabile che restituisca dignità alla principale agenzia educativa, formativa e produttiva dello Stato.

E’ assolutamente necessario riattivare il motore intellettivo di tutti i nostri studenti, stimolarli allo studio perché la scuola torni a produrre cultura per una società ed uno Stato che hanno bisogno di rimettere in moto tutta l’intelligenza dei propri cittadini, intelligenza che è fonte di inestimabile ed inesauribile ricchezza sia per il singolo sia per la collettività nazionale.

Per fare questo è necessario tornare a distinguere con chiarezza il “diritto allo studio” dal “diritto al diploma” perché 9 milioni di diplomati impreparati non producono alcuna ricchezza ma sono un costo per la società.

A questo punto la scelta di restituire, o meno, dignità all’istituzione che ha il compito di formare gli individui di future generazioni spetta solo alla politica.

La scienza e la tecnologia sono in grado di metterci a disposizione strumenti didattici e formativi idonei ed adatti anche a recuperare un ritardo culturale diventato, in tempo di globalizzazione e di società della conoscenza, assolutamente insostenibile. Ormai l’e-learning, i learning object, gli e-book, i podcast, sono strumenti didattici a tutti gli effetti mediante i quali è possibile attivare percorsi didattici e processi di apprendimento, anche extrascolastici disponibili 24 ore su 24 per recuperare tempo e conoscenze.

E’ necessario, inoltre, ripristinare alcuni valori fondanti come il merito, le valutazioni come momenti di passaggio, lo studio come lavoro ed uso del tempo per acquisire conoscenze, verificare competenze e sperimentare capacità.

Elio Fragassi

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