Algeria

 

L’Algeria

Popolazione:

43 milioni circa di abitanti

* molto giovane (63% sotto | 30 anni)

* costituita da Arabi e Berberi (20/25%)

* Elevati tassi di disoccupazione, soprattutto tra i giovani (in continuo aumento dagli anni ‘90 ad oggi)

* Tra i laureati: 40% di disoccupazione

* Precarizzazione crescente del mercato del lavoro

 

Diritti civili

Contesto politico: ecco cosa dice Amnesty International (rapporto paese 2017-2018)

  • «Le autorità hanno continuato a detenere arbitrariamente manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti. Associazioni della societa civile hanno ancora una volta dovuto affrontare indebite restrizioni ed é rimasta in vigore la legge che limitava il diritto di costituire sindacati» .
  • «Le autorità hanno continuato ad arrestare e perseguire penalmente attivisti pacifici, compresi coloro che protestavano in relazione alla disoccupazione e ai servizi pubblici. Sono state arrestate anche persone che manifestavano in solidarietà con gli attivisti detenuti, cos! Come giornalisti e blogger che avevano diffuso sui social network informazioni riguardanti le proteste».
  • «Le autorità non hanno intrapreso alcuna iniziativa per aprire indagini e contrastare I’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani e I possibili crimini contro l’umanità, tra cui uccisioni illegali, sparizioni forzate, stupri e altre forme di tortura, che sia le forze di sicurezza sia i gruppi armati avevano compiuto durante il conflitto armato interno in Algeria nel corso degli anni Novanta, in cui, secondo le stime, erano state uccise o erano State vittime di sparizione forzata 200.000 persone».

https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2017-2018/medio-oriente-africa-del-nord/algeria/

 

Economia

PIL: 170 miliardi circa di dollari americani

Economia totalmente dipendente dalla produzione ed esportazione di idrocarburi

Gli idrocarburi contribuiscono per il 40-45% il PIL

Questo rende il paese fortemente vulnerabile alla domanda e alle fluttuazioni dei prezzi delle risorse energetiche

L’economia incapace di creare sufficienti posti di lavoro (il settore energetico crea poco meno del 5% dell’occupazione totale)

 

Settore energetico

Il settore degli idrocarburi costituisce il 98% delle esportazioni totali. I due terzi del ricavo di queste esportazioni di idrocarburi va nelle casse dello stato

L’Algeria conta di produrre il 40% di elettricità da energie rinnovabili entro il 2030

Le esportazioni di idrocarburi sono dirette verso un unico partner: l’Unione Europea

Quindi l’Algeria è un partner strategico per i paesi europei («sicurezza energetica»):

  • Per la vicinanza all’Europa e perché considerato un fornitore «stabile»
  • Secondo fornitore di gas naturale dell’Europa (dopo la Russia)
  • Più dell’87% delle esportazioni algerine di gas attraverso oleodotti arrivano in Europa
  • Accordi con compagnie straniere per l’estrazione del petrolio di scisto.

 

Accordi tra Algeria e compagnie straniere

Durante gli anni della guerra civile (1991-96): il governo algerino firma la maggior parte dei contratti di concessione (sfruttamento e nuove esplorazioni) con Compagnie straniere.

Una legge del 2005 riportava il paese al periodo antecedente alla nazionalizzazione: ogni area dove venivano scoperti giacimenti di gas o petrolio diventava al 100% proprietà della compagnia.

Tuttavia con una legge dell’anno seguente, del 2006 l’Algeria torna sui suoi passi, emenda e blocca la legge 2005, concedendo solo il 49% di proprietà alle compagnie provate straniere, ed il resto alla compagna statale SONATRAC, e introducendo una tassa sulle entrate per le compagnie internazionali.

L’ultima revisione degli accordi tra Algeria e compagnie straniere si trova in una legge nel 2013. Allo scopo di attirare investitori stranieri in nuove esplorazioni l’Algeria nel 2013:

  • Abbassa le tasse, introducendo tassa sui profitti (e non sulle entrate)
  • Abbassa le tasse per scoperte su risorse «non convenzionali»
  • Allunga la durata dei contratti: concessioni di 30/40 anni per esplorazione di risorse non convenzionali
  • Anche se la SONATRAC rimane sempre il principale azionista in tutti i progetti

Infine una nuova proposta di legge dell’ottobre 2019 presentata dal governo ha sollevato proteste nel paese, perché offre maggiori vantaggi alle compagnie straniere, in quanto sembra minare la quota di proprietà che spetta alla Compagnia statale.

 

Principali compagnie occidentali operanti in Algeria

  • CEPSA (Spagna)
  • BP (United Kingdom)
  • Eni (Italia)
  • Repsol (Spagna)
  • Total (Francia)
  • Statoil (Norvegia)
  • Anadarko (Stati Uniti)

 

Tecnica della fratturazione idraulica

Si tratta di una tecnica inventata per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto (shale gas), cioé quelle presenti nel sottosuolo che si sfaldano più facilmente.

La tecnica della fratturazione idraulica consiste nel perforare il terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas naturale e successivamente iniettare un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superficie del gas.

L’Algeria è uno dei paesi maggiormente interessati dal problema della fratturazione idraulica, in quanto:

  • Sembra possedere le più ampie riserve di petrolio e gas naturale che si possono estrarre dalle rocce di scisto
  • Le autorità algerine puntano sul petrolio di scisto come sostituto al declino delle riserve di idrocarburi
  • Non è secondario il ruolo dell’Italia al proposito, perché nel 2011 è stato siglato un accordo di cooperazione tra ENI e SONATRAC per l’estrazione di risorse non convenzionali (petrolio di scisto)
  • Tuttavia si procede un po’ troppo lentamente a livello della esplorazione fattiva del progetto
  • Anche se passi molto lenti a livello esplorativo
  • La tecnica della fratturazione idraulica è vietata in Francia, ma questo non impedisce che una compagnia francese (Total) la possa utilizzare in Algeria

 

In Algeria, l’opposizione alla fratturazione idraulica sta crescendo

Scoppiò una rivolta nel 2015 nell’area del Sahara, nel sud del paese. zona di estrazione di gas e petrolio, guidata dai disoccupati dopo l’annuncio dell’inizio delle trivellazioni a Ain Salah, da parte di tre compagnie:

Sonatrach, Total e Partex.

I rivoltosi organizzano sit-in e manifestazioni. Aderiscono anche le province vicine

 

Effetti ambientali devastanti:

  • La tecnica inquina aree desertiche già molto fragili: le falde acquifere ed il terreno
  • Inquinamento dell’aria
  • Sfruttamento intensivo delle risorse idriche
  • Distruzione dell’agricoltura locale e conseguente Impoverimento/emigrazione
  • le comunità locali lamentano il fatto che non sono state interpellate: chiedono un dibattito nazionale
  • Denunciano la marginalizzazione dell’area da parte dello stato e chiedono lavoro
  • Denunciano le compagnie straniere che distruggono le risorse locali («nuova forma di colonialismo»:

“L’Algérie n’est pas une terre d’essais et d’expérimentation pour le gaz de schiste”

TRADUZIONE: L’Algeria non è una terra di test e sperimentazione per il gas da scisto

Il governo francese vieta la fatturazione idraulica nel suo paese, ma concede alle compagnie francesi di operare in Algeria.

Hamza Hamouchene, presidente della Algeria Solidarity Campaign (ASC) a capo di una dichiarazione firmata da 80 organizzazioni, ha dichiarato:

“Fracking will have disastrous consequences for the Algerian desert. It threatens scarce water reserves and provides a new rent for the authoritarian Algerian regime that oppressed and imprisons the Algerian people. The British government and British companies are supporting this push to exploit Algerian shale gas. No multinationals should be allowed to frack in Algeria and we stand in solidarity with the inspiring resistance movement in Algeria.”

TRADUZIONE: La fratturazione avrà conseguenze disastrose per il deserto algerino, minaccia le scarse riserve d’acqua e fornisce una nuova rendita all’autoritario regime algerino che opprime e imprigiona il popolo algerino. Il governo britannico e le compagnie britanniche stanno sostenendo questa spinta allo sfruttamento del gas di scisto algerino. A nessuna multinazionale dovrebbe essere permesso di effettuare fratturaziuoni idrauliche in Algeria e siamo solidali con l’ispirato movimento di resistenza in Algeria.

 

Dura risposta del regime:

Di fronte a queste prese di posizione il regime ha risposto con:

  • Repressione dei sit-in da parte della polizia
  • Arresti e processi

 

Breve storia dell’Algeria

Si sono succeduti in Algeria nell’età antica e fino all’ottocento Romani, Vandali, Bizantini e Arabi

La colonizzazione francese ha caratterizzato il paese dal 1830 al 1962.

La conquista militare non fu facile perché durò ben 40 anni a causa della resistenza armata della popolazione locale e per l’indecisione francese su come amministrare il paese

Dal 1848, Algeria diventa «parte integrante del territorio francese», anche per tentare di sedare definitivamente le rivolte della popolazione, non più disponibile ad essere considerata di serie B rispetto ai francesi.

La naturalizzazione dei residenti algerini fu subordinata, tuttavia, alla condizione di abbandonare la religione musulmana. Malgrado ciò, solo 2500 algerini diventano cittadini francesi tra il 1866 ed il 1934.

Anche per questo forte legame fra l’Algeria e la madrepatria francese, in quanto considerata una provincia alla stregua di quelle transalpine, l’insediamento dei coloni francesi fu massiccio, fino ad arrivare al numero di un milione a metà del novecento, su un totale di meno di dieci milioni di abitanti, all’epoca.

La colonizzazione francese (1830-1962) fu caratterizzata da violenza fisica, economica e culturale.

Vigeva un regime di apartheid, e la popolazione algerina aveva diritti inferiori a quelli dei coloni.

Ad esempio il Codice dell’indigenato del 1891 proibiva di parlare male della Francia, obbligava al lavoro forzato e alla  coscrizione obbligatoria.

Questo ci dà modo di accennare alla legione straniera francese (in francese Légion étrangère), uno storico corpo militare d’élite dell’esercito francese strutturato su 11 reggimenti, di cui 9 sul suolo francese e 2 oltremare, che ebbe sede anche in Algeria, con la caratteristica di accogliere miliziani anche di altra nazionalità (ad esempio italiani).

Altre angherie subite dagli algerini per opera dei francesi furono:

  • l’espropriazione delle terre comuni che ridussero alla povertà i contadini nelle zone rurali
  • l’indebolimento del sistema tribale e religioso
  • l’immiserimento della popolazione algerina
  • il tributo di sangue, infatti durante la prima guerra mondiale, 1/3 della popolazione algerina combatté nell’esercito francese

Durante la seconda guerra mondiale l’Algeria fu invece soprattutto un passaggio e un teatro di scontri fra milizie italo-tedesche e angloamericane.

 

Guerra di liberazione nazionale (1954 -1962)

I movimenti indipendentisti sorsero agli inizi del novecento.

Nel pieno della seconda guerra mondiale, nel 1943 i nazionalisti guidati da Ferhat Abbas presentarono il «manifesto del popolo algerino» che chiedeva la fine del sistema coloniale francese, una Costituzione e la parità tra lingua araba e lingua francese (rifiutato).

La prima mobilitazione popolare su scala nazionale avvenne nel maggio del 1945, repressa duramente dall’esercito francese.

Ebbe inizio allora l’insurrezione armata guidata dal Fronte nazionale di liberazione in risposta alla violenta repressione nell’ottobre di quello stesso 1945.

La violenza degli scontri crebbe da entrambe le parti, e ci furono:

  • da parte della Francia deportazioni in campi di raggruppamento, infatti i principali leader algerini furono dirottati in Francia ed imprigionati fino alla fine della guerra
  • da parte dei rivoluzionari, attacchi terroristici contro i coloni francesi

La guerra scoppiò nel 1954 – 1962)

Dalle zone rurali la guerra si spostò poi ad Algeri («Battaglia di Algeri» nel 1956)

Tentativi del generale De Gaulle, rientrato in politica per l’occasione, di trovare una soluzione (dal 1958). Acclamato dai nazionalisti francesi, che accusavano i suoi predecessori di inerzia, fu poi fortemente criticato da loro quando si convinse della necessità di garantire l’autodeterminazione del popolo algerino.

Accordi di Evian (1962):

  • proclamazione dell’indipendenza algerina
  • Riconoscimento dei diritti dei coloni francesi rimasti nel paese
  • Estesa cooperazione economica e militare franco-algerina

 

 

L’Algeria indipendente

Il periodo post-indipendenza (1962 – 1978) fu caratterizzato da forte instabilità politica.

Presidenza di Ben Bellah (1962-65): sistema politico fondato sul principi del socialismo, sul partito unico (FLN) e accentramento dei poteri nelle mani del presidente

Presidenza di Houari Boumedienne (1965-1978) con un golpe incruento

Il generale imprigiono Ben Bella, sospese la costituzione, e concentro il potere in un Consiglio della Rivoluzione formato da capi militari e del FLN

Governò come presidente, capo di governo e ministro della difesa

Sostenuto dietro le quinte dall’esercito

Gli ultimi anni della sua presidenza cosiddetti della «Apertura politica» (1977), furono caratterizzati da:

  • Elezione di un nuovo parlamento tra i candidati scelti dal FLN
  • Elezione per referendum di Boumedienne alla presidenza

Presidenza del colonnello Chadli Benjedid (1979-1992): periodo chiave nella storia algerina

Chadli Benjedid Nominato dal FLN dopo la morte di Boumedienne

La sua arabizzazione del paese scatenò manifestazioni berbere antigovernative in Cabilia (marzo 1980). LA Cabilia si rese autonoma dal governo centrale, e la sua ribellione fu risolta con grande difficoltà.

In questo periodo si segnala l’avanzata degli islamisti, che approfittano della crisi economica e sociale, anche se il presidente prova a cooptarli con l’adozione di un nuovo Codice della famiglia nel 1984 (le donne devono ottenere il consenso del maschi della famiglia per lavorare, matrimonio..)

Si registra tuttavia il fallimento delle politiche sociali ed economiche di Benjedid.

La crisi sociale ed economica è aggravata dalla fine del boom petrolifero (aumento dei prezzi dei beni di prima necessita e mancanza di alloggi)

Rivolte popolari nell’ottobre 1988 (sostenute dagli islamisti): «Ottobre nero»

* Crisi di legittimità del regime

* La risposta delle autorità é una relativa apertura politica 1989/1990

Relativa apertura politica 1989

La Costituzione del 1989 prevede infatti:

  • Riconoscimento del pluralismo politico e sindacale
  • Elezione a suffragio diretto del parlamento
  • Riduzione dei poteri dei militari

Nascita di numerosi partiti politici tra cui Il Fronte di Salvezza Islamico (FIS) guidato da Abbassi Madani (componente riformista) e Ali Benhadji (componente fondamentalista)

Pone fine temporaneamente all’assolutismo della triade istituzionale: Stato, esercito e partito unico

Prime elezioni amministrative multipartitiche (giugno 1990) = FIS vince (ottiene il 54% del voti grazie ai giovani poveri delle periferie urbane, piccola borghesia)

L’Arabia è il primo paese nel mondo arabo a tenere elezioni libere e indipendenti.

La vittoria del FIS porta ad una reazione del governo, e all’arresto dei leader del FIS

Primo turno delle elezioni politiche (dicembre 1991) il FIS ottiene il 47% dei voti, facendo temere una vittoria al secondo turno.

Per scongiurare questo, scoppia un Colpo di stato nel gennaio 1992

Colpo di stato militare (11 gennaio 1992) che

  • Costringe il presidente Benjedid, ormai indebolito ed delegittimato, a dimettersi
  • Annulla le elezioni legislative
  • Mette al bando il FIS
  • Costituisce l’Alto Comitato di Stato controllato indirettamente dai militari
  • Legge d’emergenza in vigore fino al 2011

Il presidente Boudiaf insediatosi dopo il golpe, viene assassinato in diretta televisiva nel giugno 1992 per mano di un ufficiale dei servizi segreti. Scoppia così una guerra civile (1992-1999), con il governo laico che avvia programmi di aggiustamento strutturale e politiche di austerità (meta anni ‘90).

 

Aumento delle proteste e della contestazione

Alla fine della guerra civile, si consolida l’autoritarismo e si indurisce la repressione sotto il nuovo presidente Bouteflika (1999-2019)

La «guerra civile» (1992-2004), detta anche decennio nero «decennio nero» vede quindi contrapposti un regime militare, sostenuto dal governi occidentali da una parte e fondamentalisti islamici dall’altra.

Guerra tra apparato di sicurezza ed islamisti (gruppi salafiti jihadisti che confluiscono nel Gruppo Islamico Armato, il più feroce)

La guerra non fu una sollevazione della popolazione contro il golpe militare, ma fu intrapresa da gruppi estremisti islamici, causò la morte di 100/150.000 persone, spesso innocenti, come i monaci, la cui storia è stata divulgata con il film “Uomini di Dio”.

La forte repressione poliziesca spinge l’elettorato del FIS a prendere le distanze dal GIA. Infatti le forze islamiche non erano compatte. C’erano divergenze tra il GIA e il FIS/Esercito di Salvezza Islamico, che era contrario agli attacchi contro i civili; di classe, su base regionale e ideologiche.

Purtroppo, però, ci sono state infiltrazioni dei servizi segreti nei gruppi islamisti per orientare le azioni verso il terrorismo generalizzato. Infatti una parte dell’esercito è contraria alla strategia della conciliazione sostenuta da Boudiaf e poi dal suo successore Zeroual.

La guerra civile fa piombare il paese in una crisi Socio-economica drammatica

 

I programmi di aggiustamento strutturale imposti dal FMI

A causa della guerra civile e del prezzi relativamente bassi del petrolio, il costo del debito estero raggiunge Il 92% della rendita petrolifera nel 1994

L’Algeria è così costretta a firmare il primo programma di aggiustamento strutturale con il FMI (1994)

L’Algeria ottiene la riduzione del debito in cambio di austerità fiscale e del taglio drastico della spesa sociale.

Privatizzazioni: la svendita dei beni statali favorisce l’arricchimento della classe dirigente algerina, ma innesca una serie di effetti sociali drammatici:

  • Licenziamento dei lavoratori nelle società pubbliche vendute
  • Riduzione drammatica dei sussidi alimentari con conseguente aumento dei prezzi
  • Aumento vertiginoso della povertà e delle ineguaglianze sociali
  • Sistema di welfare allo sbando
  • Scuole, università e ospedali pubblici in stato di completo abbandono e indigenza
  • I tassi di abbandono scolastico sono preoccupanti
  • Classi sovraffollate ovunque nel paese
  • Carenza di alloggi (1,2 milioni di persone vivono nelle bidonville..)

La situazione socio-economica risulta particolarmente complicata

 

Consolidamento dell’autoritarismo e rafforzamento della repressione sotto Bouteflika (1999-2019)

Il regime di Bouteflika fu autoritario, controllato dall’esercito,  nonostante il ripetersi regolarmente di elezioni, politiche nel 1997, 2002, 2007 e presidenziali nel 1995, 1999, 2004, 2009.

Il pluralismo politico era solo di facciata, in realtà c’è stato lo stesso presidente (Bouteflika) per 20 anni  (1999-2019) erede di Boumedienne

Questo conferma in Algeria il potere enorme dell’esercito: nessun presidente fino a Bouteflika  compreso, è stato eletto senza il consenso dei militari…

Comunque, è vero che Bouteflika è stato il primo presidente algerino che non è giunto dall’esercito: fu Ministro degli Esteri e presidente dell’Assemblea Generale ONU, ma anche ex combattente della guerra di liberazione dalla colonizzazione straniera.

Scelto dall’oligarchia militare per prendere il posto del dimissionario Zeroual, fu rieletto nel 2004, 2009, 2014 (nonostante l’età avanzata e un ictus) come decennio prima il suo omologo Bourghiba in Tunisia.

L’ultimo discorso pubblico risale al 2014, eppure rimase al potere fino al 2019.

Egli attuò una politica di pacificazione nazionale con i gruppi islamici:

  • Pone fine alla guerra civile anche se le violenze continuano in alcune parti del paese
  • Emana una Legge di Concordia del 1999: amnistia per gli islamisti e nessuna indagine sulle colpe ed i crimini dei militari (nonostante 10,000 dispersi)
  • Riporta la stabilità nel paese, ma al costo di un regime fortemente autoritario

Egli fa approvare le Riforme istituzionali (2008) per rafforzare il potere del presidente:

  • eliminazione del limite del mandati presidenziali
  • aumento del potere esecutivo del Presidente della Repubblica (‘autoritarismo presidenziale’)
  • elezione del primo ministro direttamente dal presidente e non dall’assemblea popolare.

Rafforza il suo potere personale grazie a:

  • la fine dell’isolamento internazionale del paese (sostegno degli Stati Uniti e UE nella lotta contro il terrorismo e perché vogliono un partner stabile nella regione)
  • la rendita petrolifera, alimentata dal secondo boom petrolifero (2003-2007) che permette di ridurre il debito estero e distribuire benefici economici e sociali
  • il timore della popolazione che non vuole ripiombare nella guerra civile

Crescente opposizione e contestazione

Rivolta dei Berberi in Cabilia («La primavera nera») nel 2001 contro la discriminazione dei Berberi, repressa duramente, ma Bouteflika modifica la costituzione per riconoscere la lingua berbera come lingua «nazionale» (anche se non «ufficiale» come l’arabo)

Opposizione jihadista (attentato nel gennaio 2013 contro l’impianto di estrazione del gas In Amenas (39 lavoratori stranieri morti, tra cui degli italiani).

Rivolte arabe 2011: il paese é investito da diverse proteste, ma non della stessa entità osservata negli altri paesi arabi.

Rivendicazioni del Comitato della “primavera araba algerina”:

  • revoca delle leggi d’emergenza
  • liberazione di tutti i contestatori e gli oppositori del regime arrestati
  • diminuzione nei controlli statali sui media
  • creazione di posti di lavoro
  • serie riforme politiche per portare ad una “maggiore democrazia” e giustizia sociale nel paese

Tuttavia, il Movimento fu indebolito dalle divisioni interne tra:

  • attivisti politici vicini al Raggruppamento per la cultura e la democrazia, partito politico di orientamento filo-berbero
  • la fazione composta da vari gruppi della società civile, sindacati autonomi, organizzazioni di studenti e gruppi per la difesa dei diritti umani e delle donne..)

Nel 2019 nasce un Movimento di protesta definito con il termine Hirak, che significa appunto «movimento»), sorto il 22 febbraio 2019 contro il presidente Abdelaziz Bouteflika quando dichiara di presentarsi candidato alla rielezione, per l’ennesima volta.

Gli studenti, gli insegnanti, i giornalisti, che costituiscono il movimento nella sua composizione variegata, rivendicano un cambiamento radicale del sistema politico

Il movimento è guidato o incanalato da due forze politiche:

  • Rassemblement actions jeunesse (RAJ (gruppo di giovani nato nel 1992)
  • Alternativa Democratica (12 partiti ed associazioni di sinistra)

Strategie pacifiche: manifestazioni ogni venerdì

Crescente opposizione e contestazione: La rivoluzione del 22 febbraio

Dura risposta del regime (arresti dei giovani attivisti del RAJ e dei principali leader del movimento, blocco delle loro attività, violenta reazione durante le proteste…)

Risultati raggiunti:

  • Deposizione di Bouteflika (2 aprile 2019)
  • Sostituito da Abdelkader Bensalah come presidente ad interim
  • Un governo non eletto diretto da Noureddine Bedoui (scelto dall’ex presidente), controllato dai militari (ex ministro degli Interni) ha indetto le elezioni presidenziali per il 12 dicembre

Le proteste continuano perché il problema non é soltanto Bouteflika ma il regime a lui associato

I giovani chiedevano riforme radicali prima delle elezioni.

Con l’elezione di Abdelmadjid Tebboune, Presidente dell’Algeria dal 2019, la situazione politica del paese pare meno incandescente al momento, ma non tutti i problemi sono stati risolti.

Audio Lezioni di Geografia del prof. Gaudio

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