Alle origini dello sviluppo industriale dell’Italia

Saggio breve o articolo di giornale

Ambito storico-politico

Traccia per l’esame di stato 2007 – sessione suppletiva

Tipologia B – Redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale

(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o informa di “saggio breve ” o di “articolo di giornale “, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano.
Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio. Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro). Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo. Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale “, individua nei, documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo “pezzo”.
Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).
Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).
Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

Ambito storico-politico

ARGOMENTO: Alle origini dello sviluppo industriale dell’Italia

DOCUMENTI

“Un’altra condizione nuova che va tenuta presente è la fine della crisi agraria, avvenuta intorno al 1895, con la conseguente tendenza al rialzo anche dei prezzi agricoli. Lo slancio industriale si collegò pertanto ad una notevole ripresa della produzione agricola che si manifestò, come si vedrà più avanti, nei settori capitalisticamente e tecnicamente più evoluti dell’agricoltura italiana. Anche questa connessione, che favorì l’industria chimica, alcune industrie alimentari e, in qualche misura, l’industria meccanica, meriterebbe di essere approfondita più di quanto sia stato fatto finora, soprattutto per gli effetti riguardanti i movimenti della manodopera e gli impieghi dei capitali.
Ma queste circostanze generali non sarebbero bastate a stimolare e a consolidare lo slancio industriale se non avessero agito in senso concomitante altre spinte di carattere interno: la politica doganale … e il riordino bancario degli anni 1893-95.”

G. CANDELORO, Storia dell’Italia moderna. VII, Milano 1974

“I settori di cui si è detto brevemente sin qui sono costituiti in buona parte da industrie relativamente nuove e caratterizzate da notevoli potenzialità di aumento di produttività attraverso l’introduzione di progresso tecnico autoctono o importato. Sono anche i comparti manifatturieri sui quali si fonderanno per molti decenni le fortune economiche di un paese tipicamente trasformatore quale l’Italia. P,, pertanto, giustificata l’attenzione che ad esse dedicano gli storici, nel quadro di quella che molti di essi considerano la rivoluzione industriale italiana, nata sull’onda lunga del progresso tecnico che caratterizza l’intera economia mondiale di questo periodo.”

G. TONIOLO, Storia economica dell’Italia liberale, Il Mulino, Bologna 1988

“Un,altro ambiente noi troviamo alla vigilia della guerra. Le basi del nostro sistema si sono alquanto allargate, oltre che per il notevole impulso dato alla produzione cotoniera, perché è sorta un’industria siderurgica, una serie di imprese chimiche, se non un’industria chimica, e s’è avuto un esordio promettente dell’industria elettrica … Il tardivo sviluppo delle nostre industrie spiega agevolmente il largo concorso che in esse si verificò di uomini e capitali stranieri. Notevolissima appare, agli inizi della nostra attività, la partecipazione dell’elemento tecnico o dirigente venuto da fuori, quando tedeschi, svizzeri, inglesi, francesi erano, nella grandissima maggioranza dei nostri opifici attrezzati per la produzione meccanica, i capi-fabbrica e il personale tecnico dirigente, che s’importava insieme col macchinario.”

R. MORANDI, Storia della grande industria in Italia, Einaudi, Torino 1966

“Il quadro muta, ma lentamente, dopo l’unificazione. Lo sforzo dello Stato per migliorare l’istruzione della popolazione non fu trascurabile. 1 fondi stanziati per la pubblica istruzione passarono da un modestissimo 1,4% del bilancio nel 1861 (il che era comunque pari, in valore assoluto, a circa una volta e mezzo la spesa congiunta degli Stati preunitari nel 1859) a circa il 5% nel 191 I. Anche i comuni aumentarono i fondi per l’istruzione dal 7,5% delle spese nel 1866 al 23% nel 1912, mentre le province ebbero in questo campo un ruolo modesto e declinante (dal 5,4% delle spese nel 1866, al 3,5% nel 1913.”

V. ZAMAGNI, Istruzione e sviluppo economico. Il caso italiano. 1861 ~1 913, in “L’economia italiana. 1861-1940”, a cura di G. Toniolo, Laterza, Bari 1978

“Siderurgia e industria tessile furono insieme con la grande cerealicoltura le forze che, come è noto, più energicamente lottarono in Parlamento e nel paese per l’approvazione della tariffa del 1887, e che da essa ricavarono i maggiori benefici. Non spetta a noi di n’prendere qui i temi della pluridecennale polemica fra sostenitori ed avversari del protezionismo allora instaurato, che vide schierati a difesa rappresentanti di interessi sezionali, nazionalisti di varia gradazione e colore, esponenti del movimento operaio e del mondo industriale e settentrionale in genere, contro l’attacco concentrico di meridionalisti, sostenitori degli interessi agrari, libero-scambisti di origine politica o “scientifica”, democratici ed esponenti dell’estrema sinistra.”

R. ROMEO, Risorgimento e capitalismo, Laterza, Roma-Bari 1978