Analisi di un testo di Carlo Levi

Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi

Traccia di un tema per la maturità sperimentale Brocca 1998

 

Carlo Levi

“Cristo si è fermato a Eboli”

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Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.

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– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che bestie, .. perché noi dobbiamo invece subire il mondo del cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto più profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale.

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Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.

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Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa.

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Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo..Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

da: Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”

Il pittore e scrittore torinese Carlo Levi (1902-1975) nel 1935-36 fu mandato al confino in Lucania dal regime dell’epoca. Anni dopo, nel 1945, Levi raccontò la sua esperienza in Cristo si è fermato a Eboli, un libro tradotto in tutto il mondo. Durante quel soggiorno forzato aveva scoperto non solo la faticosa esistenza condotta dalle popolazioni dei piccoli paesi di una regione povera, ma anche importanti valori umani: la semplicità d’animo, la capacità di sopportazione, il senso della fatalità. Per dirlo con alcune sue parole, riscoprì “la Lucania che è in ciascuno di noi” e “tutte le Lucanie di ogni angolo della terra”.
Il brano costituisce la premessa dell’intera narrazione.

 

Comprensione complessiva
Sintetizza il contenuto del brano, facendoti guidare da queste indicazioni:

    • l’autore parla di una promessa (fatta a chi? di fare che?) non mantenuta
    • nel suo ricordo è rimasto molto impresso un modo di dire tipico dei contadini della Lucania, che si rivela pieno di significato.

 

Analisi del testo
Commenta la serie di osservazioni contenute nelle righe da 16 a 22 (“né vi è arrivato il tempo, …” fino a “né la sua perenne attività che cresce su se stessa“).
Spiega il significato delle seguenti espressioni: “visitatore incomprensivo“; “povertà refrattaria“; “terra oscura, senza peccato e senza redenzione“.
In particolare commenta le considerazioni finali, sul “male” che per questa gente sfortunata “non è morale, ma è un dolore terrestre“.

 

Inquadramento nella letteratura dell’Italia moderna
La vita dei piccoli centri e della gente umile ha fornito materia a gran parte della narrativa italiana degli ultimi cento e più anni: in quali periodi è fiorita in particolare questa letteratura e a quali regioni del nostro paese si sono interessati di più i nostri narratori?
Prendi in considerazione qualche altro autore e qualche opera.

Le domande prevedono, secondo i casi, risposte brevi e concrete o considerazioni e riflessioni più ampie