Analisi di un testo di Jacopone da Todi

Lo stile drammatico in arte e letteratura Jacopone da Todi e Giotto

Traccia per un compito in classe o per una analisi del testo

 

Iacopone da Todi Omo, mittete a pensare

Omo, mìttete a pensare
onne te ven lo glorïare.


Omo, pensa de che simo
e de che fommo e a che gimo
ed en che retornarimo;5
ora mittete a cuitare.


D’uman seme sii concetto:
putulente sta soietto;
si ben te vidi nel deritto,
non hai donne te essaltare.10


De vil cosa sii formato
ed en pianto fusti nato
e ‘n miseria conversato,
ed en cénnar dii tornare.


Venisti a nui co’ pellegrino,15
nudo, povero e taupino;
menato en quisto cammino,
el pianto fo el primo cantare.


Menato en quisto paese,
non recasti da far spese;20
ma ‘l Signor te fo cortese,
ché ‘l Suo ben volse a te prestare.


Or te pensa el fatto tio:
si el Signore arvol lo sio,
non t’arman altro che rio,25
non hai donne t’allegrare.

Gloria hai del vestimento,
ché t’acconci a tuo talento,
ed hai pien lo cor de vento
per «misser» farte chiamare:30


si la peco arvol la lana
e lo fiore arvol la grana,
lo tuo pensieri è cosa vana,
onne soperbia vol’ menare.


Aguarda a l’àrbore, o omo,35
quanto fa süave pomo
odorifero, e como
è saporoso nel gustare.


De la vite, che ne nasce?
L’uva bella ch’omo pasce:40
poco maturar la lasce,
nàscene ‘l vino per potare.

O omo, pensa che tu meni:
pedochi assai con lendinine,
e le polci so’ meschine45
che non te lassa venïare.


Si hai glorïa d’avere,
attenne un poco, e mo ‘l pòi scire
che ne òi d’esto podere
ne la fin teco portare.50

 

Parafrasi:

Uomo, mettiti a pensare, da dove  deriva la tua gloria.

Uomo, pensa da che nascemmo Cosa fummo e cosa diverremo e in cosa torneremo; ora mettiti a riflettere.

 

Sei nato da seme umano: è materia immonda; se ben guardi, non hai di che vantarti.

 

Sei stato generato da cosa vile e sei nato nel pianto e vissuto nella miseria, e destinato a tornare cenere.

 

 

Sei venuto tra noi come pellegrino, nudo, senza ricchezze e infelice; condotto in questa vita, il pianto fu la tua prima espressione.

 

Condotto in questa terra, non avevi con te di che vivere; ma Dio fu generoso con te, perché ti volle prestare tutto ciò che era Suo.

 

Considera ora la tua condizione: se Dio rivuole ciò che è Suo, non ti rimane altro che il male, non hai dunque di che rallegrarti.

 

Godi nell’indossare begli abiti, perché ti vesti come ti piace, e hai il cuore pieno di vento e ti fai chiamare “messere”:

 

 

 

 

se la pecora rivuole la lana e il fiore rivuole il colore con cui fu tinta, è vano pensare di poter insuperbire.

 

 

 

Guarda l’albero, uomo, quanti frutti dolci produce e profumati, e come sono saporiti.

 

 

 

 

E dalla vita cosa nasce? L’uva bella che nutre l’uomo: la lascia maturare un poco, ne nasce il vino da bere.

 

 

Uomo, pensa cosa produci tu: molti pidocchi con le lendini, le pulci ti tormentano e non ti lasciano riposare.

 

Se hai brama di possedere, aspetta un po’ e poi lo potrai sapere che puoi farne di queste ricchezze dal momento che le puoi portare con te alla fine della vita.

 

Rispondi alle seguenti domande:

1) qual è il tema del componimento?

2) a chi si riferisce Iacopone, e cosa lo invita a fare?

3) ti pare che ci sia un contrasto o un parallelismo su ciò che l’uomo crede di essere e ciò che è? Specifica i motivi.

4) il poeta paragona la condizione umana a quella di alcuni elementi della natura; la ritiene migliore ?

5) quale aspetto della visione francescana è presente nel testo?

6) si respira in questo testo la stessa visione armonica presente nel Cantico delle Creature?

7) quale aspetto tipicamente medievale è presente nel testo?

8) quale destino attende l’uomo? È un destino di gloria o infelice? Dimostralo utilizzando le espressioni del testo.

9) cosa significa che l’uomo è come pellegrino?

10)cosa significa che l’uomo ha il cuore pieno di vento?

11) qual è lo stile poetico di Iacopone?