Arrigo Boito – di Carlo Zacco

Arrigo Boito (1842 – 1918)

La
vita.
Studia Pianoforte, Violino e Composizione al Conservatorio di Milano,
diviene già da giovanissimo un poeta musicista. Nel 1861 ottiene una borsa di
studio per studiare a Parigi dove conosce, Tra gli altri, Rossini, Verdi e
Berl’ioz. Tornato a Milano stringe rapporti con i poeti della scapigliatura
divenendone uno dei maggiori esponenti. E’ un autore eclettico che scrive con
ottimi risultati in molti generi letterari diversi. Scrive sul Figaro, scrive
raccolte di poesie: Re Orso, Il libro dei versi; scrive opere teatrali: tra cui
Nerone; scrive opere in musica il Mefistofele, libretto e musica
propri; scrive moltissimi libretti. Importantissima sarà la sua collaborazione
con Giuseppe Verdi per cui scrive i libretti di Otello e Falstaff,
e facendo una profonda revisione di Simon Boccanegra.
Lezione
d’anatomia
la sala e’ lugubre;
dal negro tetto
discende l’alba,
che si riverbera
sul freddo tetto
con luce scialba.
chi dorme?… un’etica
defunta ieri
all’ospedale;
tolta alla requie
dei cimiteri,
e al funerale;
tolta alla placida
nenia del prete,
e al dormitorio;
tolta alle gocciole
roride e chete
dell’aspersorio.
delitto! e sanguina
per piaga immonda
il petto a quella!
ed era giovane!
ed era bionda!
ed era bella!
con quel cadavere
(steril connubio!
sapienza insana!)
tu accresci il numero
di qualche dubio,
scienza umana!
mentre urla il medico
la sua lezione
e cita ad hoc:
vesal’io, ippocrate,
harvey, bacone,
sprengel e koch,
io penso ai teneri
casi passati
su quella testa,
ai sogni estatici
invan sognati
da quella mesta.
penso agli eterei
della speranza
mille universi!
finzion fuggevole
più di una stanza
di quattro versi.
pur quella vergine
senza sudario
spero’, nell’ore
più melanconiche
come un santuario
chiuse il suo cuore,
ed ora il clinico
che glielo svelle
grida ed esorta:
“ecco le valvole,
ecco le celle,
ecco l’aorta.”
poi segue: “huic sanguinis
circulationi
…”
ed io, travolto,
ritorno a leggere
le mie visioni
sul bianco volto.
scienza, vattene
co’tuoi conforti!
ridammi i mondi
del sogno e l’anima!
sia pace ai morti
e ai moribondi.
perdona o pallida
adolescente!
fanciulla pia,
dolce, purissima,
fiore languente
di poesia!
e mentre suscito
nel mio segreto
quei sogni adorni…
in quel cadavere
si scopre un feto
di trenta giorni.



 

Argomento inusuale
per una poesia: si parla di una lezione di anatomia dove ad essere sezionato è
il corpo di una giovane donna morta di tubercolosi; il poeta osserva
l’operazione è fantastica su quello che potrebbe essere stato il passato di
quella donna, le possibili speranze che avrebbe potuto avere nel cuore (e qui
vien fuori il melodramma), lo stesso cuore che ora è manipolato come un oggetto
qualsiasi. Finale shock: dal cadavere si scopre un feto di trenta giorni.
  
Limiti della scapigliatura.
C’è il gusto per lo scandalo, ma in definitiva questa esperienza poetica ha dei
grossi limiti: a) ll linguaggio non viene rinnovato, quella poetica resta
provinciale, i temi e i motivi sono nuovi, ma una poetica, per essere vitale,
deve rinnovarsi anche nel linguaggio, nelle forme, nelle modalità espressive.
Parla del sezionamento del cadavere di una donna incinta esattamente come
Manzoni parlava della pentecoste, proprio nel periodo in cui il nuovo messaggio
viene veicolato solo attraverso un nuovo codice. Questo è il motivo per cui
molti critici pongono la scapigliatura ai margini della storiografia. b) Altro
forte limite è l’assenza dell’inconscio, altro ingrediente rivelatore di
modernità: manca loro (Binni) l’esperienza del sub-cosciente e la scoperta di un
nuovo mondo dato dalle corrispondenze. Non guardando all’inconscio gli
scapigliati si chiudono le porte del nuovo.

La prosa. I risultati
migliori vengono raggiunti non tanto nella poesia quanto nella prosa. Carlo
Dossi compie una ricerca espressiva estremamente raffinata che gli consentirà di
essere definito espressionista in seguito, e anticipatore di Gadda. Questo
primato della prosa ha ragioni storiche: sulla prosa italiana gravava meno il
peso della tradizione, e dunque era più «facile» aggiungere ad essa elementi di
novità; a quest’altezza la poesia italiana era ancora schiacciata dal peso di
una secolare tradizione lirica.