Arriva il pensionamento automatico


Saranno almeno 30.000, più del previsto, i lavoratori della scuola che dal 1° settembre lasceranno il servizio per andare in pensione. L’aumento di pensionamenti andrà a sopperire una discreta fetta dei tagli previsti in Finanziaria.

Unimagazine, 19.2.2009

Saranno almeno 30.000, più del previsto, i lavoratori della scuola che dal 1° settembre lasceranno il servizio per andare in pensione: le scuole hanno sinora inviato al Sistema informativo dell’istruzione (Sidi) quasi 28.500 domande di insegnanti e non docenti (amministrativi, tecnici ed ausiliari). Domande a cui si andranno ad aggiungere tutti i lavoratori – tranne i dirigenti scolastici – che hanno raggiunto 65 anni o 40 anni di contributi: il ministero dell’Istruzione, come annunciato nei giorni scorsi dal ministro Gelmini, sta infatti predisponendo proprio in queste ore l’allargamento della direttiva Brunetta sui pensionamenti anche al mondo della scuola. La norma prevede in pratica, per chi rientra in questa casistica, la cessazione d’ufficio.
Tornando alle domande presentate al Sidi, al momento le domande di pensionamento sono così suddivise: 2.023 insegnanti nella scuola dell’infanzia, 6.829 nella scuola primaria, 6.814 nella scuola secondaria di primo grado, 7.030 nella scuola secondaria di secondo grado e 5.730 per quanto riguarda il personale Ata. L’impennata dei pensionamenti non era affatto prevedibile: dopo il boom del 2007 (quasi 55.000), lo scorso anno il numero si dimezzò. Pochi giorni fa la Uil Scuola, nel quadro di alcune stime di previsione del numero dei tagli al personale della scuola, ipotizzò 23.000 lavoratori collocati in pensione: un numero ricavato dalla media degli ultimi anni.
L’aumento di pensionamenti andrà a sopperire una discreta fetta dei tagli previsti in Finanziaria per il personale docente (42.100) e non docente (15.000): il saldo negativo rispetto all’anno scolastico in corso rimarrà così di 20.000 posti. Tagli (a cui nei due anni successivi si aggiungeranno altri 45.000 docenti ed altri 30.000 Ata in meno) di cui saranno danneggiati esclusivamente i precari.
Per il personale non di ruolo, tuttavia, c’è anche una buona notizia: notizie insistenti darebbero per certa l’intenzione del Miur di procedere a 20.000 immissioni in ruolo: 15.000 docenti e 5.000 Ata che andrebbero assunti a tempo indeterminato proprio in corrispondenza dell’abbandono degli oltre 30.000 pensionati.