Attraversando la strada

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articolo sulla droga

Mentre attraversavo la strada per recarmi in ufficio, due ragazzi mi sono sbattuti addosso, non avevano più di tredici-quattordici anni, l’aspetto spavaldo di chi non chiede permesso, i cappellini da rapper duro, avevano un ‘aria tra le righe, come se non toccassero terra con i piedi.
Si passavano con ingordigia una sigaretta, non proprio una siga, ma uno spinello, di quelli fatti male perché arrotolati in fretta.
Il giardinetto della stazione è diventato un rifugio momentaneo, incuranti del traffico e della gente, tra uno sberleffo e una pacca sulle spalle, hanno continuato a farsi la canna senza interruzione.
Mi ricordavano una scena messa in atto qualche decennio addietro, ma completamente differente non tanto nel paesaggio, piuttosto negli atteggiamenti, nelle esplicazioni trasgressive, nellintendimento di quel tempo a fare qualcosa contro”.
Questi due davanti a me, non si preoccupavano dei tanti occhi indiscreti, né come degli eventuali disturbi in agguato, derivanti da norme e leggi malamente in stand by.
Lalone lasciato dal fumo disegnava limpunità della normalità, come se nulla e nessuno potesse intaccare quello spazio di trasgressione a perdere, perché rigorosamente tollerata.
La differenza tra quellera protestataria, contestataria, quella mia, e questa attuale, sta in un disagio giovanile assai più prematuro, ma soprattutto nel mancato nascondimento che faceva da corollario allo sballo dei miei tempi.
La droga cera allora, come adesso, l’atteggiamento era diverso: non si poteva farne uso pubblicamente.
Non che il vietato” possieda sufficiente potere per arginare linaccettabile, infatti labuso di sostanze ha infranto la volontà di sognare a intere generazioni, facendo pagare un dazio terribile più ancora degli ormai dimenticati anni di piombo.
In questo tempo l’uso e labuso di droga, è talmente decuplicato, da rendere improbabile la ricerca di una normalità in giovani depredati di una via di emergenza, faticosa nellapprendimento, ma salva vita , di segnali di allarme inconfondibili, quando la normalità compete con la fantascienza.
Il ragazzo di allora, come quello di oggi, si fa le canne, senza mai la scocciatura di un interrogativo, convinto di non dovere mai chiedere aiuto a nessuno, di poter farcela da solo a risolvere i problemi, a tenere a debita distanza la scuola, la famiglia, il rispetto verso se stesso e gli altri.. rispetto che non sta dentro la botta di uno spinello, ma nell’attenzione e la considerazione che dovrebbe crescere dentro ognuno di noi, per non diventare spettatori passivi di quanto ci accade, a volte incorrendo in deragliamenti definitivi.
Ciò che ho ricavato da questo incontro, è la necessità, da parte di chi è educatore dapprima con se stesso, poi con la storia personale di tanti ragazzi tragicamente dispersi, di non consentire ulteriori deleghe a una normalità” artificiale che non fa sconti a ad alcuno, neppure al più fortunato degli scommettitori.

Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia settembre 2007

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