Caso Grecia: e se il vero tallone d’Achille dell’Europa fosse anche etico/religioso? – di Giuseppe Castronovo

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Romano: amici… non so se avete
notato anche voi.
Totò: che cosa?
Romano: come il nuovo Governo
greco, guidato da Alexis Tsipras, fatichi non
poco a trovare alleati, tra i  Paesi
europei,  disposti ad appoggiare le sue
richieste per rinegoziare il debito pubblico e allentare i piani di austerity
che risultano non più sostenibili dal popolo greco.
Franco: in effetti, anche a
causa dell’enorme debito sovrano della Grecia, che oramai ha superato i 300
miliardi di euro, il gioco si sta facendo troppo pericoloso per tutti e alla
fine si corre il rischio che nessuno ne esca vincitore.
Romano: in verità il problema
che volevo sottoporre alla nostra riflessione parte da una constatazione finora
non adeguatamente evidenziata dalla stampa.
Alessio: quale?.
Romano: oramai risulta chiaro
come Germania, unitamente all’Olanda, alla Danimarca,
alla Finlandia
formino un gruppo  caratterizzato da un comune
atteggiamento di freddezza, per non dire di 
aperta ostilità, verso i Paesi con un elevato debito sovrano come la
Grecia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo.
Giacomo: caro Romano, nel condividere
la tua osservazione ritengo che la stessa non sia stata ancora attentamente
esaminata così come invece meriterebbe. In effetti, tra i Paesi nordici da te
citati si sta diffondendo sempre più un pericoloso atteggiamento di diffidenza  e progressiva chiusura nei confronti delle
richieste di aiuto da parte dei paesi mediterranei con elevati debiti sovrani
che per loro risulta sempre più difficile onorare. Prof. Vezio chiediamo il suo
aiuto per esaminare insieme a lei il problema evidenziato  dall’amico Romano.
Vezio: amici miei… oggi nell’Europa di Schengen  finalmente
quasi  senza frontiere, e dove si tende
a   mandare in soffitta una volta per
tutte le ultime frontiere ancora esistenti, 
purtroppo sta venendo su   una
nuova frontiera molto più pericolosa di quelle che eravamo abituati a vedere.
Luigi: prof….a che tipo di
frontiere si riferisce?
Vezio: si tratta di frontiere
che poggiano le loro fondamenta non sul cemento ma su profondi sentimenti etico
religiosi. Frontiere che poggiano su fattori, direi,  più spirituali che materiali, ovvero
psicologici più che monetari.
Romano: ci può spiegare
meglio?
Vezio: i giornali, finora, ci
hanno abituato ad affrontare il tema del confronto tra
Paesi mediterranei e Paesi nordici
prevalentemente, se non
esclusivamente, in termini finanziari. Non sarà sfuggito a nessuno di voi come
i termini più ricorrenti nel dibattito siano P.I.L., spread,
debito, fiscal compact, rapporto debito/P.I.L 
e via dicendo.
Giacomo: è vero.
Vezio: è un’impostazione,
questa fin qui seguita, alquanto limitativa  che ci impedisce di comprendere appieno la
vera essenza del problema. Innanzi tutto, come fin qui è stato ben evidenziato,
ai Paesi mediterranei si oppone la Germania e con essa una serie di Stati
nordici accomunati dal fattore religioso: il
Protestantesimo.
Il fenomeno religioso si sta,
in effetti,  sempre più affermando quale
elemento più di divisione che di coesione all’interno della Comunità Europea
creando di fatto due blocchi nei quali la Germania è
di fato simbolo e guida dei Paesi nordici, mentre la Grecia
a causa della grave crisi che sta attraversando è diventata il simbolo
dei Paesi mediterranei. Questi ultimi costituiscono una realtà
economico/sociale caratterizzata dal fatto di avere tutti quanti un elevato
debito pubblico, mentre i primi hanno un debito pubblico molto più contenuto.
Non solo! Sottopongo alla vostra attenzione quest’ulteriore riflessione: quelli
mediterranei sono Paesi a religione prevalentemente cattolica, mentre quelli
nordici sono Paesi a religione prevalentemente protestante.
Totò: non posso non constatare
come molto raramente l’analisi sia stata  svolta in questi termini. Mi scusi prof. per
l’interruzione.
Giacomo: prof. prosegua pure.
Vezio: per comprendere appieno
il problema dei rapporti tra i Paesi del Nord e quelli del Sud Europa, al
fenomeno religioso va necessariamente associato anche quello linguistico.
Dovete sapere, a tal proposito,  che
nella lingua tedesca troviamo il termine “schuld”
che viene correntemente tradotto con il termine “debito”.
Ma il problema è alquanto più
complicato di quanto si possa pensare. 
Dovete infatti sapere ….
Giacomo: che cosa?
Vezio: la lingua tedesca include
nel termine schuld,  oltre al già
ricordato “debito”, anche altri termini di uso abbastanza  comune 
tra noi italiani. Tra questi ricordiamo 
colpa, misfatto, delitto, obbligo morale.
Non si tratta, amici miei, di
semplice differenze semantiche, ma di termini che stanno a testimoniare le
profonde differenze etico/culturali che intercorrono tra Cattolici e
Protestanti. E poiché in lingua tedesca le parole “debito” e
“colpa” sono sinonimi
, chi non riesce a onorare un debito è un
“colpevole”, ossia una “persona moralmente obbligata” verso il creditore. Secondo
questa chiave di  lettura quello che lega
creditore e debitore, da rapporto squisitamente monetario diventa anche rapporto
etico/morale.
A sostegno della tesi della
sinonimia tra “debito” e “colpa” possiamo richiamare  la preghiera del  Padre nostro nella versione ufficiale della Chiesa
Cattolica che viene recitato anche nelle funzioni religiose.  Ebbene, trattasi del testo dell’Apostolo
Matteo che dice così: “ Padre nostro
che sei nei cieli sia santificato il tuo nome….dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi  i
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori….”
Sinonimia ancor più evidente
nel testo del Vangelo di San Luca dove leggiamo: ”Padre, sia santificato il tuo
nome, …..perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro
debitore….”
Non vi sarà sfuggito come per
San Luca il “debito” è di per sé un peccato e viceversa il peccato è un debito.
Anche per la lingua tedesca
c’è piena simmetria tra i due termini “debito”  e  “colpa”
nel senso che poiché il debito è associato alla colpa, anche la colpa va
associata al debito. Altrimenti detto, per la lingua tedesca, il debito è di
per sé una colpa e viceversa.
Ora se il debito è l’amaro
frutto avvelenato di un peccato, diventa più comprensibile la diffidenza dei
Paesi del nord Europa verso i Paesi mediterranei che si saranno macchiati di un
peccato che sta alla base del loro debito che, per essere così elevato, da
fisiologico è diventato patologico.
Concetti, questi, che fan
parte del DNA della Cancelliera tedesca Merkel,  figlia di un Pastore protestante.
Se questo è il quadro di
riferimento, sarebbe auspicabile che al tavolo delle trattative che si svolgono
in sede europea, accanto all’economista e al giurista sedessero anche lo
storico, il sociologo, il filosofo e l’esegeta di testi biblici, ognuno con
l’apporto della sua specifica competenza. Solo così potremo avere la migliore
soluzione del problema e garantire un futuro più sereno alla nostra Europa.
(dai dibattiti svolti al
Circolo della Concordia)

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