C’è un’aria inquinata – di Laura Alberico

C’è un’aria inquinata, un senso di malessere e inadeguatezza globale che grava come una cappa di piombo sul mondo intero, un mondo che è schiacciato e frantumato in una diaspora di inquietudine e violenza gratuita, i messaggi esplosivi che annientano le speranze di un mondo migliore, di una giustizia che non riesce a dare risposte adeguate alla crisi di un intero sistema. La crisi dell’educazione pervade come un male sottile l’intera società civile perché i modelli di riferimento si coagulano attorno a insegnamenti che deformano la realtà, i miraggi di un deserto in cui ognuno è  sempre più solo con se stesso, in una atmosfera che la virtualità ha reso atrocemente reale. Crescono le paure, lievitano sentimenti di aggressività che impongono un desiderio di morte e di alienazione come unico insegnamento. C’è un limite oltre il quale è difficile dare un senso al dolore pervasivo di  una società malata che  può redimersi  soltanto invertendo la rotta, offrendo il lato migliore di se stessa, l’altra faccia della medaglia da non barattare con falsi miti e ideologie, il mercato nel quale identità e valori sono spesso ignorati e calpestati.