I canti degli alpini

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Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi

IL CANTO DEL POPOLO

1) Sul cappello

Sono tra i più belli tra i “Canti di Soldati” che avevo raccolto… E Gui (tenente del Corpo degli Alpini durante la grande guerra) le ha trascritte alla pianola scalcinata di un Presidio.

Mentre gliele cantavo, l’Altopiano fiammeggiava dei nostri cannoni vendicatori. … Sono i canti della terra veneta che ci ha tenuto luogo di casa questi anni di passione. Accoglieteli con amore. Nell’aria della battaglia tanti altri canti se ne sono andati; ma questi hanno resistito alla tremenda sincerità della trincea.

Piero Jahrier, Canti di soldati (1919),

raccolti da P. Jahrier e armonizzati da Vittorio Gui)

 

2) Monte Canino

Il bosco però era umido e freddo, a quell’ora; venivano i brividi, anche la coperta s’era intrisa di brina. Mancava ancora qualcosa nel bosco perché divenisse veramente ospitale. Troppo silenzioso, forse; pareva d’essere sepolti sotto la nebbia e i rami. Era in quei momenti che gli alpini s’accorgevano che, tra fuoco e tenebre, in mezzo a tanti alberi dalla corteccia fradicia la cosa che mancava al bosco era la voce, la voce del bosco; e allora gli alpini gli prestavano la loro, come se fosse una vecchia intesa, una cosa da nulla scambiata tra amici.

Così nasceva il canto.

Mormorato all’inizio, quasi séguito di pensieri accorati, gonfio di contenuto respiro, lamento più che grido poiché mai dissociato dal rimpianto per coloro che non cantano più attorno ai fuochi. Un’infinita nostalgia di cose perdute piangeva tra gli alpini immobili e gravi; pareva allora veramente, nel tenebroso silenzio del bosco, che innanzi alle rosse lingue  guizzanti le parole e le voci venissero a sciogliersi grondando sangue e lacrime. Ma non importava, si sentiva che il bosco era diventato la casa, per gli alpini; c’era qualcosa di loro, ormai, che s’era posato su ogni foglia e aveva reso accogliente la coltre muscosa.

La voce si spegneva più tardi nel silenzio… ma una voce intonava una seconda canzone, allegra questa, e gli alpini cantando caricavano le pipe perché sapevano che la canzone, alla fine, lasciava fumare e ridere, del queto e saggio riso di gente che si contenta. Potevano ragliare allegri anche i muli se erano in vena, non avrebbero dato fastidio: nel bosco ormai si stava benone, si poteva lasciar spegnere tranquillamente il fuoco e infilarsi sotto la tenda, restarsene in pace fino all’alba.

Giulio Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio

 

3) Di qua e di là del Piave

Ma non vi siete accorti che non si sente più cantare?

… Lavorando si cantava, cantavano le filandaie sopra i bacili d’acqua bollente dove si sbozzolava la seta, le lavandaie quando risciacquavano nell’acqua bollente, le mondine nelle risaie, le lavoranti il fieno a seccare sui prati, cantavano i soldati in marcia, il falegname piallando le assi, il fabbro battendo il ferro, i garzoni impastando il pane, i pescatori tirando le reti, i muratori intonacando. Infinite canzoni sono nate lavorando o nelle pause, inventando le parole su arie più o meno note. Da trent’anni questo è cambiato; l’umore della gente e la vita quotidiana non sono più fonti di fantasia creativa? Nemmeno gli ubriachi non cantano più.

Mario Rigoni Stern (1996)

 

4) Era una notte che pioveva

Camminava come cinto da quella luce che aveva conosciuto. Non era più la presenza ed era tuttavia qualche cosa di più del ricordo. Tale un canto, se ti diparti, lungamente ti accompagna nel cuore.

Georges Bernanos, Sotto il sole di Satana

Capita che una canzoncina infantile faccia piangere un vecchio. Ma non è per la canzoncina che piange il vecchio, essa è solo la chiave che apre la sua anima.

Vasilij Grossman, Vita e destino

 

5) Dove sei stato mio bell’alpino

E’ il ritorno alla vita aiutato da chi sa capire quale dramma l’uomo abbia vissuto

– Dove sé stato, mio bell’Alpino?
Dove sé stato, mio bell’Alpino,
Che ti ga cambià colore?

– L’è stata l’aria del Trentino,
L’è stata l’aria del Trentino,
Che m’ha fat cambià color!

– L’è stata l’aria dell’Ortigara,
L’è stata l’aria dell’Ortigara,
Che m’ha fat cambià color!

Sul Monte Nero c’è una tormenta,
Sul Monte Nero c’è una tormenta
Che m’ha fat cambià color!

La sul Pasubio c’è un barilotto.
La sul Pasubio c’è un barilotto.
Che m’ha fat cambià color!

Sul Monte Grappa c’è una bombarda
Sul Monte Grappa c’è una bombarda
Che m’ha fat cambià color!

E’ stato il fumo della mitraglia
E’ stato il fumo della mitraglia
Che m’ha fat cambià color!

– Ma i tuoi colori ritorneranno,
Ma i tuoi colori ritorneranno
Questa sera a far l’amore.

 

6) Josca la Rossa

di Bepi De Marzi

Il dramma della Russia dove le persone del luogo diventavano madre, sorella e spose dei soldati.

 

E muro bianco, drio de la to casa

Ti te saltavi come un oseleto,

Joska la rossa, pèle de bombasa,

Tute le sere prima de ‘nà in leto.

 

Te stavi lì, co le to scarpe rote

Te ne vardavi drio da j’ oci mori

E te balavi alegra tuta note

E i baldi alpini te cantava i cori. Oh.

Joska, Joska, Joska,

Ti te portavi el sole ogni matina,

E de j’alpin te geri la morosa,

Sorela, mama, boca canterina,

Oci del sol, meravigliosa rosa.

Xe tanto e tanto nù, ca te zerchèmo,

Joska la rossa, amor, rosa spanja,

Ma dove sito andà? Ma dove andemo?

Semo ramenghi. O morti. E così sia. Oh.

Jska, Joska, Joska,

 

Busa con crose. Sarà sta i putèi?

La par ‘na bara e invece xe ‘na cuna.

E dentro dorme tuti i to fradei,

Fermi, impalà, co i oci ne la l’una. Oh.

Fermate là! Oh! (3 volte, accelerando)

 

7) Sul ponte di Perati

Sul ponte di Perati, bandiera nera,
è il lutto degli Alpini che fan la guerra.

E’ il lutto della Julia che va alla guerra,
la meglio gioventù che va sotto terra.

Nell’ultimo vagone, c’è l’amor mio,
col fazzoletto bianco, mi dà l’addio.

Quelli che son partiti, non son tornati,
sui monti della Grecia, sono restati.

Sui monti della Grecia c’è la Voiussa,
del sangue della Julia s’è fatta rossa.

Un coro di fantasmi vien giù dai monti.
E’ il canto degli alpini che sono morti.

Alpini della Julia in alto il cuore!
Sul Ponte di Perati c’è il tricolore.
Sul Ponte di Perati c’è il tricolore.

 

8) Il testamento del capitano

Il colonnello Grandi, dopo la battaglia vinta dagli alpini della Tridentina, sta morendo e chiede ai suoi alpini di cantargli questo canto.

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