Com’è lontana la Francia se non si studia più il francese


Lo strapotere dell’inglese esaltato dalla riforma Gelmini

M.T.M. La Stampa 4.2.2009 TORINO

Nel luglio 2007 la stampa piemontese riportava una serie di notizie che sembravano riaprire la partita di un europeismo reale. Per prima, la nascita di Alp-Med, maxiregione di 17 milioni di abitanti, costituitasi intorno alle Alpi Occidentali: un’iniziativa foriera di sviluppo in termini di trasporti, turismo, investimenti e mobilità. Poi, nello stesso mese, la firma di un importante protocollo di cooperazione tra lallora ministro Fioroni e il suo collega francese per la reciproca conoscenza della lingua e della cultura dei due paesi anche attraverso il potenziamento delle ore di insegnamento, la cooperazione nella formazione dei docenti, lintensificazione degli scambi. Un leggero ottimismo poteva far sperare in un progressivo recupero dell’insegnamento del francese in un’area a vocazione transfrontaliera. Poi, le cose sono cambiate.
Nella circolare appena diffusa dal Miur in vista delle iscrizioni alla scuola secondaria di I grado (le medie), è scritto (ribadendo lo schema applicativo della riforma Gelmini): «Le famiglie possono chiedere che il complessivo orario settimanale riservato all’insegnamento delle lingue comunitarie, per un totale di cinque ore, sia interamente riservato all’insegnamento della lingua inglese, compatibilmente con le disponibilità di organico (inglese potenziato”)». Inoltre: «Le ore riservate all’insegnamento della seconda lingua possono essere utilizzate anche per potenziare la lingua italiana nei confronti degli alunni stranieri…» .
Per docenti e dirigenti scolastici tutto questo sta a significare l’inizio dello smantellamento dello studio della seconda lingua comunitaria che in Piemonte per lo più significa francese. Una prospettiva contro la quale è andato il convegno «Il Piemonte e la Francia» organizzato di recente dallANILF-Torino (Associazione per lInsegnamento della Lingua Francese, presieduta dalla professoressa Silvia Diegoli).
In apertura, lassessore regionale allIstruzione Gianna Pentenero aveva sottolineato che «la vocazione transfrontaliera del Piemonte sta molto a cuore alla Regione, cos’ come lapplicazione delle direttive europee che prevedono lo studio di due lingue comunitarie nelle scuole dei paesi membri». In quell’occasione la Camera di Commercio aveva sottolineato come la Francia sia ancora il primo partner commerciale del Piemonte e come la nostra regione abbia visto, negli ultimi anni, un incremento degli investimenti delle imprese francesi con la creazione di circa 20.000 posti di lavoro. Non basta. I flussi turistici in provenienza dalla Francia verso la nostra regione sono aumentati grazie al forte recupero di immagine di Torino,mai visitatori francesi lamentano uninadeguata conoscenza della loro lingua. Numerose, poi, erano state le testimonianze di docenti universitari sull’attivazione di lauree bi-nazionali Italia-Francia, a cui però non corrisponde uno studio adeguatamente diffuso del francese nelle scuole superiori. In conclusione, il presidente dellANILF di Torino, Silvia Diegoli, in un intervento a quattro mani con Enrico De Gennaro, aveva tracciato il panorama desolante del pluralismo linguistico nell’attuale sistema scolastico». La proposta? «Fare del Piemonte una regione “virtuosa” che applichi le norme europeee, adottando, dopo l’inglese e sulla scorta delle esigenze illustrate durante il convegno, la lingua francese come seconda lingua straniera privilegiata, dando cos’ piena attuazione alla vocazione transfrontaliera della regione».