Considerazioni sui disordini in Francia di questi giorni – di Giuseppe Sampognaro

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La Francia: lezione di geografia

Prima di presentare un importante documento che spiega con accuratezza i problemi che hanno portato ai gravissimi disordini di questi giorni in Francia voglio illustrare delle considerazioni   personali.

In questi ultimi anni è aumentata in tutta l’Europa la immigrazione clandestina o non.

Alcuni immigrati sono riusciti ad integrarsi nella Società anche accettando lavori molto umili; altri, e risultano la maggioranza, sono rimasti come clandestini nei nuovi paesi, non riuscendo a trovare lavoro, aggiungendosi alle centinaia di migliaia di giovani in cerca di prima occupazione. Altri ancora hanno trovato un lavoro precario e, dopo alcuni mesi, sono tornati a fare i disoccupati e non riescono, come i giovani residenti e cittadini di quel paese, ad ottenere una nuova occupazione. A questo punto si sentono esclusi dalla società non riuscendo a programmare minimamente il loro futuro e quindi si accodano a delinquenti comuni e decidono di fare azioni eclatanti per cercare di far capire a tutta la popolazione il loro fortissimo malcontento. I governanti fanno finta di non capire i loro gravissimi problemi e non hanno la minima intenzione di risolverli, anzi decidono di combatterli creando in questo modo il caos.

Giuseppe Sampognaro

SEGUE L’ARTICOLO:

Parigi, 7 novembre – I disordini iniziati il 27 ottobre nel sobborgo parigino di Clichy-sous-Bois sono soprattutto il risultato di una campagna sistematica che il ministro degli Interni Nicolas Sarkozy lanciò lo scorso giugno, non appena tornato al governo. Sarkozy si è riproposto di cavalcare il fermento proto-fascista attorno al Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen e al Movimento per la Francia di Philippe de Villiers, cercando di egemonizzarlo in vista delle presidenziali del 2007. Disagio, povertà e una disoccupazione che si aggira tra il 25 ed il 50 per cento tra i giovani, prevalentemente immigrati, nelle banlieus, rappresentano la polveriera delle rivolte violente, facilmente innescate dalla retorica razzista di Sarkozy. Negli ultimi anni sono stati eliminati diversi programmi sociali ed economici miranti a stabilizzare la situazione nei sobborghi poveri.
Nemico del modello repubblicano francese e ammiratore dichiarato del dittatore Napoleone Bonaparte, Sarkozy ha lanciato contro i giovani dichiarazioni provocatorie. Dopo un primo episodio di rivolta, in cui un giovane ha perso la vita, Sarkozy ha dichiarato il 20 giugno di essere pronto a fare “piazza pulita” nei sobborghi ricorrendo a mezzi estremi. Ha poi rilanciato la sua provocazione in un’altra banlieu, Argenteuil, dove il 25 ottobre ha promesso il rafforzamento delle operazioni di polizia per mettere sotto controllo “la feccia”. Dopo i disordini di Clichy-sous-Bois Sarkozy è andato a mostrare i denti in televisione, promettendo la politica di “tolleranza zero”, ed annunciando l’entrata in campo di squadre mobili speciali della gendarmerie (CRS).
Le provocazioni di Sarkozy sono state denunciate dall’opposizione di sinistra e dal suo stesso partito, l’Unione per la maggioranza presidenziale (UMP). La polemica infuria nella delegazione parlamentare dell’UMP, tra Sarkozy e i parlamentari più vicini a Jacques Chirac e al primo ministro Dominique de Villepin. George Mothron, sindaco di Margeuil, che è anche parlamentare dell’UMP, ha spiegato di non aver mai avuto problemi di violenza nella città in cui è nato e vissuto, fino a due giorni dopo la visita di Sarkozy, quando gli hanno incendiato l’automobile. Adesso i politici eletti nei sobborghi della capitale hanno paura delle visite di Sarkozy, secondo quanto ha riferito uno di loro a Le Monde.
Un esperto di sicurezza ha spiegato all’EIR che dopo l’impennata degli atti di violenza il 6 novembre, in cui due poliziotti sono stati colpiti da armi da fuoco e un sessantenne è morto, c’è da temere che il fenomeno si diffonda al sud della Francia, fino in Italia, dove condizioni di disagio socio-economico sono presenti in città come Genova e Milano. Se la situazione in Francia continua a peggiorare, c’è anche il rischio che le autorità ricorrano ai militari, ma questo aggraverebbe ulteriormente la situazione.
“Solidarité et Progres”, l’associazione di LaRouche in Francia, ha lanciato un appello per l’immediato licenziamento di Sarkozy, anche come modo per indicare che si vuole fin da subito un nuovo indirizzo di politica sociale. Sull’immediato è necessario un serio programma per la creazione di posti di lavoro produttivi per le schiere numerose dei giovani disoccupati in preda alla disperazione, che si vedono abbandonati e senza un futuro. Ad una riunione dei parlamentari dell’UMP il capo del governo de Villepin, in chiara contrapposizione a Sarkozy, ha affermato che non si può confondere “una minoranza che crea disordini con la stragrande maggioranza dei giovani desiderosi di integrarsi nella società ed avere successo”. De Villepin ha annunciato diverse misure che debbono entrare in vigore subito ed ha sostenuto che l’impiego delle forze dell’ordine deve essere accompagnato da misure di giustizia sociale ed economica.
Parlando ad una conferenza di “Solidarité et Progres” il 5 novembre Lyndon LaRouche ha detto tra l’altro:
“Ciò che sta accadendo in Francia è semplicemente il prodotto di ciò che certi settori della società, in cui rientra anche parte dell’establishment, reagiscono ad una situazione” in cui “la società si sta disintegrando”. Si guardi alla fine degli anni Sessanta e Settanta, quando fu scatenata “la strategia della tensione”. “Allora si parlò di un fenomeno ‘di sinistra’, ma chi sapeva, sapeva che che non era davvero ‘la sinistra’, ma era una certa destra, la Sinarchia”. Mentre lo zoccolo duro del sinarchismo è anglo-americano, l’oligarchia finanziaria che lo rappresenta opera internazionalmente, e in particolare in Europa. Queste forze vogliono distruggere gli stati nazionali e le loro istituzioni politiche. “Ciò che sta accadendo in Francia in questo momento è un sintomo del tracollo del sistema. Un sistema che si è avviato verso lo sfascio da lungo tempo. Specialmente dopo il 1989: dalla caduta del Muro di Berlino, quando gli accordi di Maastricht misero in moto un processo che ha garantito all’Europa l’autodistruzione”.
La stabilizzazione e la coesività della società non sono più possibili se non si ribalta la “globalizzazione”, se non si cambia la politica monetaria internazionale, ribaltando al tempo stesso una tendenza quarantennale ad abbandonare una sana politica industriale ed agricola di sviluppo, tecnologicamente orientata, ma diretta verso ‘l’economia dei servizi’, in Europa e in America”. Per far questo “gli Stati Uniti debbono essere ricondotti a svolgere il ruolo che è loro dovuto. E l’Europa deve svolgere un ruolo di partner degli Stati Uniti. Dobbiamo inoltre avere, collettivamente, una politica globale eurasiatica mirante allo sviluppo del pianeta”.

http://www.movisol.org/ulse321.htm

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