Conversazione in Sicilia

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Elio Vittorini

Relazione mensile del libro: “Conversazione in Sicilia”

Biografia:

Elio Vittorini nacque a Siracusa nel 1908. Frequentò la scuola di ragioneria senza interesse, finché, dopo essere fuggito di casa diverse volte,nel 1924 abbandonò definitivamente la Sicilia. Lavorò per un certo periodo come contabile in un’impresa di costruzioni a Venezia. Nel 1930 si trasferì a Firenze dove lavorò per il giornale “Nazione”. Aveva intanto iniziato a scrivere articoli e pezzi narrativi che inviò a Curzio Malaparte che li pubblicò sulla rivista “Conquista dello Stato”. Nel 1929 venne pubblicato sull’Italia letteraria ” un suo articolo, “Scarico di coscienza”, in cui accusava la letteratura italiana di provincialismo. Nel 1934, a causa di una intossicazione da piombo, fu costretto ad abbandonare il posto di lavoro, e da quel momento le sue uniche fonti di sostentamento furono il ricavato delle sue traduzioni dall’inglese (note quelle di Faulkner, Poe,Lawrence) e di quelle di consulente editoriale. Negli anni che vanno dal 1938 al 1939 uscì a puntate su “Letteratura” il romanzo Conversazione in Sicilia che sarà pubblicato in un unico volume nel 1941. Nel 1942 lo scrittore si avvicinò al Partito comunista clandestino e partecipò attivamente alla Resistenza. Nel 1945 fu direttore, per un certo periodo, dell’edizione milanese dell'”Unità”. Nel 1947, quando la rivista “Il Politecnico” terminò le sue pubblicazioni, Vittorini pubblicò, sempre presso Bompiani, il romanzo Il Sempione strizza l’occhio al Frejus e nel 1949 uscì Le donne di Messina che verrà ristampato con notevoli varianti nel 1964. Nel 1951 Einaudi lo chiamò per dirigere la collana “I Gettoni” e Vittorini condusse il suo incarico facendo scelte molto precise riguardo agli autori da inserire nella collana, accogliendo soprattutto le opere di giovani scrittori come Calvino e Fenoglio e rifiutando “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Nello stesso anno, in un articolo, lo scrittore analizzava acutamente le cause del distacco di molti intellettuali e del suo dal PCI.
Negli anni che vanno dal 1952 al 1955 lo scrittore lavorò al romanzo Le città del mondo che, abbandonato e rimasto incompiuto verrà pubblicato postumo nel 1969 da Einaudi, e completò definitivamente Erica e i suoi fratelli che venne pubblicato nel 1956 da Bompiani.Quando scoppiarono i fatti d’Ungheria lo scrittore, profondamente colpito, ne tentò un’elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito. Nel 1957 pubblicò una raccolta di scritti critici dal titolo Diario in pubblico.

Riassunto:

Il romanzo si apre con la presentazione del protagonista, Silvestro Ferrauto. All’ inizio del brano gli arriva una lettera del padre, dalla quale egli apprende che questi ha lasciato la madre per un’altra donna. Silvestro decide, su suggerimento del padre, di partire e tornare nel paesino natale, in Sicilia a trovare la madre. Durante il lungo itinerario verrà a contatto con numerosi individui, ma è significativa, tra tutte, la figura del Gran Lombardo; padrone di terre in Sicilia, quest ultimo parla e afferma che, ormai, è giunta l’ora «di assumere una nuova coscienza, di aspirare a nuovi e più alti doveri».
La seconda parte del romanzo narra dell’incontro tra Silvestro e la madre. Qui Silvestro si sofferma a chiedere spiegazioni a proposito della sua infanzia e della motivazione della decisione del padre. In seguito al “giro delle iniezioni” ai malati del paese, nell’intento di accompagnare la madre, il protagonista verrà immerso in una realtà di dolore e malattia.
Il protagonista incontra e stringe amicizia con Calogero, l’arrotino del paese. E’ proprio questi a condurlo nella bottega del sellaio Ezechiele, là dove palpita il «cuore puro della Sicilia non ancora contaminato dalle offese del mondo». Ad Ezechiele e Calogero si aggiunge anche la figura di Porfirio, un mercante di panni, che predica la necessità dell’ “acqua viva”. Tutti questi personaggi, se pur indirettamente, riflettono le varie correnti di pensiero presenti al tempo: Calogero, per esempio, ha una mentalità fortemente materialistica: egli, quando viene spronato a gridare per le cose belle della vita, si sofferma solo sugli aspetti superficiali della vita; Porfirio, invece, mostra una indole cristiana, in quanto egli parla di “un’acqua viva” che risulta essere, secondo lui, l’unica soluzione ai problemi del mondo. Ezechiele, invece, ha una mentalità realista: egli sa che il mondo è offeso, però allo stesso tempo non fa nulla per cambiarlo. Successivamente si assiste alla visita di Silvestro al cimitero, dove egli parlerà a lungo con l’ombra di un soldato ucciso che, in seguito, riconoscerà essere suo fratello.
Tutti i personaggi, in un’immagine che si avvicina alla conclusione del romanzo, si troveranno riuniti nella piazza del paese, proprio sotto il monumento ai caduti, a discutere della sofferenza grandemente ripagata dalla gloria.
Il romanzo termina lasciando un dubbio al lettore: il protagonista si reca dalla madre per salutarla e la trova intenta a lavare i piedi ad un uomo, forse il padre, il quale piange nascondendosi il volto tra le mani. Silvestro si allontanerà avvolto da e nel silenzio.

Personaggi:

La madre di Silvestro: rappresenta il sacrificio, colei che scende nelle viscere del male (giro delle iniezioni), che sacrifica un figlio, per salvare il mondo “offeso”

Silvestro:

si può definire come il classico “uomo medio” fidanzato, con una casa, un lavoro onesto,… egli però vuole qualcosa di più dalla vita. Il suo desiderio verrà soddisfatto dopo il suo viaggio in Sicilia.

Porfirio:

mercante di panni che, predicando di «acqua viva», finisce con l’incarnare l’ideale cattolico con la sua rassegnazione

Ezechiele:

personaggio non certo rivoluzionario, dato che possiede solo “un punteruolo”(il paragone tra la voglia di cambiare il mondo e le lame che l’arrotino dice di voler affilare). La sua funzione, nel romanzo, è quella di rappresentare la cultura degli ideali infranti, quella cultura che può solo consolare e non reagire, la cultura dell’uomo vinto.

Calogero:

è l’arrotino che ha una mentalità fortemente materialista.

Spazio:

I luoghi in cui viene narrata la vicenda sono vari. Ci sono luoghi chiusi quali: la casa del protagonista, il treno, la casa della madre, la bottega del sellaio.
Altri aperti come il cimitero e il paesaggio descritto durante la narrazione.
I luoghi più significativi sono la casa della madre dove il protagonista ricorda l’infanzia, e il cimitero dove incontra lo spirito di suo fratello; il treno dove conosce il Gran Lombardo diventato per lui un esempio di vita. I luoghi, in prevalenza, servono ad amplificare i ricordi o le sensazioni provate dal protagonista.

Tempo:

Il momento storico è quello della guerra di Spagna, del fascismo, della difficile opposizione al regime, della miseria. La vicenda si svolge in poche settimane, essa scorre con la stessa velocità con cui stiamo leggendo il testo. Non ci sono anticipazioni ne ellissi. Sono presenti solo dei rari flashback.

Stile

Il linguaggio adottato dall’autore è formale e comprensibile. Non compaiono né elementi dialettali né lingue straniere

Tecniche

Prevale il discorso diretto e sono presenti alcuni monologhi solo per quanto riguarda la narrazione del passato della madre di Silvestro, specificamente il confronto su come erano diversi il padre ed il marito della madre del protagonista.

Narratore

Il narratore è il protagonista stesso della vicenda.

Tematiche

Conversazione in Sicilia è, in buona sostanza, la testimonianza della condizione italiana negli anni del fascismo e la rappresentazione della difficile e insopportabile situazione di coloro che, in pochi e coraggiosi, sceglievano di opporsi.
Il romanzo, probabilmente per aggirare la censura, ha un’impostazione assolutamente simbolica, che costringe il lettore ad una costante attività di decifrazione

Commento

Questo libro non mi è piaciuto moltissimo in quanto tratta di problematiche un po’ al di fuori della mia portata. Ciò pero non vuol dire che questo sia un brutto libro: infatti è risultato scorrevole e quasi di piacevole lettura.

Galli Francesco

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