Davanti san Guido di Giosue’ Carducci vv. 1-42

Davanti san Guido di Giosuè Carducci

Prof. Luigi Gaudio

Vita di Giosuè Carducci

Giosuè Carducci nasce nel 27 luglio 1835 a Valdicastello nei pressi di Lucca. Frequenta Bolgheri e Castagneto.

Divenne professore di Letteratura Italiana a Bologna nel 1860

Ebbe il Premio Nobel per la letteratura nel 1906

Morì a Bologna il 16 febbraio 1907

 

La poetica e le tematiche

Rievocazione storica di alcuni periodi del passato (il mondo greco e romano, i Comuni medievali)

Affetti privati, che emergono in alcune fra le più belle poesie di Carducci (Pianto antico, Funere mersit acerbo, ecc…)

Egli arriverà, sul piano stilistico, ad adattare la metrica greca alla poesia italiana, con esiti innovativi e importanti per lo svecchiamento della tradizione letteraria italiana.

 

Odi barbare

Poesie non in rima

Metrica “barbara”: effetto innovativo

Parnassianesimo

 

Rime nuove

Poesie in rima (metri tradizionali). La prima poesia della raccolta si chiama infatti “Alla rima”

Contenuto:

la letteratura

la storia

l’Ellade

la giovinezza

gli affetti familiari

i luoghi che suscitano ricordi                                        (appunto Davanti san Guido )

Davanti san Guido di Giosuè Carducci

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.  4

Mi riconobbero, e — Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ’l capo chino —
Perché non scendi? Perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.  8

Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d’una volta: oh, non facean già male!

Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —  16

Intesi allora che i cipressi e il sole
Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe’ parole:
— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.

Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.  40

A le querce ed a noi qui puoi contare
L’umana tua tristezza e il vostro duol.
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
Come ridente a lui discende il sol!  44

E come questo occaso è pien di voli,
Com’è allegro de’ passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;

Ed io — Lontano, oltre Apennin, m’aspetta
La Titti — rispondea — ; lasciatem’ ire.
È la Titti come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.  68

E mangia altro che bacche di cipresso;
Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio cipressi! addio, dolce mio piano! —

— Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? —
E fuggíano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.  76

Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giú de’ cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia;  80

Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. —

Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero
Ove non penso di posarmi piú:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.      108

Audio Lezioni su Giosuè Carducci del prof. Gaudio

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