Dino Campana

Considerato il più simbolista dei poeti italiani (insieme a Lucini), Dino Campana ha vissuto una esistenza nel segno dellirrequietudine (viaggi, svariati lavori e vita sregolata) e dell’emarginazione, fino al carcere e all’internamento in un manicomio (dal 1918 fino alla morte nel 1932).

Pubblica nel 1914 la raccolta Canti orfici dopo averla dovuta ricordare tutta a memoria, per lo smarrimento dell’unica copia manoscritta da parte di Ardengo Soffici

Barche amorrate
Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Barche amorrate
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza…
Ne l’ultimo schianto crudele…
Le vele le vele le vele

La chimera
Non so se tra le roccie il tuo pallido
Viso mapparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
 

O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà  e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
 

Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
 

Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
 

Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità  dei firmamenti
E i gonfi rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là  sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.