
Le gesta di Diomede e il ferimento di Afrodite. Iliade, V, vv. 311-346
28 Dicembre 2019
Divina Commedia, Paradiso, XI
28 Dicembre 2019Questo passo è tratto dall’Iliade (libro V) e racconta il momento in cui Atena aiuta Diomede a ferire Marte, il dio della guerra.
Un parallelo significativo all’interno del libro V dell’Iliade è costituito dai due episodi in cui Diomede, spinto dal coraggio infuso da Atena, non esita a ferire due divinità olimpiche: Afrodite e Ares. Entrambi i momenti mostrano il guerriero acheo superare i limiti della condizione umana, osando sfidare persino gli dèi, il che rappresenta un punto culminante della sua areté (valore eroico).
Diomede ferisce Afrodite (Iliade, V, 347-366)
Nel primo episodio, Afrodite, mossa dall’amore materno, interviene per salvare Enea dallo scontro con Diomede. La dea avvolge il figlio nel suo peplo divino per sottrarlo alla battaglia, ma l’eroe acheo, consapevole della sua natura non bellica, la insegue e la colpisce al polso con la lancia. Il sangue divino, l’icore, sgorga dalla ferita, e Afrodite, sconvolta dal dolore, abbandona Enea e fugge verso l’Olimpo, soccorsa da Apollo e poi da Dione, la madre che la consola.
Questo episodio sottolinea la vulnerabilità di Afrodite in un contesto di guerra: ella non è una dea guerriera, bensì simbolo di amore e bellezza, e la sua intrusione nel mondo del combattimento si rivela un fallimento. Inoltre, il gesto di Diomede mostra la sua audacia, poiché è raro che un mortale osi attaccare un dio.
Diomede ferisce Ares (Iliade, V, 846-887)
Il secondo episodio rappresenta un’evoluzione ancora più ardita dello scontro tra uomini e dèi. Dopo aver ferito Afrodite, Diomede riceve un nuovo incoraggiamento da Atena, che gli ordina di attaccare persino Ares, il dio della guerra, colpevole di aver cambiato schieramento e di combattere al fianco dei Troiani.
Guidato dalla dea dagli occhi azzurri, Diomede scaglia la sua lancia contro il ventre di Ares. Atena stessa indirizza il colpo, permettendo all’arma di penetrare la carne immortale. Il dio della guerra emette un urlo tremendo, paragonato a quello di migliaia di guerrieri in battaglia, e fugge ferito verso l’Olimpo.
Qui si verifica un parallelismo con Afrodite: anche Ares, raggiunto sulla vetta celeste, si lamenta con Zeus per la sua sofferenza. Tuttavia, se Afrodite è stata accolta con dolcezza dalla madre Dione, Ares viene trattato con disprezzo da Zeus, che lo rimprovera per la sua natura rissosa e per il suo comportamento instabile.
Confronto tra i due episodi
- Dèi diversi, stesso esito: entrambi gli dèi vengono feriti e costretti a fuggire dal campo di battaglia, dimostrando che la guerra, anche se governata dagli immortali, è soggetta all’abilità e al coraggio degli uomini.
- Il ruolo di Atena: mentre Afrodite si trova in battaglia per un atto d’amore materno, Ares è presente per pura violenza. In entrambi i casi, Diomede riesce a sopraffarli grazie alla protezione di Atena, la quale dimostra la superiorità della strategia sulla furia cieca.
- Reazioni divine contrastanti: Afrodite, ferita, si rifugia da sua madre Dione e viene consolata, mentre Ares viene respinto da Zeus, che lo tratta con disprezzo. Questo rafforza il ritratto di Ares come un dio brutale ma codardo nel dolore, a differenza di Afrodite, che non appartiene al mondo della guerra.
Questi due episodi simili, pur con differenze nel significato e nelle conseguenze, mostrano l’unicità dell’impresa di Diomede, l’unico eroe a ferire non uno, ma due dèi nel corso di una singola battaglia, incarnando la massima espressione dell’eroismo omerico.




