Egitto moderno

Egitto moderno

Egitto romano

Le conquiste di Alessandro Magno portarono l’Egitto nell’orbita del mondo greco. Dopo circa tre secoli di dominio da parte della dinastia tolemaica, fu incorporato nello Stato romano (30 a.C.), alla morte di Cleopatra VII, dopo la sconfitta ad Azio. Da possesso personale dell’imperatore, l’Egitto divenne una provincia fondamentale per gli approvvigionamenti, soprattutto di grano.
Alla morte di Teodosio I (395) l’Egitto entrò definitivamente a far parte della Impero romano d’Oriente fino alla conquista araba del 641.

Egitto arabo

Dal 640 al 1517 l’Egitto fece parte del mondo arabo. In un primo tempo fu diretto da governatori che agivano per conto dei califfi Omayyadi di Damasco. Nel 747 gli Omayyadi furono detronizzati e l’unità del mondo arabo si ruppe. L’Egitto rimase comunque sotto il dominio del Califfato abbaside, i cui sovrani riuscirono a stabilire dinastie semi-indipendenti. Nel 969 la dinastia fatimide della Tunisia conquistò l’Egitto, stabilendo la propria capitale al Cairo. Questa dinastia ebbe fine nel 1174, quando l’Egitto cadde sotto il dominio di Saladino, la cui dinastia, gli Ayyubidi, durò fino al 1252. Ad essi subentrarono i Mamelucchi, che governarono, sotto la sovranità dei califfi abbasidi, fino al 1517, quando l’Egitto divenne parte dell’Impero ottomano.

Egitto ottomano

L’Egitto ottomano è diviso in due periodi principali:

L’Eyalet d’Egitto era una provincia dell’Impero Ottomano, nell’area dell’Egitto. L’Egitto venne conquistato dall’Impero Ottomano nel 1517 a seguito della Guerra ottomano-mammelucca e la perdita della Siria da parte dei turchi nel 1516. L’Egitto venne amministrato come un eyalet dell’Impero Ottomano dal 1517 sino al 1867, con un’interruzione durante l’occupazione francese tra il 1798 ed il 1801.

Il Chedivato d’Egitto, o Khedivato d’Egitto fu uno Stato tributario dell’Impero ottomano. La costituzione del protettorato britannico nel 1883, però, portò l’Egitto alla sottomissione diretta a Londra.

La storia del Canale Michele Izzo a.s.2015-2016 VE Istituto Tecnologico Trasporti e Logistica Nino Bixio

Nel 1799, durante la spedizione in Egitto, il generale francese Napoleone Bonaparte contemplò l’idea di costruire un canale in Egitto, ad ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said sul mar Mediterraneo e Suez sul Mar Rosso, ma un rilievo preliminare concluse erroneamente che il dislivello fra i due mari era di 10 metri, il che avrebbe reso necessario un sistema di chiuse.

Nel 1833 un primo progetto di canale fu presentato al viceré d’Egitto da Prosper Enfantin, seguace di Saint – Simon.  Nonostante il disinteresse egiziano, i saint-simoniani costituirono nel 1846 una “Société d’étude pour le canal de Suez”, che rilevò con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando che la differenza d’altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Questo fu un risultato molto importante perché, rendendo superflue le chiuse, consentiva un costo di costruzione assai minore

La costruzione

Il canale fu costruito tra il 25 aprile 1859 e il 1869 da una compagnia francese diretta da Ferdinand de Lesseps su progetto dell’ingegnere austriaco Luigi Negrelli, con macchinari appositamente concepiti per l’opera.

Conseguenze della costruzione

Il canale, costato il doppio delle stime originali, era di proprietà del governo egiziano (44%) e della Francia. Il canale ebbe un effetto immediato e fondamentale sui commerci mondiali e giocò un ruolo importante nello sviluppare la navigazione a vapore e nell’aumentare la penetrazione europea in Africa, che venne ben presto spartita tra le potenze europee.

Difficoltà di utilizzo

Il Canale spesso venne utilizzato al massimo della sua capacità dando vita anche a lunghe code di navi in attesa di passare da una parte all’altra. In alcuni punti, il traffico ebbe bisogno di procedere con un senso unico alternato, perché non c’era abbastanza spazio per fare passare le navi di grande stazza una affianco all’altra. I tempi di attesa si aggirano spesso intorno alle 18 ore per buona parte delle navi. Secondo i progettisti, grazie ai lavori di ampliamento, era possibile portare i tempi di attesa a un massimo di 11 ore, consentendo il passaggio di circa 100 navi al giorno rispetto alle 50 che transitavano precedentemente.

I lavori di ampliamento

A inizio agosto 2014 il presidente dell’Egitto, Abd al-Fattah al-Sisi, inaugurò l’avvio dei lavori per un progetto molto ambizioso che mirò a espandere l’attuale capacità del Canale di Suez. Il progetto ebbe un costo stimato di 6,4 miliardi di euro e al-Sisi volle che fosse completato in tempi brevissimi: un anno al posto dei tre inizialmente previsti.

Il progetto d’ampliamento

I lavori di ampliamento hanno interessato diversi punti del Canale di Suez per un totale di 72 chilometri: in alcuni si è lavorato solo  per allargarlo, mentre in altri punti ci si è concentrati sullo scavo del fondale per renderlo più profondo non solo nella sua parte centrale. E’ stato scavato, inoltre,  un nuovo canale, una sorta di bypass, di 34 chilometri circa. E’ stato un progetto ambizioso e il fatto che ‘ stato eseguito in un terzo del tempo inizialmente immaginato lo ha reso ancora più complicato.

L’inaugurazione del nuovo Canale: 6 agosto 2015

Due navi si sono incrociate, una proveniente da Sud e una da Nord, le prime ad attraversare il “Nuovo Canale di Suez”. Un’enorme ‘porta’ sul Mediterraneo. E’ stato inaugurato cos’, in Egitto, il raddoppio di un tratto del Canale di Suez. Protagonista della giornata il presidente egiziano, Al Sisi che ha percorso in divisa militare le acque del Canale a bordo di una storica imbarcazione, tra le navi più antiche al mondo ancora in servizio. Sceso a terra, si è vestito con abiti civili per firmare l’atto che consente il passaggio delle navi attraverso il ‘nuovo’ Canale di Suez, che collega il Mar Rosso al Mediterraneo. Una cerimonia solenne, che si è svolta nella città portuale di Ismailita, alla quale hanno partecipato decine di leader stranieri.

Prospettive future

Il Presidente egiziano ha elogiato “il grande sforzo” fatto per raddoppiare la via d’acqua in un solo anno di lavori, in condizioni economiche e di sicurezza molto difficili, con il paese impegnato a combattere il terrorismo.

Al-Sisi ha ricordato che questo progetto porterà allo sviluppo a lungo termine della regione, che dovrebbe concludersi nel 2045, che sarà trasformata in una zona industriale capace di servire un’ampia gamma di settori inclusi manifatturiero, logistico, nautico e altro, creando, secondo stime, un milione di posti di lavoro solo nei prossimi 15 anni.

Protettorato britannico

Dal 1883 l’Egitto è stato sottomesso a Londra, in due fasi:

Il consolato generale. Fino al 1914 il potere fu detenuto dai Consoli generali e dagli Alti commissari britannici.

Il Sultanato d’Egitto, altrimenti definibile Protettorato britannico sull’Egitto, è il nome dato al regime di protettorato imposto dal Regno Unito all’Egitto tra il 1914 e il 1922.

Regno d’Egitto

Il Regno d’Egitto fu il primo vero stato moderno egiziano come nazione indipendente; esso nacque nel 1922, anno in cui il governo britannico concesse all’Egitto l’indipendenza al fine di sopprimere la crescita del nazionalismo, e durò fino al 1953, quando in seguito alla Rivoluzione Egiziana del 1952 venne abolita la monarchia.

La seconda guerra mondiale in Egitto

L’Esercito italiano in Libia del maresciallo Rodolfo Graziani, diede inizio alla campagna nell’estate 1940 entrando in Egitto ma nel dicembre seguente le forze britanniche del generale Archibald Wavell passarono alla controffensiva, sbaragliarono l’esercito italiano e occuparono l’intera Cirenaica. Benito Mussolini fu costretto a chiedere aiuto ad Adolf Hitler che, nel marzo 1941 inviò in Nord-africa il cosiddetto Afrikakorps guidato dall’abile generale Erwin Rommel. Da quel momento le Panzer-Division dell’Afrikakorps svolsero un ruolo decisivo nella campagna per le forze dell’Asse; nella primavera 1941 il generale Rommel passò all’attacco e riconquistò la Cirenaica tranne Tobruk; dopo altri successi, le forze italo-tedesche furono però sconfitte nell’inverno dello stesso anno dalla nuova offensiva britannica, l’operazione Crusader, e ripiegarono nuovamente fino al confine della Tripolitania.

La seconda guerra mondiale in Egitto

Il generale Rommel, dopo aver rafforzato la sua armata italo-tedesca, riprese presto l’iniziativa, respinse nuovamente i britannici nel gennaio e nel maggio del 1942 combatté e vinse la battaglia di Ain el-Gazala; i britannici dovettero ripiegare in profondità in Egitto; Tobruk fu conquistata ed i panzer tedeschi arrivarono fino a El Alamein dove il fronte si stabilizzò nell’agosto 1942. La campagna del Nord-africa ebbe una svolta decisiva nell’autunno successivo; i britannici del generale Bernard Montgomery vinsero la seconda battaglia di El Alamein costringendo i resti delle forze italo-tedesche del generale Rommel ad evacuare definitivamente tutta la Libia; Tripoli cadde il 23 gennaio 1943.

La seconda guerra mondiale in Egitto

Contemporaneamente un grande corpo di spedizione anglo-americano, al comando del generale Dwight Eisenhower, sbarcò in Marocco e Algeria a partire dall’8 novembre 1942, l’operazione Torch.

Dopo l’afflusso di altre truppe italo-tedesche in Tunisia che permise di fermare temporaneamente l’avanzata alleata da est e da ovest, la situazione delle forze dell’Asse precipitò nella primavera 1943. Privi di adeguati rifornimenti ed in schiacciante inferiorità numerica e materiale, le residue forze italo-tedesche, passate al comando del generale Hans-Jürgen von Arnim, si arresero entro il 13 maggio 1943, mettendo fine alla campagna del Nord-africa.

L’ultimo re d’Egitto

In realtà il re Faruq I fu il penultimo re di Egitto, poiché fece appena in tempo a nominare suo figlio come successore, quando il regime monarchico fu sostituito da una repubblica.

Ben presto la presidenza passò da Nagib al più impetuoso Nasser.

Egitto moderno e panarabismo

A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta si aprì una nuova fase del conflitto arabo-israeliano, che vide nel presidente egiziano Gamìl àŠ¿Abd alNìà¡¹£er il leader carismatico di ciò che fu chiamato “Panarabismo”. Il Panarabismo è stato a lungo un’ideologia utopistica a causa delle profonde divergenze interpretative sia della scena politica sia delle parole stesse di Maometto: essendo diverse e divergenti le interpretazioni della fede islamica, ed essendo la politica diretta conseguenza di questa, le differenze religiose si sono trasformate col tempo in divergenze politiche. Queste a loro volta hanno dato luogo a guerre sanguinarie come il conflitto iraniano-iracheno o le lotte per la conquista del potere in Arabia Saudita, nazione che contiene le principali risorse petrolifere del pianeta.

Crisi del canale di Suez

La crisi di Suez fu un conflitto che nel 1956 vide l’Egitto opporsi all’occupazione militare del canale di Suez da parte di Francia, Gran Bretagna ed Israele. La crisi si concluse quando l’Unione Sovietica minacciò di intervenire al fianco dell’Egitto e gli Stati Uniti, temendo l’allargamento del conflitto, costrinsero britannici, francesi ed israeliani al ritiro. Fu un conflitto ricordato dagli storici per varie particolarità: per la prima volta USA e Unione Sovietica si accordarono per garantire la pace; per la prima volta il Canada s’espresse e ag’ in contrasto verso la Gran Bretagna; fu l’ultima invasione militare eseguita dalla Gran Bretagna senza l’avallo politico degli Stati Uniti, segnando secondo molti la fine dell’Impero Britannico; allo stesso modo, fu l’ultima invasione militare da parte della Francia e quindi ultimo atto dell’impero coloniale francese; e fu infine una delle poche volte in cui gli Stati Uniti furono in disaccordo con le politiche d’Israele.

Repubblica Araba Unita

La RAU nacque ufficialmente il 1º febbraio 1958, soprattutto grazie all’impegno del Presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser; aveva come capitale Il Cairo, e come presidente lo stesso Nasser. Essa rappresenta uno dei tentativi di unificazione politica araba, realizzati sotto la forte spinta del panarabismo, fino alla fine degli anni settanta. Il 10 aprile 1958 la RAU adottò una bandiera basata sullo stendardo della liberazione araba, con l’aggiunta di due stelle verdi per rappresentare i due Stati. Tale bandiera costituisce tuttora il vessillo nazionale siriano, anche se, naturalmente, le stelle non hanno più altro significato che quello di memoria storica. L’emblema riprendeva invece l'”aquila ayyubide” (la cosiddetta “aquila di Saladino”), in ricordo di una dinastia che governò congiuntamente i territori egiziani e quelli siriani.

Repubblica Araba Unita

L’Egitto, anche dopo il 1961, ha continuato a mantenere tale denominazione e ha utilizzato la bandiera della RAU fino al 31 dicembre 1971. La Siria invece dopo il distacco dalla RAU ha riadottato per un breve periodo (1961-1963) la bandiera che aveva usato fino all’Unione con l’Egitto per poi recuperare nel 1963 la bandiera della RAU come proprio vessillo nazionale. Dal 1963 al 1972 Siria ed Egitto, benché non più uniti in un unico Stato, utilizzarono la medesima bandiera e il medesimo stemma. Solo a partire dal 1972 l’Egitto modificò la sua denominazione, definendosi Repubblica Araba d’Egitto, cambiando anche bandiera e stemma di Stato. La Siria invece mantenne la bandiera della RAU, conosciuta da quel momento come bandiera nazionale siriana.

Gli Stati Arabi Uniti

Stati Arabi Uniti fu il nome assunto da una confederazione di stati che ebbe breve vita (dal 1958 al 1961); la confederazione era composta da Egitto, Siria e Yemen del nord.

Dapprima furono Egitto e Siria ad unirsi nella Repubblica Araba Unita. In seguito, lo Yemen del nord, che aveva firmato trattati di difesa reciproca con l’Egitto, decise di associarsi in un secondo momento, con una forma istituzionale ancora meno rigida, denominata appunto Stati Arabi Uniti.

Né l’unione né la confederazione sono riuscite a combattere gli interessi nazionali divergenti dei paesi membri, e si dissolsero nel 1961.

La repubblica araba d’Egitto

Nel 1967 scoppia la “Guerra dei sei giorni” e il 28 settembre 1970 muore Nasser. Gli succede il vice presidente, Anwar al-Sìdìt, che, nel 1973 sferra una nuova offensiva verso Israele, e che sarà ucciso il 6 ottobre del 1981 in un attentato fondamentalista. Gli subentra ࡸ¤osnì« Mubìrak che rimane al potere per un trentennio di presidenza, continuamente reiterata grazie ad alcune modifiche costituzionali.

Sadat

La politica estera di Sadat, prima vice e poi successore di Nasser si caratterizzò per uan impronta più pacifista e meno ostile con l’occidente in generale, con Israele e gli Stati uniti in modo particolare. Sadat fu ucciso da un fanatico

Mubarak

Si fece eleggere per cinque volte, modificando la costituzione e impedendo in tal modo il pluralismo interno.

La politica estera di Sadat, prima vice e poi successore di Nasser si caratterizzò per uan impronta più pacifista e meno ostile con l’occidente in generale, con Israele e gli Stati uniti in modo particolare

Primavera araba

Con il termine Primavera araba (in arabo à˜§à™â€žà˜±à˜¨à™Å à˜¹ à˜§à™â€žà˜¹à˜±à˜¨à™Å al-Rabì«àŠ¿ al-àŠ¿Arabì«) si intende un termine di origine giornalistica utilizzato per lo più dai media occidentali per indicare una serie di proteste ed agitazioni cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011.

Primavera araba

I paesi maggiormente coinvolti dalle sommosse sono la Siria, la Libia, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, l’Algeria, l’Iraq, il Bahrein, la Giordania e il Gibuti, mentre ci sono stati moti minori in Mauritania, in Arabia Saudita, in Oman, in Sudan, in Somalia, in Marocco e in Kuwait. Le vicende sono tuttora in corso nelle regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa.

Primavera araba

Le proteste cominciarono il 18 dicembre 2010, in seguito alla manifestazione estrema del tunisino Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco in seguito a maltrattamenti subiti da parte della polizia, il cui gesto innescò l’intero moto di rivolta tramutatosi nella cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini. Per le stesse ragioni, un effetto domino si propagò in altri Paesi del mondo arabo e della regione del Nord Africa. In molti casi i giorni più accesi, o quelli dai quali prese avvio la rivolta, sono stati chiamati giorni della rabbia o con nomi simili. O Nel 2011, quattro capi di Stato furono costretti alle dimissioni o alla fuga: in Egitto Hosni Mubarak il 11 febbraio 2011. In Libia, Yemen e Tunisia si ebbero simili azioni. O In Egitto, le imponenti proteste iniziate il 25 gennaio 2011, dopo diciotto giorni di continue dimostrazioni, accompagnate da vari episodi di violenza, costrinsero alle dimissioni (complici anche le pressioni esercitate da Washington) il presidente Mubarak dopo trent’anni di potere. O Sia l’instabilità portata dalle proteste nella regione mediorientale e nordafricana, sia le loro profonde implicazioni geopolitiche, attirarono grande attenzione e preoccupazione in tutto il mondo.

Rivoluzione del 2011

La rivoluzione egiziana del 2011, anche nota con il nome di rivolta egiziana del 2011, rivoluzione del Nilo, rappresenta un vasto movimento di protesta che ha visto il succedersi di episodi di disobbedienza civile, atti di contestazione e insurrezioni, verificatisi in Egitto a partire dal 25 gennaio del 2011. O Il moto di protesta popolare egiziano, coltivato dal desiderio di rinnovamento politico e sociale contro l’ormai trentennale regime del presidente Hosni Mubarak, si è inizialmente manifestato con mezzi pacifici, ispirati alle proteste organizzate in Tunisia e in altri paesi arabi ma, ha poi conosciuto sviluppi violenti, sfociando in aspri scontri che hanno provocato numerose vittime tra manifestanti, poliziotti e militari.

Rivoluzione del 2011

La scintilla della rivolta si fa risalire al 17 gennaio, quando al Cairo un uomo si dà fuoco, sulla scia di quanto accaduto in Tunisia. Il 20 gennaio due operai si danno alle fiamme per protestare contro un trasferimento forzoso. O La protesta esplode il 25 gennaio, quando venticinquemila manifestanti, la maggior parte dei quali «giovani della classe media che sono nati e cresciuti con la faccia e la voce di Mubarak in televisione» scendono in piazza, nella capitale, per chiedere riforme politiche e sociali, sul modello della “rivoluzione del gelsomino” messa in atto in Tunisia. La manifestazione si trasforma poi in scontro aperto con le forze dell’ordine, con tumulti che lasciano sul terreno quattro vittime, tra cui un poliziotto.

26 gennaio 2011

Nonostante il governo abbia vietato gli affollamenti, il giorno dopo le proteste nella capitale il “Movimento 6 aprile” e il gruppo “Khìled SaàŠ¿ì«d, tra gli animatori delle proteste del marted’, incoraggiano la popolazione ad avviare nuove manifestazioni pacifiche per le piazze. Oltre che al Cairo, intense proteste si sviluppano nel Sinai, ad Alessandria e in alcune località del delta del Nilo. A Suez, dove le proteste sono più violente, un gruppo di manifestanti appicca il fuoco al Palazzo del Governo e tenta di dare alle fiamme la sede locale del partito del Presidente Mubìrak. Un civile e un agente, inoltre, perdono la vita, mentre decine risultano i feriti.

I giorni successivi

Circa mille persone risultano in stato di fermo dall’inizio della protesta. Intanto per tutta la notte gli scontri nelle città egiziane non sono cessati. I fermati vengono accusati di manifestazione non autorizzata, danneggiamento di luoghi pubblici e di blocco stradale. L’esponente dell’opposizione egiziana più noto al di fuori del paese, Muhammad al-Barade’i, intanto fa il suo ritorno in Egitto e annuncia di voler sostenere la protesta e di essere pronto a guidare la transizione dopo la caduta di Mubìrak se il popolo gli darà il consenso. O Mentre ad Ismailia, nel nord dell’Egitto, i manifestanti vengono dispersi dalla polizia, alla quale vengono contestati metodi illegittimi, al Cairo giungono altri 10 blindati e la borsa della capitale registra forti cali. Si decide anche per l’interruzione delle partite del campionato di calcio. O A Suez alcuni edifici pubblici vengono dati alle fiamme, tra cui una parte dell’ospedale pubblico. All’interno della città portuale 35 persone, fra cui 5 poliziotti, sono gravemente contuse, mentre i manifestanti danno fuoco ai blindati della polizia.

Golpe Egiziano del 2013

Il Golpe Egiziano del 2013 è un colpo di Stato attuato il 3 luglio 2013 dall’esercito nazionale contro il Presidente egiziano Mohamed Morsi, dopo una fase di contrapposizione tra quest’ultimo e un vasto movimento popolare di opposizione, noto come Tamarrud.

Golpe Egiziano del 2013

Dal 30 giugno 2013, ad un anno dall’elezione del presidente e leader dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, sono scesi in piazza milioni di manifestanti, secondo i dati di Tamarrude, un movimento egiziano di opposizione a Mohamed Morsi. Il movimento ha annunciato di aver raccolto oltre ventidue milioni di firme per chiedere la destituzione del presidente Morsi e per ottenere elezioni anticipate. Il 3 luglio 2013, di fronte al movimento di protesta, Mohamed Morsi è stato rimosso dalla carica da un colpo di Stato messo in atto dal comandante in capo delle Forze armate egiziane, generale Abd alFattah al-Sisi, e sottoposto a misure restrittive della libertà, a poco più di un anno dalla sua elezione, nel 2012 avvenuta nelle file del Partito Libertà e Giustizia, espressione dei Fratelli Musulmani.

Golpe Egiziano del 2013

Allo scadere dell’ultimatum il Presidente Morsi propone un governo di coalizione nazionale, ma le forze armate, dopo un dialogo con uno dei leader della protesta, decidono di deporre il Presidente.

Morsi, in seguito, insieme ai suoi collaboratori e membri del governo vengono arrestati per evitare l’espatrio. L’annuncio del colpo di Stato è andato in onda a reti unificate nel Paese ed è stato annunciato dal generale Abd al-Fattah al-Sisi.

Dopo il Golpe

Il giorno dopo il golpe, in molte città ci sono stati scontri tra gli oppositori ed i fratelli musulmani. Vengono inoltre arrestati la guida spirituale musulmana e il suo vice, per “istigazione” alla violenza.

Come già detto Al Sisi si è messo in mostra con l’ampliamento del canale di Suez, ma il suo paese è nel mirino dell’opinione pubblica internazionale per il mancato rispetto dei diritti umani.

Situazione dei diritti umani

Il Parlamento europeo ha più volte condannato il regime di al-Sisi per le continue violazioni dei diritti umani, le sparizioni forzate, le torture, la detenzione in condizioni degradanti, gli arresti arbitrari, la sistematica intimidazione di attivisti pacifici, giornalisti, persone LGBTI e studenti, le condanne a morte con processi collettivi e perfino le condanne a morte di minori.

Secondo Human Rights Watch, il regime di al-Sisi è responsabile di torture nei confronti di minori fino all’età di 12 anni e condanne a morte di minori.

Nel rapporto della Freedom House relativo al 2010 l’Egitto, classificato in posizione 130, è considerato fra i paesi non liberi.

Tra i casi più clamorosi di violazione quello di Giulio Regeni, ricercatore italiano, e di Patrick Zaky, attivista di una Organizzazione non governativa.