Elogio dell’uomo comune – di Laura Alberico

Con la morte del ragionier Fantozzi crolla il mito della normalità che in un’epoca come la nostra rappresenta il tratto distintivo dell’uomo senza qualità, senza meriti e riconoscimenti. L’uomo comune mostra senza pudore le sue fragilità e le sue paure e combatte quotidianamente una guerra contro l’ingiustizia, la sottomissione e l’obbedienza senza riserve. Nell’uomo mediocre abbiamo ritrovato tutti il senso d’impotenza e di solitudine che pervade la società del benessere materiale e sociale, il desiderio di riscatto per una vita piatta e senza desideri che nella quotidianità rispecchia il suo costante malessere. Le storie del ragionier Fantozzi non sono fatte solo di pura comicità, c’è un sottofondo di amarezza e impotenza, di piccoli desideri e speranze che spengono il grigiore di giornate tutte uguali. C’è una bellezza intima e profonda che nelle storie che tutti conosciamo diventa un racconto di vita senza lieto fine, un costante  e latente desiderio di felicità nel quale  tutti, prima o poi, abbiamo riscoperto  vizi e virtù, senza discriminazioni e pregiudizi, quella normalità che il senso comune tende ad emarginare in nome di ideali preconfezionati e formalmente perfetti. Un ricordo per l’attore e per l’uomo, due facce di una stessa medaglia che mostra come la vita può essere raccontata, così, con ironia, semplicità e verità.