EROE E ANTIEROE

Eroe e antieroe

 Introduzione

L’eroe

   Ogni epoca ed ogni popolo hanno le loro mitologie; accanto ai loro “dei”, hanno i loro “eroi”, i loro “miti umani”. Ma gli eroi, a differenza degli dei, parlano e interpretano l’ordine della natura, del mondo, della nascita della società e della cultura, incarnandone esemplarmente le ansie e i conflitti, e si pongono come modelli.

   L’eroe nasce o in “adesione” alle istituzioni, alle leggi, alla moralità del proprio tempo (v. Rolando, paladino di Carlo Magno, che combatte per la patria, la fede, il proprio re) o, più spesso, in “contrasto” con la società, in una titanica lotta contro i condizionamenti della natura e della realtà.

   Nelle civiltà mitico-primitive, l’eroe è in lotta soprattutto con gli dei; si pensi a Prometeo, immagine gloriosa e colpevole che ruba il fuoco alla divinità per instaurare un nuovo ordine sociale, e  che, per questo, è punito e condannato alla solitudine. La solitudine è infatti una caratteristica dell’eroe, come dimostra anche l’eroe della tragedia, che non lotta per fondare un nuovo ordine o una nuova legge; piuttosto vive drammaticamente le contraddizioni del reale e il suo destino è predestinato e funesto (v. Adelchi e Catone).

   Col passare del tempo si arriva all’eroe del romanzo che non è prima della legge (come Prometeo) né con la legge (Ulisse, Enea,Orlando, ecc..),ma al di là di essa. Dotato di spessore psicologico, non pretende di fondare il mondo, dominarlo, o cambiarlo; ne è solo un prodotto che può, al massimo, riflettere specularmene i molteplici e conflittuali aspetti della società a lui contemporanea.

   Ogni eroe è caricato dall’autore di valori, di emozioni, di ideologie, insomma, di una tipologia che lo definisce, all’interno di un orizzonte che lo limita.

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