Esercizi spirituali predicati da don Savino – la Speranza

Esercizi spirituali predicati da don Savino – 2. La speranza

E’ l’altro fattore decisivo per la costruzione della personalità cristiana.
Quando Abramo disse al Signore che “qui non si conclude nulla; la vita si fa breve e non si realizza nulla”, allora Dio non fece nient’altro che ripetergli la promessa: “Esci dalla tenda e conta le stelle: così sarà grande la tua discendenza”. Gli ripete la promessa, Dio non può venir meno alla parola e rinnova l’Alleanza: “Io sarò con te e tu sarai il mio popolo”.
Come Abramo ha sentito il peso della prova e si lamenta; cosi anche noi diciamo: “Non ho questo, non arriva quest’altro….Chissà?”
Allora la Speranza è la certezza del futuro in base ad una certezza nel presente.
“Per sperare bisogna aver ricevuto una grande Grazia”. Che cos’è questa Grande Grazia?
La fede in Gesù Cristo: la Grande Grazia è la certezza della fede, la Grande Grazia è la certezza nel presente.
Nessuno ha certezza nel presente: l’uomo vive il presente e immagina il futuro proiettando il presente sul futuro e questo svaga il presente, lo rende vago oppure lo distorce.
La vita cristiana ti fa vivere il presente con tale attenzione a tutte le cose del presente facendo attenzione anche al “mare” del tempo della storia che hai davanti, e vedi sull’orizzonte del mare un puntino che ti accende una curiosità di bene. E non è una nave che se ne va, ma una nave che viene: è il Destino che sta arrivando e dentro il grande abbraccio di questa Presenza ti accorgi che: tutto coopera al tuo bene per coloro che amano questa presenza.
“Colui che ha iniziato in voi questa opera buona la porterà a compimento nel giorno di Cristo.”
Per questo dobbiamo essere sicuri del nostro destino, della nostra felicità. La sicurezza per il futuro viene da una grande Grazia: la grande Grazia è presente, la sicurezza del futuro deriva da questo presente.
Come si passa dalla Fede alla Speranza? Come si accende la Speranza? Se incontro un grande uomo importante mi nasce il desiderio che rimanga. Pertanto la fede nasce come riconoscenza di una Presenza eccezionale, perciò aver incontrato quell’Uomo ha fatto nascere in me dei desideri che solo quell’uomo po’ mantenere.
La Fede è un’esperienza che ti prende, la Speranza è il desiderio che questo incontro prenda sempre più nel futuro. Ma questi desideri saranno soddisfatti solo in quanto uno si abbandona, si fida della Presenza che la fede ha indicato.
La risposta di Gesù agli Apostoli dopo la resurrezione: “È questo il tempo!….Non sta a noi conoscere, noi dobbiamo fidarci.” E loro sono come bambini vicino a Gesù che lasciano cadere la curiosità. Non stanno attaccati alla pretesa che Lui risponda alle loro questioni così come le immaginano, ma gli stanno attaccati più profondamente di quanto fossero attaccati alle loro opinioni, con una semplicità grande. Per questo la posizione veramente umana è la semplicità del bambino. Questo è il pericolo che noi corriamo: il prevalere delle nostre immagini che è la grande tentazione contro la fede in Gesù quindi contro l’obbedienza a Dio. Vogliamo decidere noi qual è il bene futuro, ma che ne sai tu a che cosa Dio ti chiamerà domani? Sai solo a che cosa mi ha chiamato oggi.
Chi si abbandona alla forza di Cristo è lieto: “Siate lieti, ve lo ripeto, siate lieti”. (Fil. 4)
“Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena” (Giov. 15)
Una letizia che porta come fiore la gioia e come frutto la Tenerezza che è una virtù rarissima che non ha nulla a che vedere con il sentimentalismo che sfocia sempre in una pretesa o ricatto; la vera tenerezza è una sensibilità tesa ad affermare la gioia nell’altro: ma questo è solo di chi è bambino di fronte a Cristo.
Il desiderio diventa dunque sicuro di sé quando si fa domanda: e la domanda si sostiene su una certezza della risposta che la grande Presenza dà perché lo ha promesso!
E’ necessario domandare perché è l’esprimersi della libertà dell’uomo da parte del Destino: “Dio ascolta i suoi figli che lo invocano con fede”.Senza questa domanda ci s’impantana nel sogno che è poi la pretesa di raggiungere la felicità senza la grande Presenza, ma prendendo spunto da presenze più piccole (il compagno per la compagna, i genitori per i figli e viceversa…). Questo è il sogno, e l’uomo è tentato dal sogno, ma poi il sogno finisce. Invece il cuore dell’uomo è fatto per la felicità e solo se vive la ricerca e l’abbraccio della grande Presenza può essere certo che i suoi desideri si attuino: questo è l’ideale. Cioè la Speranza si traduce da desiderio di sogno a desiderio d’ideale.
Tutte le circostanze o sono tentazioni di sogno o sono segni dell’ideale. L’attrattiva che tutte le circostanze hanno è qualcosa di provvisorio che rimanda all’attrattiva definitiva e ultima della grande Presenza. Tutte le circostanze per quanto di bello, di bene e di affascinante hanno, richiamano all’insuperabile bellezza del Mistero, della Presenza di Cristo. La cosa interessante è che tutto diventa segno del nostro destino se lo guardiamo vivendo il rapporto con la Presenza. Se tu vivi il rapporto con il Signore, qualunque cosa è segno del destino che sta per venire: e allora uno incomincia a trattare bene tutto, perché tutto è segno di lui.
In sintesi la speranza è la Certezza nel futuro motivata dalla Certezza in un presente. La dinamica cui la speranza si esprime è il desiderio, e questo desiderio – dice S.Tommaso – riguarda un bene arduo, cioè costa, esige una fatica. Il cammino al Destino è fatica, è una prova, è un esame da superare: “Di tutto io sono capace in Colui nel quale è la mia forza” (Fil. 4). Dunque la forza di quella grande Presenza non ci abbandonerà mai. Mia forza e mio canto sei tu, Signore (salmo 18).
Al capitolo 4 Giovanni scrive: “Non vi lascerò orfani, ritornerò a voi e vi lascerò il mio Spirito”, cioè me stesso. Lo Spirito è l’energia di luce e di cuore con cui Cristo mantiene la Sua Presenza e così ci aiuta, ci conforta e ci permette di affrontare tutte le prove.
Lo Spirito ci insegna che non sono le prove a definire la vita, le prove sono una condizione (non obiezione), per costruire bisogna passare per la fatica che Dio permette sempre per un bene più grande.
“Nella vostra pazienza possiederete la vostra vita”. La Pazienza è capacità di portare tutto nel coraggio.
Ma la vera fatica della speranza è “rimanete in me”: e cioè la fedeltà dell’appartenenza.
Questa fatica si esprime in domanda insistente quasi ossessiva, è mendicanza.
Ma l’aspetto più acuto di questa fatica è la domanda di perdono. Riprendere a sperare dopo un nostro errore è “il segreto mistero della speranza
“Simone, mi ami tu’” – Non: “Perché l’hai fatto? – “Sì tu lo sai che ti amo” – allora “seguimi e Pietro lo seguì lo guardò”. Ecco: seguire e guardare. Questi sono i passi che ci aprono alla Speranza.
La Speranza cristiana è la più ricca apertura alla realtà perché ci fa scoprire che le creature sono amate e stimate.
La bellezza del mondo sono i luoghi dove Cristo s’incarna per toccare te, per richiamare te, per essere servito da te, per essere amato da te, per essere utilizzato per il tuo contributo alla salvezza del mondo.
“Tutto posso in Colui che mi dà la forza”.